Non di rado avviene che le leggende, rimaste come prezioso ricordo nella coscienza popolare, conservano fra mille veli, nella semplice loro poesia o nell'epica grandezza il segreto del passato. Esse possono ricordarci le grandi figure di uomini che li beneficarono e il pauroso aspetto dei loro oppressori; il tremendo sembiante delle divinità che andavano placate con orrendi sacrifici, o la vanità che pareva persona, degli spiriti gentili ch'essi vedevano fra le rose e fra le nubi. Molte di queste leggende ebbero origine antichissima, quando la grave parola della Storia non andava ancora narrando i casi delle genti e le grandi imprese degli eroi.
Maria Savi-Lopez è stata una musicista, poetessa e insegnante italiana, nota soprattutto per i suoi studi sulla tradizione popolare e sul folklore. Nata a Napoli nel 1846, si trasferì a Torino giovanissima per sfuggire al sospetto della polizia borbonica. Lì sposò il dottor Savi, che però morì poco dopo lasciandola con un figlio da mantenere. La sua attività letteraria fu molto prolifica e spaziava dalla narrativa al genere per l’infanzia. La sua scrittura è stata accostata a quella di Carlo Collodi e di Emilio Salgari, in particolare per la loro passione per il viaggio immaginario.
Scelto perché abitando proprio sotto le Alpi (in Val di Susa) ero curiosa di imparare qualcosa di nuovo sulle antiche tradizioni della mia terra. Non solo non mi ha presa molto ma anzi mi ha infastidita, soprattutto il modo di coniugare i verbi (credesi, trovasi, parlasi) che fastidio! In più le leggende divise per argomento secondo me non sono molto approfondite e invece di risultarne un saggio a me è parso più un catalogo.
Una raccolta di racconti popolari, senza un filo conduttore geografico - si percorrerà tutto l'arco alpino, scavallando verso la Svizzera, la Francia, poi tornando in Italia. Un prezzo contenuto per storie senza prezzo. L'autrice divide il libro per macro capitoli, in cui vengono inseriti vari racconti connessi all'argomento principe, permettendo collegamenti tra diverse zone anche geograficamente molto lontane.
Bella panoramica sulle leggende alpine, forse troppo dispersivo, ma comprensibile per un'opera di tale portata. Scritto in un linguaggio un po' troppo artefatto e vetusto, ma comunque godibile. Alla fine risulta una lettura interessante.
Questa raccolta interessante, suggestiva e abbastanza corposa, descrive a tutto tondo le varie leggende così come le hanno tramandate gli altoatesini, analizzando e comparando le variabili delle stesse con quelle dei versanti stranieri con cui confiniamo. Cita moltissimi posti e mi sono divertita nel documentarmi ulteriormente sui motori di ricerca per meglio fissare ciò di cui l'autrice parla. Mi sono piaciuti molto gli affascinanti capitoli dedicati alle leggende sui fuochi fatui, sui castelli, sugli spiriti benevoli insiti negli elementi naturali -le quali a loro volta mi hanno un po' ricordato la tradizione celtica.
Certamente è un libro con una certa importanza storica e documentale, ma lo è per lo stesso motivo per cui lo si può altrettanto ragionevolmente definire in larga parte illeggibile e poco utile come strumento divulgativo: perché è del 1889.
Raccoglie e racconta leggende sentite dall'autrice o da suoi corrispondenti immediatamente dopo l'unità d'Italia, un periodo in cui cioè quelle leggende erano ancora relativamente vive, senza dubbio più vive di adesso. Di converso, le presenta con un approccio che ha molto poco di scientifico, e in un modo alquanto disordinato e di difficile lettura: le leggende vengono sciorinate l'una dopo l'altra, in ordine casuale, senza distinguere con sufficiente chiarezza le leggende delle Alpi da altre leggende tedesche, nordiche, russe eccetera.
La lettura è resa ancora più difficile dal fatto che la Savi-Lopez era una poetessa, quindi probabilmente ha ritenuto di abbellire il suo scritto con un linguaggio inutilmente arzigogolato e floreale che è tutt'altro che ideale in un trattato; l'uso di termini desueti e di costruzioni sintattiche ricche di dislocazioni, e men che meno la distribuzione apparentemente casuale delle virgole, non possono essere semplicemente spiegate con l'età del trattato, perché ho letto altre opere di fine Ottocento e NON erano così.
Più facilmente perdonabile con l'età è la frequenza di certi commenti insultanti circa l'oggetto della sua analisi: gli alpigiani descritti continuamente come "semplici" e "ignoranti", le loro leggende frutto di "credulità" e "ignoranza", la diffusione della cristianità descritta sempre come "la vera fede" contro "l'errore pagano" ecc., fino al picco massimo che è riassumibile così: "Quando vedi le vecchie di certi villaggi alpini in cui gli uomini non ci sono perché sono al pascolo quasi ti viene da credere alle streghe, lol, sono talmente brutte e sporche lol".
Nonostante tutto ciò, e la difficoltà di lettura che ne è risultata, devo ammettere che è un tomo che mi è rimasta la voglia di tenere a disposizione per poterlo consultare alla bisogna, perché tanti dati contenuti sono molto interessanti, soprattutto nel suo tentativo lodevole di tracciare fili conduttori comuni fra i vari tipi di leggende. Mi piacerebbe molto leggere un testo analogo ma moderno, che unisca la semplice raccolta di folklore ai dati che abbiamo potuto scoprire grazie a storiografia, archeologia, genetica, linguistica e antropologia moderne. Sono sicuro che se ne trarrebbero molte informazioni interessanti.
Mi aspettavo una raccolta di leggende di tutto l’arco alpino e invece ho scoperto un lavoro prezioso che mi ha particolarmente sorpresa. Scritto a fine 1800 (1885 per essere precisi), esso raccoglie innanzi tutto il pensiero trasversale della Savi-Lopez, donna particolare su cui vorrei spendere due parole prima di entrare nello specifico del libro. Nasce a metà Ottocento a Napoli ma si trasferisce presto in Piemonte a causa dell’esilio di suo padre per motivi politici. Si sposa attorno ai trent’anni, ha un figlio ma rimane presto vedova. Per cercare di sbarcare il lunario inizia a scrivere, romanzi ma non solo: presa dalla passione per i miti alpini, si mette alla ricerca di testi e leggende che abbiano a che fare con tutto l’arco alpino e ne cerca delle costanti. Dalla sua ricerca emergono elementi di ricerca e di studio molto importanti che io ho (ri)scoperto in testi universitari di ben un secolo più tardi – e che vendevano queste idee quasi come se fosse la prima volta che venissero alla luce, dopo gli studi sul folklore che tanto avevano appassionato gli studiosi di fine Ottocento. Testi tedeschi, inglesi e francesi. Testi di analisi che denotano quindi come la Savi-Lopez non solo ascoltasse, leggesse letteratura e scrivesse, ma anche studiasse e analizzasse il materiale a disposizione. Il tutto, ci tengo molto a dirlo, occupandosi da sola di un figlio e lavorando a tempo pieno. Cioè, sarò ancora più esplicita, nonostante le ristrettezze di tempo e di economia, ha trovato il tempo e lo spazio (soprattutto quello interiore) per dedicarsi a quello che le stava più a cuore. Ciò detto, il suo lavoro è intelligente ma esile. La letteratura consultata è scarsa anche se di valore e le conclusioni a cui arriva sono argute ma semplici, al limite del famigliare. Il suo lavoro è suddiviso per aree tematiche: la processione dei frati morti, le campane, i laghi alpini, le leggende storiche, le piante, i fiori, i ghiacciai e l’inferno o il purgatorio delle anime e via dicendo; quando analizza un argomento, fa riferimento a qualche leggenda ma non si tratta di una raccolta nello stretto senso del termine. Un libro intelligente, lo ripeto e gradevole ma alla luce degli studi compiuti già a partire dagli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso, un po’ datato e limitato. Grande rispetto, comunque, per la Savi-Lopez!