Un escort che è anche ghost writer. Un immobiliarista che sfrutta il mito di Pasolini per gonfiare le quotazioni delle periferie romane. Un importante economista condannato a fare sempre e solo marchette. E poi ereditiere dell’Olgiata, signore di Cortina d’Ampezzo, conduttori televisivi che crollano e risorgono. Sono questi i protagonisti di un romanzo che, avendo come crocevia il rione Monti di Roma (un tempo covo di prostitute e di briganti, oggi zona in della città), racconta le vicende di un gruppo di radical chic al tempo della crisi. Tra attacchi di panico, sedute di pilates, finti loft, spritz, amori non corrisposti, e molte ansie da salto sociale. Un viaggio nell’Italia che siamo diventati, dove la vecchia arte di arrangiarsi si nasconde tra i festival letterari e lo slow food, e la patina del buon gusto dissimula a malapena gli appetiti di chi il potere lo gestisce e dei tanti che lo sognano. Una satira dei nostri tempi firmata da un esordiente il cui talento è grande quanto il coraggio di raccontare un mondo in cui tutti siamo immersi fino al collo.
Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente sull’alta velocità tra Roma e Milano. Scrive schizofrenicamente di cultura, società e architettura. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si intitola "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax. Sono usciti in volume (Steve Jobs non abita più qui) i suoi reportage dalla Silicon Valley, dove è stato inviato per il quotidiano "Il Foglio".
insopportabile romanzetto con pretese- fatto essenzialmente di gente che blatera del nulla, sciorinando luoghi comuni frusti sui radical chic romani, buttando là nomi e luoghi senza riuscire a strappare un sorriso, creare un senso di empatia o pena per questo nulla ostentato, costruire un minimo di storia. in confronto a questa roba- le frasette a effetto e le feste cafonal de "la grande bellezza" sono picchi di sublime. pessimo.
A leggere i commenti presenti, questo libro sembrerebbe pessimo, a mio parere non è così. Alle prime pagine la tentazione di mollarlo l’ho avuta, un diluvio di parole, uno sproloquio alla Sorrentino ma dippiù, tutto il peggio che non vorreste mai ascoltare ma che vi è certamente capitato di orecchiare quando per motivi contingenti (treni, aeroporti, attese a teatro) vi siete mescolati vostro malgrado a quel genere di mondo; impossibile riassumere ma sono quelli firmati dalle mutande in su che però fanno finta di no, loro sono alternativi anche nelle firme. (Intendiamoci, ce n’è per tutti, è talmente omnicomprensivo che è difficile restare indenni). Fin qui potrebbe sembrare il solito banale elenco di vizi italici, romani in particolare, però c’è un brio e una freschezza che mi hanno fatto apprezzare questo scritto soprattutto da metà in poi, quando il ritmo ha dato un po’ di tregua, o forse sono entrata nella danza, non so. ...
mah. non capisco dove voglia andare a parare, non capisco se vuol polemizzare con un mondo davvero esistente o se sta una roma che sembra uscita da "le regole dell'attrazione" sia solo finta, non capisco se sono io a non aver capito il libro o se è -per dirla alla romana- una sola. c'è qualche passaggio interessante e masneri scrive davvero bene (infatti mi space esser così critico), ma affogano in un sacco di pagine di cui non me ne è fregato nulla.
Potrei sintetizzare ciò che penso di questo libro in un unico aggettivo: brutto. Ma sarebbe troppo poco per un’opera che mi ha fatto passare momenti indimenticabili: dalla voglia di testarne l’aerodinamicità con un tiro ad effetto dalla finestra del sesto piano, al desiderio di lapidare l’autore a colpi di Gravity’s Rainbow, all’incazzatura con me stesso per aver ceduto al battage che ha accompagnato l’uscita di questo inutile, insulso, irritante… parallelepipedo di carta. La recensione completa su http://www.ifioridelpeggio.com/miscel...
Una satira sui radical chic di 15 anni (quando ancora non si chiamavano così). Divertente per le molte scene evocative, confuso per i troppi personaggi e situazioni poco chiare. Grazie al club del libro ho avuto il piacere di conoscere personalmente l’autore, è stato uno delizioso scambio di idee.
Sono combattuto, tanto mi piace leggere i contenuti di Masneri sul Foglio quanto questo mi è sembrato più esercizio di stile che romanzo compiuto. Un alternarsi di storielle e di personaggi più stereotipati che mai, al limite del prevedibile (er fortuna ritmo e scrittura).
Ogni tanto una fregatura anche da minimum fax, purtroppo succede; il battage pubblicitario che ha accompagnato l'uscita di questo libro non è stato decisivo per la scelta, ma un minimo ha dato una mano nelle ruote: chi è causa del suo mal...
Un effetto da (brutta) Wunderkammer, paragrafi fitti fitti, una selva di snervanti brevi incisi, un horror vacui della riga spezzata giustificabile solo dal fatto che l'autore è stato morso da piccolo da un punto a capo e non si è ancora ripreso. Ogni oggetto, status symbol vero o presunto, descritto nella marca modello negozio di acquisto; non esiste mai un'automobile, ma una Mercedes anzi una "Mercedes SL argento metallizzata con gli interni Cartier rossi" tutto così, per ogni particolare, per ogni personaggio, per ogni viaggio, per ogni località, per la "copertina Magnifica di acrilico antracite" del volo per New York...
Il primo capitolo poteva essere intrigante, originale come stile, curioso. Ma dopo due, tre, cinque capitoli tutti uguali...
Fino a pagina 100 ho resistito (quasi) stoicamente -in realtà già a pagina 60 mi girava il belino- poi anche la mia componente Totò/Pasquale che continuava a ripetermi "vediamo 'sto cretino dove vuole arrivare" non ce l'ha più fatta.
Avrei qualcosa da ridire anche sul romanocentrismo culturale dilagante purtroppo non da ora; voglio dire, fosse uscito qualche mese più tardi, avrei pensato che voleva cavalcare i fasti della Grande Bellezza agli oscar; invece è solo una palla di suo.
Un incontro in un supermercato Sma del rione romano Monti, affollato per lo «spesone domenicale». Un incontro che dura il tempo di attraversare le corsie zeppe dell’esclusività posticcia delle merci – «Gloria è incerta: davanti a dei formaggini di tofu biologici ma anche ogm, tutte le sue sicurezze vacillano». Questo è il respiro di Addio, Monti, romanzo d’esordio di Michele Masneri, un respiro che si dilata nella lunga chiacchierata al limite del pettegolezzo, sorta dall’incontro del protagonista del romanzo con l’amica Gloria. Mentre parla, la donna continua a vagare indecisa tra «verdure di quarta gamma» e prodotti biologici, inorridendo di fronte ai mastodontici carrelli colmi di Quattro salti in padella e junk food degli altri avventori dello Sma. I percorsi segnati, quasi obbligati, all’interno del supermercato diventano così la struttura stessa del romanzo, ne scandiscono i capitoli, dando un ritmo – allucinato e straniante – al racconto. Le pagine del romanzo crescono mentre il carrello di Gloria si riempie e si svuota, seguendo le fragili certezze di ogni consumatore – slow food, cibi biologici, ogm-free, a chilometro zero: è la galleria di specchi del benessere fittizio ed esibito dei personaggi di Masneri, che si dilata fino alla vertigine in un labirinto di possibilità d’acquisto.
..L'agevole volumetto edito da Minimum Fax narra storie di vita hipster-pseudointellettualoide quotidiana, descrive luoghi e situazioni familiari, racconta strade e quartieri un tempo dismessi, popolari e poco frequentati, che nel giro di pochi anni hanno vissuto una sorprendente rivalutazione. Forse la costruzione boccacciana del romanzo, che fa sì che la macrostoria funga da cornice a tutta la moltitudine di microstorie che si susseguono a volte quasi senza discontinuità, potrà disorientarvi o distrarvi. Forse è proprio in forza delle valore caricaturale e esemplare delle singole vicende che la trama perde di uniformità e tende quasi a scomparire. Masneri, in fondo, si affaccia la romanzo per la prima volta, anche se non è nuovo alla scrittura. L'esperienza nel campo del giornalismo rende la sua prosa più convincente e accattivante nella narrazione del breve. La singolare capacità di affabulazione dell'autore, guarda caso lombardo trapiantato a Roma come alcuni dei protagonisti del romanzo, non risparmia nessuno e si barcamena con sagacia arbasiniana nell'allegro e al tempo stesso deprimente carrozzone popolato da clowneschi clochard in giacca e cravatta, svelandone debolezze e mitomanie...
Un romanzo, l'esordio di Michele Masneri, che si legge tutto d'un fiato e fa tanto divertire. Piccoli capitoli che sono delle breve storie concluse in sé, nonché ritratti lucidi e ironici di persone e tipi che affollano le nostre città, tra minimarket bio, loft bohemien, feste ed eventi che-non-puoi-mancare e tanta gentrification. Consigliato a chi vuole leggere un bel libro italiano, ben radicato nella società e nell'attualità.