Quanto è facile lamentarsi quando le cose vanno effettivamente male? Valo Pusceddu raccoglie il guanto di sfida - che nessuno le ha lanciato - e si cimenta in una prova - comprensibilmente - mai intrapresa trovare difetti insopportabili in quelle che consideriamo “gioie della vita”. Elabora in questo modo “Elogio della lamentela - Quello che Schopenhauer non ha detto”, una pagina dietro l’altra in cui aneddoti e considerazioni si mescolano per aprire gli occhi al lettore su diversi temi e situazioni. Una lente spietata che osserva ogni gioia, dalle uscite con gli amici alle serate al cinema, dal gustare piatti prelibati al ricevere un massaggio, per mostrare a tutti la verità. tutto quello che amiamo non è poi questo granché.
Il modulo classico vuole che anche nelle situazioni più disdicevoli dobbiamo essere in grado di vederne il lato positivo... ma quanto è più intrigante lamentarsi? “Elogio della lamentela - quello che Schopenhauer non ha detto” di Valo Pusceddu si cimenta in un esperimento letterario piuttosto insolito: vedere il lato negativo del meglio della vita. Dall'amicizia, al gustare il proprio piatto preferito, alla compagnia di un animale domestico al perseguimento della carriera dei sogni, capitoli e pagine trasudano di un'ironia concisa e pungente. Un libro da amare, sia quando vi farà sbellicare dalle risate che quando avrete voglia di lanciarlo contro il muro mentre fa a pezzi le cose che più amate. La morale con cui si chiude ha un che di paradossalmente incoraggiante: è un invito a godere della vita nella sua interezza, dalla buona alla cattiva sorte, al di là delle maschere di pedante ottimismo. A successi e dissapori.