Italo Calvino non è stato soltanto un geniale narratore dalla fantasia sconfinata e un acuto commentatore del presente. Neppure il suo impegno nel mondo editoriale e culturale, la sua dedizione politica e sociale e la sua pugnace presenza nel dibattito sono sufficienti a definire la grandezza e l’estensione della sua influenza. Calvino, infatti, nella intera sua opera ha proposto un vero e proprio metodo – il “Metodo Calvino” qui descritto – che lavorando sugli opposti, la più completa pienezza e l’assoluto vuoto, la leggerezza e la gravosità, la precisione e la più vaga inesattezza, funge da passepartout capace di decrittare ogni complessità.
Il “Metodo Calvino”, secondo Prencipe e Sideri, è anche la chiave appropriata per comprendere l’era che viviamo, anch’essa fatta di opposti, di benessere diffuso e di tremende disuguaglianze; di profondo, rapidissimo cambiamento e della resistenza umana allo stesso. Con Il visconte cibernetico gli autori mettono l’insegnamento di Calvino alla prova della tecnologia – in particolare, dell’intelligenza artificiale e delle sue implicazioni. Arricchimento dell’umanità o rischio esistenziale? Facilitazione o banalizzazione della conoscenza? Ancora opposti che convivono e che bisogna conoscere per poter maneggiare, con serietà e leggerezza, il nostro stesso futuro.
Un testo speculativo che rivede l’opera di Calvino e ne svela tutta la modernità e tutta l’attualità di un autore appassionato di intelligenza artificiale, di calcolo, matematica e cibernetica. Calvino in Francia aveva frequentato ed era iscritto all’esclusivo circolo di letterati matematici che annoverava anche perec. Gli autori, cercano attraverso i testi di Calvino di analizzare a che punto si trova la moderna I. A. E lo sviluppo di chatgpt e tornano alle lezioni americane ed al visconte dimezzato perché Calvino aveva capito da tempo che l’umano potrà sopravvivere alla modernità se non rinuncerà alla capacità di fare domande , le risposte quelle sono riservate appunto alle intelligenze artificiali.
Il saggio di Andrea Prencipe e Massimo Sideri restituisce a Italo Calvino il ruolo che merita, quello di pensatore dell’era digitale. Ne "Il visconte cibernetico", la letteratura diventa lo strumento filosofico per interrogare il nostro presente, l'ambiente dell'intelligenza artificiale.
Il cuore del libro è ciò che gli autori chiamano Metodo Calvino: una pratica della leggerezza che incide chirurgicamente nel dubbio. Calvino aveva intuito che il pensiero umano si muove tra opposti: leggerezza e gravità, ordine e caos, naturale e artificiale. Applicato all’oggi, quel metodo diventa un’etica della complessità, un invito a non ridurre l’intelligenza (umana o artificiale) a calcolo o efficienza, ma a mantenerla aperta, dialogica, interrogante.
Da qui nasce il nodo filosofico più attuale del volume: viviamo in una dittatura delle risposte, dove ogni domanda trova un risultato immediato, ma spesso privo di senso. L’algoritmo risponde, ma non interroga. E così si smarrisce l’arte antica e decisiva della domanda, e del dubbio (la capacità di chiedere, dubitare, sospendere il giudizio). Senza questa, nessuna intelligenza, né naturale né artificiale, può davvero dirsi tale.
Il libro, in questo senso, è un manifesto per la riabilitazione della domanda. Contro la velocità cieca della macchina, Calvino diventa il simbolo di un pensiero che sa rallentare, che non teme la complessità e che riconosce, nella fragilità del domandare, la forma più alta di libertà.
Un solo punto meritava forse maggiore approfondimento: la questione della sorveglianza algoritmica. Se l’IA tende a colonizzare non solo il pensiero ma anche i comportamenti, chi controlla chi? Diventa fondamentale, oggi, interrogarsi anche sul rischio che la trasparenza totale diventi una nuova forma di dominio, e che la domanda, ancora una volta, venga messa a tacere.
Interessante analisi delle tecnologie attuali e del loro rapporto con l'uomo con particolare attenzione all'IA tramite le visioni di Calvino e non solo.