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Sciroccate: Storie di traverso da sud

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Il sud Italia di Sciroccate è un mosaico di affetti, marcato dallo sradicamento di chi è partito verso nord, di chi vive in comunità frammentate o arriva da un diverso sud del mondo. Dieci racconti che sono luoghi di rifugio da cui si articola una scrittura densa e stratificata. Le città e i paesi del Meridione si riempiono di parole nuove per l’intimità familiare, traiettorie di affermazione della sessualità e del genere, asimmetrie tipiche della migrazione. Una prospettiva rara - chi scrive ha venti o trent’anni - in una forma corale dove la contrapposizione tra chi parte e chi resta si disfa, e l’appartenenza diventa oggetto di sabotaggio e rivendicazione, affetto e sarcasmo, rimpianto e scelta.
Il sud Italia di Sciroccate è un mosaico di affetti, marcato dallo sradicamento di chi è partito verso nord, di chi vive in comunità frammentate o arriva da un diverso sud del mondo. Dieci racconti che sono luoghi di rifugio da cui si articola una scrittura densa e stratificata. Le città e i paesi del Meridione si riempiono di parole nuove per l’intimità familiare, traiettorie di affermazione della sessualità e del genere, asimmetrie tipiche della migrazione. Una prospettiva rara - chi scrive ha venti o trent’anni - in una forma corale dove la contrapposizione tra chi parte e chi resta si disfa, e l’appartenenza diventa oggetto di sabotaggio e rivendicazione, affetto e sarcasmo, rimpianto e scelta.

155 pages, Kindle Edition

Published November 24, 2023

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About the author

Various

455k books1,339 followers
Various is the correct author for any book with multiple unknown authors, and is acceptable for books with multiple known authors, especially if not all are known or the list is very long (over 50).

If an editor is known, however, Various is not necessary. List the name of the editor as the primary author (with role "editor"). Contributing authors' names follow it.

Note: WorldCat is an excellent resource for finding author information and contents of anthologies.

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Profile Image for Giulia Covino.
21 reviews
November 6, 2025
Una raccolta di racconti, alcuni più a fuoco di altri, alcuni che ingranano subito altri più farraginosi nel dispiegarsi.
10 storie di migrazioni in cui soffia forte il vento della nostalgia e del senso di sradicamento, un distacco spesso non voluto, ma che si sente necessario.

I miei preferiti Vorij e Faugn, Pomodori Amari e l'iris di Giù
Profile Image for Lucio Carbonelli.
17 reviews3 followers
December 24, 2023
Soffia forte e di traverso lo scirocco: storie di ritorni al sud


«Casa mia mi ha masticata e sputata, si è attaccata alle ossa che puzzavo ancora di latte e non c'è modo di estirparla anche se ha estirpato me. Parto e torno da questo paese come i venti che lo aggrovigliano, ci sono volte in cui arrivo come se fossi stata sollevata e sbattuta lì con violenza, quasi dovessi far crepare la pietra in cui è incastrato, quasi dovessi far straripare il fiume. Altre volte, invece, gli chiedo il permesso, arrivo come arriva da lontano il vento caldo del golfo e me lo cullo in silenzio, lo calpesto e vorrei che mi salisse nel corpo come sale una febbre». (Michela Iannella, Vorij e Faùgn)

«Da piccola ho pensato molte volte che la maniera più efficace per fare un danno ai miei genitori, di infliggergli una punizione, era togliergli la parola, la mia voce. E tacere in eterno con loro che non capivano quel che dicevo». (Graziana Marziliano, L’ultima estate delle creature)



Dice la Treccani che sciroccato viene detto, può essere inteso, di persona confusa, stordita, imbambolata, o di persona che si comporta in maniera stravagante e incomprensibile, come stordita da un forte scirocco: quel tipo mi sembra proprio uno sciroccato, è di nuovo qui quella sciroccata! E allora per quel che c’è da capire riguardo a questo piccolo elegante libretto, sempre se qualcosa da capire c’è o non sia meglio abbandonarsi solo all’evocazione del vento, bisognerebbe partire proprio dal titolo, Sciroccate appunto, di cosa si sta parlando: di persone confuse e stordite, di atti stravaganti e incomprensibili, o del vento che ci prende e ci porta via?

Di vento tra le parole di questi racconti ne soffia parecchio, e non solo scirocco, un vento che soffia e più che portare via in realtà riporta a casa, una casa antica, come le casette in bianco e nero immortalate nel collage analogico che fa da copertina di Maurizio Totaro, un ragazzino arcobaleno seduto su una di queste, il tutto incorniciato dal colore del mare, che va a completare il progetto grafico di Greg Olla. Se si guarda bene, in queste case, tra questi vicoli, c’è qualcos’altro, o meglio, qualcun altro, che vive, forse in direzione ostinata e contraria a un mondo che va da tutt’altra parte, il paese vissuto come prolungamento del salotto di casa, il cielo buio ma stellato sempre sopra di noi, che continua a guidare.

Questi dieci racconti, scritti da giovani autrici e autori nati tra i venti e i trent’anni fa nell’Italia del Sud, vengono fuori da un laboratorio tenuto da Ubah Cristina Ali Farah e Claudia Durastanti a cura di Tamu Edizioni, un laboratorio per andare a scavare appunto in un sud, ma di traverso, come sottolinea il sottotitolo. Racconti scritti in prima persona che raccontano quasi sempre un ritorno, ma anche la vita in un paese non sempre accogliente perché non è il proprio, ed ecco quindi il ritorno al paese delle nonne, quelle figurine che intravediamo in copertina, vecchine secondo un’iconografia classica, il lutto portato a vita come simbolo di qualcosa che è andato perduto per sempre, ma a guardare bene queste vecchine non sono sole, accanto a loro c’è una ragazza, una bambina, tornata o proprio nata lì.

Paradossalmente, il ritorno evocato e vissuto in questi racconti non è quello alla terra dei padri, coloro che hanno fallito rendendo il mondo quello che è, ma un ritorno a un passato più puro, quello delle nonne che in più di un’occasione sono protagoniste e punto di riferimento di questi racconti, un passato dove esisteva un futuro in cui la modernità non aveva ancora fatto danni e portato distruzione, un passato dove i campi non erano ancora seminati con cuori strappati dal petto e spediti lontano. Un passato fatto di colori che diventavano profumi.

La lingua di questi racconti si nutre di una grammatica invisibile ma esistente, una lingua che spesso si nasconde ai genitori, eppure qui ci sono voci che parlano e dicono, anche se per esprimersi devono sconfinare in un mondo che non c’è, fantascientifico: il ritorno a casa da una terra che sfrutta e divide, un ritorno che però non è una sconfitta, piuttosto un rifugio, un volersi riappropriare di un’identità messa da parte non si sa perché: da questo punto di vista esemplari sono i racconti dei migranti: perché abbandonare la propria terra, a che pro rendere ricca un’altra terra che non è la nostra e accontentarsi delle briciole? È la modernità bellezza, ma non fa per noi.

Partire per ritornare quindi, poter cambiare, auto/ri-nominarsi per poter rinascere, cambiare nome e (ri-)tornare lucidi, potenti: forse una soluzione c’è, ancora. Guidare a folle verso un sud diverso, a ciascuno il suo, porre nuovi confini solo per attraversarli, rompere gusci affinché da nuove parole nascano nuove realtà. Essere pronti a rispondere, come stai? Si sta come e dove si deve stare, e se deve andare peggio, meglio così: lì dove meglio non significa accontentarsi, ma piuttosto sperare, di nuovo.



«La lingua che parlate voi abitanti è violenta e io non vi sento. Però posso salvare quello che rimane». (Graziana Marziliano, L’ultima estate delle creature)

«Veramente, posso drogarmi con le parole?». (Francesca Boemia, Acquacantiera)






Profile Image for Claudio Petruzzi.
32 reviews2 followers
January 22, 2025
"Uno scialle di lana, sotto lo scialle di lana un maglione, sotto il maglione una camicia ricamata, sotto la camicia ricamata una canottiera sottile, sotto la canottiera sottile mia nonna."

Raccolta di racconti che non decolla mai ma che da il meglio di sé nella nostalgia, nel ricordo sbiadito di un legame con la natura, nelle sedie di plastica, nelle nonne.
Racconti che ho preferito: 'Vorij e Faùgn' e 'La città nuova'.

"E mo' quando torni?"
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