“Anima nera, anima oscura,
sei pronta per la mietitura,
Anima tetra, anima prava,
della mia voce tu sei schiava,
Anima buia, anima spezzata,
alla padrona ti sei inchinata,
Anima persa, anima sporca,
accorri tu presto alla forca.”
Dopo “Il canto delle anime perdute”, di cui ho messo solo un breve estratto, e il capitolo introduttivo “A proposito della fine del mondo” in cui capiamo subito che ne vedremo di tutti i colori, la narrazione parte col botto e nel giro di pochissime pagine imperversa la battaglia con la Tessisogni Kevris, la Mietitrice di fuoco.
Il mondo del Wentyr è sconquassato dalla presenza di queste creature e dalla sete di potere della Strega Nera, solo poche cittadine sono ancora in grado di opporre resistenza. Tra queste c’è Reinassance, nella cui milizia troviamo il famigerato Alavrill, la nobile Scarlett e il valoroso Rinald.
La battaglia con Kevris cambierà le loro vite per sempre perché, eletti a Eroi della Porta di Fuoco, avranno accesso agli ambienti di corte e verranno coinvolti in intrighi politici e lotte di potere sia temporale, sia spirituale, e con loro ci addentreremo in un worldbuilding curatissimo e stupefacente.
Ognuno dei tre protagonisti è ben definito dai propri principi, valori e aspirazioni, e proprio grazie alle loro diversità formano un trio ben coeso, affiatato e credibile. Dove non arriva uno, arriva l’altro (se poi Alavrill decide di fare di testa sua, è un altro discorso 🤣). Oltre agli intrighi politici e alle battaglie epiche (quella di Giardini di Cristallo è fenomenale) un elemento preponderante del romanzo è l’amore, rappresentato in diverse sfaccettature:
Alavrill rappresenta dapprima l’amore fugace e libertino, che di fronte alla persona giusta evolve in un sentimento di una potenza pura e travolgente, quel tipo di amore contro cui niente e nessuno può andare. Scarlett incarna l’amor proprio, la fierezza nel rimanere coerenti a se stessi e alla parola data, anche davanti a scorciatoie e desideri personali. Rinald raffigura l’amore altruistico, quello che opera sempre per il bene senza secondi fini, integro e onorevole.
Ok, worldbuilding e personaggi sono pazzeschi, ma la forma e lo stile?
Pure quelli. Ogni capitolo si apre con un breve pensiero di Alavrill, una sorta di flashforward che definisce a posteriori gli eventi che stanno per essere narrati. I dialoghi scorrono che è un piacere sia quando si tratta di battute ironiche e iconiche, sia nei discorsi complessi e manipolatori di alcuni personaggi. E le battaglie sono epiche (lo so l’ho già detto), una concatenazione fluida che riesce a farti immaginare tutta la scena dall’inizio alla fine, in cui ho ritrovato lo stile cinematografico che avevo già adorato nella saga della Fiamma Azzurra.
Per tutti questi motivi “La mietitrice di fuoco” è stato il bonus nel post delle migliori letture del 2023, e non vedo l’ora di proseguire col prossimo volume e saperne di più su alcuni personaggi secondari che sembrano molto interessanti!