Il numero di Domino indaga l'attacco contro Israele realizzato da Hamas, con l'inevitabile aiuto dell'Iran. Perché è capitato, in quale contesto regionale e globale si inserisce.
Dario Fabbri (1980) è un'analista geopolitico e giornalista italiano. E' direttore di Domino, rivista mensile di geopolitica e curatore di Scenari, mensile che tratta di geopolitica del quotidiano Domani. E' stato inoltre consigliere scientifico e coordinatore per l’America di Limes, rivista italiana di geopolitica. E' anche chief geopolitical analyst di Macrogeo, centro di ricerca geopolitico e macrofinanziario. È socio della Società italiana di storia militare. Si occupa principalmente di USA e Medio Oriente. È docente di geopolitica mediorientale presso la Scuola di formazione del DIS (Dipartimento per le informazioni di Sicurezza, della Presidenza del Consiglio) e di narrazione geopolitica presso la Scuola Holden di Torino.
Sarà perché sull’argomento ho letto molto ,ma questa volta, l’editoriale di Dario Fabbri mi è sembrato meno spumeggiante del solito, anche se completo e puntuale. Purtuttavia ,mi pare che questo numero di Domino dica quello che c’era da dire, cioè quello che il lettore vuole vedere, per potersi informare in modo adeguato sul recente conflitto fra Israele e Hamas, per ora limitato a Gaza. Ho apprezzato in modo particolare il saggio di Virgilio Ilari, storico militare, che a quanto pare ha da sempre acquisito la prospettiva tipica della geopolitica. Mi ha fatto piacere vedere stracciare i veli di ipocrisia, che annebbiano i protagonisti dei nostri media, quando si ammantano continuamente di diritto internazionale, diritti umani e crimini contro l’umanità. Per carità non certo per giustificare gli stati, che ne aggrediscono altri ,senza essere provocati,capisco benissimo che la ragione di fondo per la quale i nostri media, ma in genere tutti quelli europei ,hanno assunto come una bandiera una lettura ultra-atlantica nelle guerre di Ucraina e di Gaza ,non deriva da un infatuazione ideologica, ma semplicemente dal fatto ,che la chiave di lettura dei pochi che studiano e si documentano, seguiti poi da tutto il plotone, si rifà ai testi politologici e di relazioni internazionali ,che hanno studiato all’Università e che sono rimasti ancora quelli basati sull’idealismo di Woodrow Wilson e i suoi 14 punti, sull’assetto post guerra mondiale e poi post guerra fredda, che immaginava un mondo unipolare sotto la guida del messianesimo americano, per la diffusione globale dei principi liberali e della democrazia. Leggi di più: http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/...