Il commissario Antonio Mariani è appena ritornato da due settimane di ferie quando gli viene affidata un’indagine che, secondo il questore, verrà presto archiviata come “caso irrisolto”. In una cantina sulle alture di Sestri Ponente è stato ritrovato il corpo di un uomo di una settantina d’anni. Non ha documenti, è stato ucciso, ma l’omicidio non è recente, risale a circa due anni prima, come stabilisce il dottor Torrazzi. È quindi un “Caso Freddo”. Come il freddo che prova Antonio quando sente il nome della via e poi quando entra nella cantina. Riesce a dare un’identità al morto e con cocciutaggine ne ricostruisce il modo di vivere modesto. Perché quell’uomo, dalla vita semplice, è stato ucciso? Perché è stato sepolto in quella cantina lontana da dove viveva? Il commissario è convinto che quell’omicidio sia soltanto un dettaglio di un quadro molto più ampio e complesso e che per fare luce sia necessario allargare le indagini; quindi, si muove da Genova a Savona e poi a Pavia. Alcuni colleghi collaborano, altri no. E ci sono quelli che lo ostacolano. A ogni passo avanti la possibile ricostruzione dei fatti cambia, perché non è più una sola indagine ma aumentano e si riverberano in un gioco di specchi. E Mariani soffre perché, una soltanto è ufficialmente sua ed è quella che sembra destinata a restare irrisolta.
Il romanzo procede in maniera abbastanza spedita ma ho trovato eccessivamente ripetitivo il ricorso a certe espressioni e dinamiche: il protagonista deve continuamente "prendere un boccone" con qualcuno, fumare una sigaretta che di volta in volta viene definita come la prima, la seconda (e così via) della giornata, la moglie lo aiuta a riflettere sul caso e mentre parlano prepara sempre la moka... Per quanto riguarda il caso, mi sembra che sia poco credibile che i testimoni rivelino le cose col contagocce, nonostante le richieste da parte degli inquirenti. La stessa persona viene interrogata in più momenti e ogni volta rivela sempre un pezzettino in più, quello che serve giusto in quel momento delle indagini...
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L'avevo letto e non recensito e non lo ricordo benissimo. Un caso arzigogolato e tormentato, questo si (ma come anche l'altro/altri che ho letto del suo filone). Affettato nella scrittura, mi ricordo che c'erano alcune domande irrisolte mentre leggevo. Il finale mi aveva lasciata col dubbio (la parte in cui il protagonista ha remore ad entrare nello scantinato) perché troppo tagliato con l'accetta per me. Comunque leggibile.
Non sei un teorico. Tu sei un poeta, a modo tuo. Fran lo dice ad Antonio quando lui le racconta l'evento che ha vissuto da ragazzo e che ha condizionato le sue future scelte di uomo. Perché il dolore che si cela nelle piccole cose della vita può a volte portare a scelte anche molto sbagliate. Si può perdere un'amico, un amore, la vita stessa.
Certo che risolvere un caso così complesso ha rischiesto un bel po' di fortuna, diciamolo pure , ben meritata. Lorenza n po' in seocndo piano, semplre coi suoi problemi sentimentali.