In these lively and engaging memoirs, Carlo Goldoni recounts his life as a playwright and performer in 18th century Italy. From his early successes in Venice to his eventual move to Paris, Goldoni offers a vivid picture of the theatrical world of his time and his own role in its evolution. This work has been selected by scholars as being culturally important, and is part of the knowledge base of civilization as we know it. This work is in the "public domain in the United States of America, and possibly other nations. Within the United States, you may freely copy and distribute this work, as no entity (individual or corporate) has a copyright on the body of the work. Scholars believe, and we concur, that this work is important enough to be preserved, reproduced, and made generally available to the public. We appreciate your support of the preservation process, and thank you for being an important part of keeping this knowledge alive and relevant.
Carlo Osvaldo Goldoni was an Italian playwright and librettist from the Republic of Venice. His works include some of Italy's most famous and best-loved plays. Audiences have admired the plays of Goldoni for their ingenious mix of wit and honesty. His plays offered his contemporaries images of themselves, often dramatizing the lives, values, and conflicts of the emerging middle classes. Though he wrote in French and Italian, his plays make rich use of the Venetian language, regional vernacular, and colloquialisms. Goldoni also wrote under the pen name and title "Polisseno Fegeio, Pastor Arcade," which he claimed in his memoirs the "Arcadians of Rome" bestowed on him.
Prima dell’avvento di Luigi Pirandello è stato l’autore teatrale italiano di maggior notorietà, non solo fra i confini patrii – si fa per dire – ma anche all’estero. Eppure proprio fra i confini patrii – quando si potrà usare l’aggettivo con proprietà – in seguito vedrà la sua fortuna scemare nella sottovalutazione. La ragione di ciò non sta tanto nel giudizio negativo e comunque legittimo di Benedetto Croce, quanto nella tendenza italiana a conformarsi all’auctoritas altrui anche in ciò che dovrebbe piacere o no. Le commedie di Carlo Goldoni, nella fattispecie, piacevano tantissimo al pubblico di allora e continuano a piacere anche oggi, ingenerando perciò il dubbio, ahimè comprensibile, se valga la pensa indagarne la ragione; è certo come la popolarità non sia sempre amica del valore artistico e lo sia talvolta della semplice astuzia.
Quest’ultima non mancava certo allo scrittore veneziano – “per piacere al pubblico bisogna cominciare adulando le donne” – ma quello che emerge dalla lettura di queste ‘Memorie‘ è qualcosa di più: il testamento orgoglioso, a tratti pure presuntuoso, di una carriera all’insegna non solo di una passione, ma anche di una ricerca continua a livello culturale. D’altra parte si sa, Goldoni non si limitò a riprendere gli schemi, i personaggi e i canovacci del teatro della commedia dell’arte, ma diede loro un nuovo ruolo e una profondità ulteriore rispetto alla messa in scena dei vizi e delle virtù dell’italiano medio. Di ciò Goldoni ci dà ampio conto, raccontando peraltro aneddoti, retroscena e riflessioni intorno alla nascita e alla rappresentazione di moltissime opere; un’opportunità che non ci è offerta nemmeno da autori molto più recenti e che rende l’opera una fonte imprescindibile per gli studiosi. Molti artisti del teatro o aspiranti tali avranno contezza delle difficoltà inerenti a un’arte poco valorizzata allora quanto oggi.
Ma a rendere le ‘Memorie‘ un’opera di interesse per gli altri è proprio tutto ciò che esula da questi discorsi. L’infanzia come rampollo di una famiglia borghese di origine emiliana, gli studi, la vita domestica, la descrizione di ambienti e costumi si susseguono in una narrazione frizzante, con episodi piccanti e non indegni dell’illustre concittadino Giacomo Casanova. Al divertimento subentrano l’amore per Venezia – “città che non somiglia a nessuna” – e la passione per il dibattito intellettuale dei filosofi illuministi, primo fra tutti di quel Denis Diderot ammirato e cercato dal commediografo in un viaggio in Francia.
Non molte autobiografie sono interessanti e poche sono degne di lettura come questa, piccolo monumento al ricordo non di una persona, ma di un’epoca. Lo sarebbe stata anche se l’autore non fosse stato tanto insigne.
“La critica delle mie opere potrebbe avere come scopo la correzione e il perfezionamento della commedia; la critica delle mie memorie non produrrebbe niente in favore della letteratura”