Jump to ratings and reviews
Rate this book

La Marfisa Bizzarra: Un'analisi satirica della società e dei costumi del tempo attraverso le avventure di Marfisa.

Rate this book
...mondo tiene sempre in discorso e in sé col guardo vòlto. Che dica bene o male, o male o bene, di questa cosa non mi curo molto. De' bacelloni han delle sciocche pene, ma i scempi non gli curo e non gli ascolto. L'invidia e l'ignoranza può contendere, ma il mondo è per metá sempre da vendere.- 89 Dalle commedie e da romanzi nuovi traea gran parte de' suoi bei riflessi. Nelle pubbliche piazze e ne' ritrovi, nelle botteghe, e tra birri e tra messi, si fanno ciarle intanto, e par che provi ognun che il caso nato ben non stessi, che buona cosa avea Terigi fatta e che Marfisa era una bella matta. 90 Di Filinor la voce universale dicea ch'egli era un cavalier briccone. Ei va pensando riparare al sfida Terigi con un cartellone; che scelga il campo e l'arma; che a mortale duello il vuol per la riputazione. Terigi, grasso, pigro e piccoletto, fu per morir quando il cartello ha letto. 91 L'onor non vuol che tardi alla risposta, né che ricusi la disfida certo; ma se guarda alla trippa mal disposta e ascolta il cor, si ritrova diserto. Chiama il prete t'accosta,- dicendo, ed il cartel gli dava aperto. Don Gualtier legge. Il caso del duello non vo' dirvi per or, ch'è troppo bello. FINE DEL CANTO SETTIMO CANTO OTTAVO ARGOMENTO.         Il duello non segue per la mente       di don Gualtier. Marfisa è screditata.       La corregge Ermellina. Agiatamente       Gano sen muore in forma inaspettata.       Bandito è resta furente       Marfisa e fuor di modo disperata.       A Turpino arcivescovo Ruggero       chiede di porla a forza in monastero. 1 De' costumi del secol predicava il fraticel, se vi ricorda, ho detto. Pulitamente ogni punto toccava dell'andazzo vizioso maledetto. Nel suo quaresimal non si trovava sermon che fosse, come quel, diretto, della gola, dell'ozio e degli amori. Le costure scuoteva agli uditori. 2 Delle miglior cucine di Parigi, de' miglior letti e...

256 pages, Paperback

First published March 30, 2011

Loading...
Loading...

About the author

Carlo Gozzi

250 books7 followers
Carlo Gozzi (Venezia, 1720 – Venezia, 1806) è stato un drammaturgo e scrittore italiano. Negli anni '60 del Settecento fu protagonista di una polemica sul teatro con il conterraneo Carlo Goldoni: Gozzi difendeva i vecchi artifici della Commedia dell'Arte contro le novità introdotte nel teatro da Goldoni.

Carlo, Count Gozzi (13 December 1720 – April 4, 1806) was an Italian playwright.
Born in Venice, he came from an old Venetian family from the Republic of Ragusa. His father's debts forced him to look for a means of supporting himself, and at the age of sixteen, he joined the army in Dalmatia; three years later he returned to Venice, where he soon made a reputation for himself as the wittiest member of the Granelleschi society, to which the publication of several satirical pieces had gained him admission. This society, nominally devoted to conviviality and wit, had serious literary aims, and was especially zealous to preserve Tuscan literature from foreign influence.

The displacement of the old Italian comedy by the dramas of Pietro Chiari and Carlo Goldoni's works, modelled on French examples, threatened to defeat the society's efforts; in 1757 Gozzi came to the rescue by publishing a satirical poem, La tartana degli influssi per l'anno 1756, and in 1761 by his comedy, The Love of Three Oranges or Analisi riflessiva della fiaba L'amore delle tre melarance, a parody of the manner of the other two poets, founded on a fairy tale. To perform it, he obtained the services of the Sacchi company of players, who, thanks to the popularity of the comedies of Chiari and Goldoni—which offered no scope for the display of their peculiar talents—had been left without employment. Their satirical powers thus sharpened by personal enmity, the play was an extraordinary success.

Struck by the effect produced on the audience by the introduction of the supernatural or mythical element, which he had merely used as a convenient medium for his satirical purposes, Gozzi produced a series of dramatic pieces based on fairy tales, which were briefly popular, but after the breaking up of the Sacchi company were completely disregarded. They were much praised by Goethe, Schlegel, Madame de Staël and Sismondi; and one of them, Turandot or Re Turandote, was translated by Friedrich Schiller.

In his later years Gozzi began to produce tragedies in which the comic element was largely introduced; as this innovation proved unacceptable to the critics he turned to the Spanish drama, from which he obtained models for various pieces; these had minor success.

His brother, Gasparo Gozzi, was also a well-known writer of the time.

His collected works were published under his own superintendence, at Venice, in 1792, in 10 volumes.

A number of twentieth-century stage works were inspired by Gozzi's plays. These include treatments of Turandot by Karl Vollmöller and Bertolt Brecht, operas based on the same story by Busoni and most famously Puccini and Prokofiev's The Love of Three Oranges.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
1 (50%)
4 stars
1 (50%)
3 stars
0 (0%)
2 stars
0 (0%)
1 star
0 (0%)
Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Gianluca.
316 reviews1 follower
May 5, 2021
L'edizione è preparata da una tesi di dottorato di Marta Vanore consultabile qui: http://dspace.unive.it/handle/10579/966

"Io vi dirò, siccome i paladini
cambiassero l'antico lor costume,
come mutaron gli elmi in zazzerini,
la guerra in sonno, e in sprimacciate piume,
e come l'ozio, e i nuovi libriccini
tolsono loro la ragione, e il lume;
come la vecchia bizzarria Marfisa
cambiasse in nuova, e i suoi casi da risa" (I, 7)

"Terigi ad ogni cosa rispondea:
«Grazie alla vostra signoria illustrissima»;
ed abbassava il capo, e ripetea:
«Tutto quel ch'è in piacer vostro, illustrissima».
A qualunque parola, che dicea
Marfisa, ei non lasciava l'illustrissima.
Le serve erano uscite dalla stanza,
che non istan più salde a quella danza." (IV, 65)

"Rise Marfisa, e sul viso gli ha dato
con il ventaglio, ch'era leggiadrissima" (V, 22)

"credendo argomentare, e dir ragioni,
sputavan farfallette, e farfalloni." (V, 90)

"Son ridotto a notar: nel tal millesimo
le donne si tagliar corti i capelli.
Del tal la moda non volle il medesimo;
lunghetti, e pengiglianti volle quelli;
nel tal fatti in cignone sul battesimo;
nel tale co' boné, poi co' cappelli;
e i merli si cambiaro in milionetti,
e furo a mostra i tettaiuol de' petti." (VIII, 69)

"Che non raffreni tu molti pretacci,
che son sotto la tua giurisdizione,
sfrenati, puttanier, peccatoracci,
che insidian le moglier delle persone,
zerbini, ignoraton? che non gli spacci
con la censura, e con la sospensione?
Che Gesù Cristo è ormai giunto alle mani
di peggior genti degli ebrei marrani" (VIII, 74)

"ma sono amico assai d'un certo prete,
il quale è confidente d'un abate;
questo comanda a un venditor di sete,
e questo a una puttana, e questa a un frate;
il frate poi della badessa è tutto,
donde farem maturo questo frutto." (IX, 13)

"Marfisa un Cristo appeso al muro afferra
e loro dà di gran crocifissate." (IX, 26)

"Ruggero a Carlo Magno la sventura
narra, e soccorso al suo caso dimanda.
In traccia di Parigi entro le mura
l'imperatore di Marfisa manda;
ma egli è sì rimbambito di natura,
che fuor, che il letto, e un'ottima vivanda,
nulla conosce, e a Rugger dimandava
chi fosse, dieci volte, e replicava." (X, 58)
Displaying 1 of 1 review