Lettore-zero, qui saprai di Alfonso Della Marca, avvocatino e scrittore d'occasione, il quale, giunto all'acme d'una crisi maniacale, allettato a psichiatria, senza reticenze o timori snocciola al pubblico la sua personale Alcesti. In una terra dove ognuno vive secondo leggi proprie, si muovono quei morticani del titolo, infedeli dannati come le salme di certe tombe di Venezia sulle cui lapidi, a ben vedere, s'incideva il disegno d'un cane, cane d'un turco, turcomanno, turcazzo. «Maledetti i vostri antenati», dice il gergalismo. Morticani che gavé.
Divertente e musicale. Trama inesistente. Una riscrittura moderna dell’Alceste con qualcosa in più e qualcosa in meno. É palese che l’autore si sia divertito come un matto a scriverlo. Non é una lettura da tutti e io personalmente l’ho centellinata. Molte volte mi sono chiesta: ma, quindi, dove stiamo andando? E la risposta era: da nessuna parte. Ma a volte va anche bene stare fermi ad ascoltare
Tra gli scritti più elettrici e ‘disturbanti’ degli ultimi anni il libro di Francesco Maino occupa la mensola scarna. Quella smangiucchiata dalla paura. ‘I Morticani’ (titolo spettacolare, peraltro. Anche per i diversamente veneti) è una sistematica distruzione/dissoluzione del linguaggio, come la griglia di Matrix dalla quale scendono caratteri luminescenti. Vi è una lingua che si attacca alle dita come Slime radioattivo. Infetta, lascia pustole in guisa di note a piè di pagina, che però parlano di note che rimandano ad altre note ‘ma xe come ndar de note’.
Un ‘metaveneto’ bulimico, matematica di permutazioni linguistiche che scoppiano – ‘per finire Monsieur posso offrirle una mentina?’ – sotto la penna dell’autore. Cinque cellulari nella Tuta Holden, hai voglia di richiamare. Scrittura borderline dove il grottesco, il 'Finnegans Wake' (di questo si parlava ieri alla presentazione) è rosolato con un po’ di soffritto da bigoi in salsa e fotta gorgogliante di Céline. In quantità di q.b. 'In a GADDA Da Vida'.
Stampelle, storpiature, sottobosco di umani, subumani, metaumani. ‘Istoria sclerotica’ che succhia il mito di Alcesti e lo immerge tra le pantegane della laguna senza autorizzare i cookie. "I Morticani" è un viaggio psicotropo e illuminante, così come è stata illuminante la chiacchierata post evento con l’autore. Metti nel carrello, suvvia.
“In queste esalazioni socioeconomiche giungeva, puntuale, la laurea in quattro anni. Si potrebbe definire, il suo cursus studiorum, 'na picchiata in apnea: tutto un triginta cum laude, esami ingoiati vivi e vomitati nel luogo di decenza il minuto appresso, cui si associa l'inevitabile conseguenza: mai un cinema-ci-nemino, un Boldi-Bombolo, un Hoffman-Al Pacino, nessuna Nouvelle Vague vietnamita, non la seratella al ristorante israelita, non la tigella per il dopo-palestra, non pilates y yoga, non il parlamentar con foga, non bucatini gi-ottini in cucinino o ciacole dealbate, a meno che non fossero affair novellabili alla voce: studio, ovvio, lo studio artesiano de' manuali: come a sviluppare indi collaudare una memoria meramente muscolare, e ancor più, conseguentemente: mai un locale, il fuori-orario d'un concerto del badovanesimo tropicale, un'infatuazione politica, la sbandata per le Vittime delle Foibe o per il Bel Guerrero del Chiapas, una luna di miele col Popolo Kurdo, la cotta per Ocalan, la masseria d'allodole, un volo della martora, un travail de jour, Charles Aznavour, scopare all'alba, in alpeggio, al maneggio, al parcheggio della centrale elettrica, sotto fari ossidrici, nel gelo ferroviario di seconda classe, in doccia, in baita, bonzi sbronzi, senza senso, senza peso, mai un limoncello deleterio, né serio né faceto, uno spreco di tempo, un pascolare in Plaza Trënt y Trst con Lucci, Facci & Borgognoni, non dico l'Erasmus, dico l'idea dell'Erasmus con una comare d'andare a trovare fai pure a Pamplona, Gemona o Barcellona, solo un bacio si salva, quel bacio-mulinello offerto a un 'mbriachello di sé, di nome Bert: allora studentello fuori-sede e fuori-luogo, oggi l'Invasato di Stato nell'alveare vespiforme delle magistrature folgorate dagli echi dell'ego inquisitorio.”
Un libro volutamente ostico da leggere, per arrivare alla fine bisogna volerlo intensamente; sembra quasi che la grande cultura che permea da ogni riga dia fastidio all'autore che si autopunisce per non raggiungere il "successo"...