Caro Italo,
durante la pandemia ad aprile 2020 ti ho riscoperto – hai letteralmente smesso di essere “invisibile” per me – e da allora sto centellinando la tua produzione leggendo al più due o tre libri all'anno perché, semplicemente, il numero delle tue opere è finito, e finite per quanto più numerose sarebbero anche le combinazioni d'ordine in cui rileggerle. Ma rileggere, a parte qualche limitatissima eccezione, non fa per me, perlomeno non ancora. E allora ti conservo: non voglio avere fretta nello scoprire quanto di visionario c'era nelle tue opere già cinquanta, sessant'anni, settanta anni fa; vorrei che le sensazioni di meraviglia e novità e riconoscimento persistano più a lungo possibile; vorrei che ogni anno venturo corrisponda a un tuo qualche anniversario affinché nuovi scritti, riflessioni e saggi, dimenticati in qualche cassetto, saltino fuori improvvisamente e vengano stampati e messi a disposizione di noi lettori. E lettere, soprattutto lettere come queste a Chiquita, dove viene fuori la leggerezza del tuo spirito, la rapidità delle tue associazioni mentali, l'esattezza delle tue parole e dei tuoi schemi, la molteplicità della tua natura poliedrica di scrittore e ricercatore scientifico (perché sì, non ho dubbi, lo eri), la visibilità dei tuoi sogni e progetti (sia letterari sia personali) e la consistenza del tuo essere.
Ti ringrazio per avermi accompagnato, con questa raccolta, in alcune passeggiate durante le aurore di agosto, rischiarando qualche idea e annuvolandone altre, e per avermi ricordato di “praticare la scrittura come un lavoro artigiano (artcraft) nello stesso tempo semplificatissimo e di accurata stilizzazione” (pag. 110) e che “non devo rinnovarmi superando e rinnegando le cose che facevo prima [...] ma a realizzare compiutamente una figura di scrittore che in un dato momento ha già in sé tutte le possibilità (accidenti, non riesco a spiegarmi)” (pag. 111). Quanto comprendo e condivido quest'ultima frase tra parentesi. Accidenti, non riesco a spiegarmi. Non riesco a srotolarmi, a chiarirmi. A risolvermi. Hai proprio ragione: dovrei tornare a fare di più “le cose che facevo prima”, leggere e scrivere, che negli ultimi tempi ho trascurato un po'. Mi impegnerò, promesso.
Alice