* «Ti secca che una persona sia morta o che non sia stata ammazzata?»
«Entrambe le cose.»
«Certe volte mi fai paura.»
* «Capisci?»
«Insomma…»
«Fa niente, lo so. Il mio cervello è troppo veloce per te…»
* «Non sono innamorata di un serial killer, ovviamente. Ma tu questo lo sai.»
«Lo sospettavo, mi piacerebbe lo stesso ascoltare la storia però.»
«Non siamo ancora così intimi.»
«Lo diventeremo.»
Non era una domanda, bensì un’affermazione.
Sociopatico e narcisista.
Le piaceva un sacco. Doveva stare attenta.
* «Voglio dirti una cosa sulla Papavero: non sbaglia mai.»
«Proprio adesso che mi ero convinto che fosse pazza.»
«Io continuo a credere che lo sia, ciononostante alla fine ha sempre ragione lei.»
* Che cosa si è disposti a fare pur di non distruggere l’immagine perfetta che gli altri hanno di te? Fin dove ci si può spingere per non deludere le aspettative che la famiglia ha riversato su un figlio?
* Teresa sapeva bene cosa volesse dire essere bullizzate, conosceva il dolore e la sofferenza. La sua ipertimesia l’aveva resa diversa e il diverso non è mai accettato. Il diverso fa paura e quindi deve essere soffocato.
* L’adolescenza poteva essere terrificante. È il periodo della vita in cui tutto sembra possibile, ma è anche quello in cui ci si sente più vulnerabili. Il senso di inadeguatezza, l’ansia da prestazione, l’amore non corrisposto, i primi fallimenti. Tutto è amplificato e la quotidianità sembra soffocarti. Anche alzarsi la mattina, andare a scuola e affrontare un mondo che vedi ostile diventa complicato.