"Conosco" Pinna dai tempi in cui condivideva massime caustiche su Instagram. @leperledipinna mi faceva ridere.
L'ho amato a Pechino Express in coppia con Cocco.
Ho seguito i suoi viaggi con l'amico Tont, pensando che Tont fosse un po' stupido.
Ho seguito le storie col suo cane Erode e la sua domestica Scichi.
Ho mai sospettato che dietro all'immagine di un ragazzo brillante potesse nascondersi una persona in balia delle sue dipendenze e ostaggio di una grave malattia mentale? No certo che no, forse non ho guardato bene.
Forse, come sappiamo, i social mostrano solo il lato luminoso della medaglia, la polvere va sempre sotto il tappeto.
Poi, mi sono imbattuta nel suo libro e l'ho letto. Non nascondo che prima mi ero sparata tutta la sua intervista sul podcast "one more time" con Luca Casadei, quindi ero già rimasta sconvolta da una storia che non avevo intuito e ho affrontato il libro ben preparata.
Non posso farvi una sinossi del libro, è la storia dei prodromi del suo disturbo psichiatrico (fattori genetici, biologici, psico-sociali e ambientali) le dipendenze e i comportamenti che lo hanno slatentizzato, l'inferno, l'oblio e il percorso di cura. Il tutto narrato con il suo tono di voce, con la sua voce "Mie care ochette..."
Andrea è bravo, ti porta nel suo Calvario dosando autoironia e sensibilità. Non è facile condire con humor una patologia che lo ha quasi portato all' autodistruzione, portandosi via di fatto quasi tutto: fama, soldi, amici. Quasi perchè qui un lieto fine c'è e passa attraverso il riconoscere di avere una patologia psichiatrica, accettare di avere un patologia psichiatrica, farsi curare (coi farmaci e attraverso un ricovero) e rimanere aperti a quelle relazioni di aiuto che possono in una certa misura ferire, ma anche salvare (genitori, fratelli, famiglia, amici - piccolo spoiler Tont non era affatto stupido e forse diventa il mio personaggio preferito della vicenda).
Grazie Pinna per me è 10.
Un'ochetta.