Milena Cervi ha quindici anni quando sua madre Angelica entra nella Chiesa della Verità, un culto nato a Roccanuova, paese tra le montagne della Ciociaria, e presto diffusosi in tutta Italia. Il leader spirituale di questa Chiesa, che molti definiscono una «setta», è Tiziano Valentini, ex impiegato di banca e padre di famiglia. I suoi fedeli giurano che compia opere straordinarie, i suoi detrattori sostengono con uguale convinzione che sia un truffatore. Nel corso del tempo, Milena assiste impotente al cambiamento della madre: Angelica fa continue donazioni in denaro e si mostra sempre più incapace di riconoscere le ambiguità del culto di cui fa parte, mentre suo marito, pur di non separarsi da lei, l’asseconda e spera in un suo ravvedimento. Così, per sfuggire al destino che sembra inghiottire la sua famiglia, a vent’anni Milena decide di trasferirsi a Roma. Qui incontra Emanuele, un uomo più grande di lei nel quale crede di vedere la cifra del suo riscatto. La loro relazione all’inizio si presenta come un perfetto sogno d’amore, ma presto assume i contorni di un rapporto manipolatorio, di un legame tanto più doloroso quanto più difficile da spezzare. Un legame non così diverso da quello che tiene stretta sua madre a Tiziano.
Con La verità che ci riguarda Alice Urciuolo racconta l’eredità emotiva che viene trasmessa di madre in figlia e le infinite distorsioni dell’amore.
Mi sento in colpa a giudicare in maniera non pienamente positiva un romanzo di una giovane autrice contemporanea, soprattutto nel momento in cui l’ho trovato estremamente interessante e decisamente ben scritto. Una voce nella mia testa dice “credi che tu sapresti fare di meglio?” e l’ovvia risposta è “assolutamente no”, però da lettrice…
Alice Urciuolo scrive benissimo, il suo stile è chiaro e asciutto, immaginifico, procede per immagini: non sorprende infatti che nasca come sceneggiatrice. Ho apprezzato moltissimo (ho AMATO!) gli incipit del prologo e di tutti i capitoli di questo romanzo, ammalianti e coinvolgenti come pochi. Peccato che poi la capacità scrittoria sembri perdersi durante la stesura: non che il resto sia scritto male, anzi (!), ma con delle partenze così potenti andando avanti si rischia di restare un pochino delusi.
I temi trattati sono molteplici e tutti interessanti: i DCA, le dipendenze affettive e psicologiche, i rapporti d’amore e odio tra figli e genitori, la difficile appartenenza ai luoghi, il provincialismo, le classi e i ceti sociali, il victim blaming, l’amicizia e la sorellanza, il complesso cammino verso l’ivg, la fede religiosa, ecc. ecc.
La protagonista di questa storia, Milena Cervi, si fa amare e si fa odiare, perlopiù si prova pena per lei, in ogni caso è un personaggio che funziona benissimo (meno invece certe situazioni un po’ assurde che paiono scollate dalla realtà: ma è un romanzo, no? Va bene anche questo allora) allo stesso modo anche i personaggi secondari sono ben riusciti, in particolare penso ad Anna e al padre di Milena.
Ma allora dov’è il problema di questo romanzo? Ecco, il problema è che in queste pagine c’è moltissimo potenziale, ma tutto qui. Insomma, c’è talmente tanta roba che a tratti risulta un’accozzaglia di cose fatte capitare solo per sbalordire il lettore. E io non so sono una lettrice che chiede di essere sbalordita, anzi, mi infastidiscono troppi colpi di scena (e così ben studiati!) perché mi fanno ricordare di essere di fronte a un artificio (quale la letteratura, di certo, è) e non di fronte a una storia. Le cose poi accadono troppo frettolosamente, non ho fatto in tempo a provare empatia per nulla di quello che viene narrato, cosa davvero assurda se penso a quanto i temi qui presenti mi affascinano!
Vorrei poter spendere solo belle parole per questo romanzo, ma non ci riesco proprio.
Voi però leggetelo perché ne vale comunque la pena.
Milena è una ragazza di quindi anni e vive con la madre e il padre, una coppia solida e legata. L'improvviso rifiuto per il cibo e il preoccupante dimagrimento di Milena, spingono la madre ad avvicinarsi alla 'Chiesa della Verità', un culto pseudo religioso, che la assorbe completamente e che la porta a distruggere la sua famiglia. Con il passare del tempo, Milena decide di trasferirsi per frequentare l'università nella vicina Roma, per allontanarsi da quel nucleo famigliare distrutto da quell'assurda setta religiosa e per tentare di crearsi una nuova vita. Lì, suo malgrado, incontra Emanuele, un uomo molto più grande di lei, di cui si innamora perdutamente; tuttavia la quotidianità le dimostra costantemente che quello che c'è tra loro non è affatto amore ma, piuttosto, qualcosa di tossico e malevole. Occorreranno mesi e infinite delusioni affinchè Milena prenda coscienza di ciò e riprenda in mano le redini della propria esistenza, cercando di dimenticare le numerose serate folli trascorse con uomini sconosciuti nel vano tentativo di cancellare Emanuele dalla propria vita e di comprendere il significato profondo del concetto di 'amicizia' che la lega ad alcune ragazze del quartiere. Lo stile narrativo dell'autrice regala al lettore un insieme di emozioni e sensazioni, talvolta discordanti tra loro: se da una parte si condivide il dolore di Milena, dall'altra si prova rabbia e risentimento verso la madre; se ci si avvicina alla dolce forza della protagonista, al contempo ci si innervosisce con lei per la sua ingenuità e la sua incapacità di accorgersi del male che la circonda. É un libro che affronta differenti temi, ma che si concentra sulle varie forme di dolore e sui vari tentativi di opporsi ad esso, di reagire e di gestire il presente. C'è chi si affida alle parole di ingannevoli santoni e chi, invece, rincorre l'amore , ma sempre con il desiderio di rinascere e di sopravvivere ai tormenti del presente. La scrittura lirica e pulita dell'autrice rende l'intero romanzo molto coinvolgente ed emozionante.
Tre e mezzo. Mi è piaciuto questo romanzo dalla struttura imperfetta e un po’ disarticolata. Succedono quattro cose, quattro centri di gravità emotivi che inevitabilmente creano turbolenze nella trama. Quattro temi: l’anoressia, un culto religioso che manipola i suoi adepti, una relazione amorosa di codipendenza, un aborto. La protagonista Milena è al centro di tutto. Troppo? Ni. In realtà c’è qualcosa che tiene, in questa storia. Non la scrittura, che non si impenna mai. Forse è l’onestà che emerge tra le righe, un certo sentimento di verità che davvero ci riguarda. E il parallelo tra le dinamiche della setta e quelle interne alla coppia narcisista-codipendente è molto calzante.
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Quasi un monologo di una giovane donna che, attraverso il racconto di un paio d'anni della sua vita, compie un percorso interiore di epurazione da relazioni tossiche. La scrittura asciutta e poco empatica mi ha reso difficile entrare nel libro e sono rimasta spettatrice fin oltre la metà, dopodiché ne sono stata travolta. Piacevolmente colpita. Costringe a ripensarsi.
La storia di per sé è anche interessante ed è ambientata in luoghi che mi sono familiari Però la scrittura è ancora acerba e su alcune cose decisamente ridondante...situazioni, conseguenze e riflessioni che si ripetono di continuo
“Ho dimenticato molte cose, nel corso della mia vita precedente. Ho rimosso, accantonato, censurato, sono fuggita via, credendo che questo fosse l'unico modo di difendermi dal dolore, e in un certo senso era vero. Dimenticare allora era l'unico modo che avevo per proteggermi, e adesso proteggermi per me significa ricordare.”
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Alice Urciuolo ha scritto un bellissimo libro sulla dipendenza emotiva, sulla manipolazione affettiva che amplia e deforma il mondo in un unica direzione, verso un solo esito: quello di sentirci irrimediabilmente bisognosi di essere amati per quel che siamo. Di vedere assorbita questa unità di dolore che ci sopravanza e ci precede. E non solo: è un romanzo di formazione di un’adolescente della provincia romana catapultata nel prisma della Capitale, è un romanzo sui rapporti familiari, sui genitori che cambiano e ci sorprendono quando questo avviene perché crediamo siano delle rocce inscalfibili a stagliarsi contro l’orizzonte familiare, è un romanzo sulla dipendenza che può dare l’estremismo della fede. È un romanzo sul dolore, sulla liberazione di questo nucleo profondo, sull’importanza di lasciare andare tutto ciò che ci ha ferito e non possiamo più controllare.
Insulso. Credo sia l’aggettivo più calzante a descriverlo. Sembra scritto da una ragazzina di prima media; piatto, banale, asettico. Nessun colore, nessuna profondità. Uno sforzo clamoroso terminarlo
Solo chi ha vissuto episodi di dipendenza affettiva e manipolazione può capire fino in fondo questa storia. Milena ha vent'anni ma è suo malgrado coinvolta in questioni forse più grandi di lei. Come nella vita non si può sempre scegliere né si può pretendere di vivere al meglio ogni situazione. L'unica cosa che si può fare è cercare di affrontare al meglio ciò che ci capita. Bellissima storia e ottima capacità dell'autrice nel raccontarla
Ovvero: le ansie post adolescenziali di una ragazza di provincia trapiantata a Roma. Parte anche benino fra anoressia e "la setta", ma si perde ben presto fra banalità e risvolti rosa
Descrive perfettamente le relazioni tossiche, non solo nell'ambito amoroso/romantico. Mi ha fatto venire un pugno nello stomaco leggendolo. Ben scritto.
Poteva dare molto di più! In realtà non è male e, anzi, descrive molto bene l’atteggiamento manipolatore di alcune persone. Però a volte si perde.. peccato
Due e mezzo. In questo libro ci sono molti passaggi interessanti, ma il finale sembra troppo affrettato e, di fatto, nonostante nel libro sia successo di tutto, sembra non succedere niente.
Questo romanzo tratta argomenti di cui si parla poco: le sette, la dipendenza emotiva da personalità carismatiche, i giochi di potere che si creano in una relazione amorosa solo da una parte. È interessante e ben scritto. La protagonista è sgradevole in molti punti ma ho ammirato la sua volontà di sopravvivenza. Personaggio preferito: Anna.