Cent'anni fa non esistevano passaporti, si viaggiava senza permessi né lasciapassare. Oggi, al contrario, il regime dei visti di Schengen vieta di entrare in Europa alla maggior parte dell'umanità: ovvero ai ceti poveri e prevalentemente non bianchi dei paesi a medio e basso reddito di Africa, Asia e Caraibi. Ai loro emigranti, respinti dai consolati, non resta che imbarcarsi di contrabbando dai porti franchi del Nord Africa e della Turchia.
È così che negli ultimi trent'anni hanno attraversato il Mediterraneo tre milioni e mezzo di viaggiatori senza visto, mentre i corpi di altri cinquantamila giacciono tuttora sul fondo del mare mangiati dai pesci. Come siamo arrivati fin qui? E soprattutto, come ne usciremo?
Con il rigore dello storico e il piglio del narratore, Gabriele Del Grande scrive la prima storia dell'immigrazione illegale in Europa. Una storia che spazia dallo sbarco delle truppe africane a Marsiglia nel 1914 fino alla crisi delle ONG a Lampedusa, passando per la stagione della libera circolazione con le ex colonie, il divieto di espatrio dal blocco comunista, i riots razzisti nelle capitali europee, la messa al bando dell'immigrazione non bianca, il crollo del muro di Berlino, il doppio cortocircuito dell'asilo e dei ricongiungimenti familiari e la stretta sui visti che dal 1991 alimenta il mercato nero dei viaggi.
Nella sua ricostruzione Del Grande non perde di vista il contesto globale della decolonizzazione, della segregazione razziale oltreoceano, della guerra fredda, dell'ascesa dei movimenti islamisti, del ritorno della Cina e dell'India sulla scena mondiale e del boom demografico - e in prospettiva economico - dell'Africa.
Il risultato è una narrazione avvincente, che intreccia le vicende dell'immigrazione con quelle dell'emigrazione e, al contempo, contrappone ai fantasmi del passato suprematista euro-atlantico uno sguardo cautamente ottimista sul futuro. Porre fine agli sbarchi e ai naufragi, infatti, è possibile. Prima però è necessario rimuovere l'ultima invisibile linea del colore. Quella dell'apartheid alla frontiera.
Libro molto interessante. Letto con entusiasmo fino poco dopo la metà. Il periodo preso in esame - dall’inizio della prima Guerra Mondiale ai nostri giorni - è molto lungo ed è ampia la casistica riguardante la mobilità legale e ben più ampia e drammatica quella illegale. Buon ripasso della storia mondiale del secolo scorso e dei due decenni di questo secolo. I dati sono veramente molti per cui ad un certo punto l’interesse continua ma bisogna rallentare. La parte finale dal titolo Aprite quella porta! contiene la possible soluzione o attenuazione dei drammi ai quali ci siamo quasi assuefatti. L’autore la definisce “una modesta proposta “. A me non sembra tanto modesta. È una tesi che ha un senso e come dice l’autore: “certo comporta dei rischi, ma che ci piaccia o no la libera circolazione è anche questo: il miglior deterrente alla guerra e la garanzia di un ordine mondiale più giusto”
Libro complesso, esaustivo, da affrontare come studio di un enorme fenomeno sociale, contro i semplici pregiudizi dovuti alla conoscenza limitata ed alla paura della diversità.
Libro molto ben documentato, a tratti impegnativo, completo nella documentazione . Una lettura che tutti dovremmo fare.la conclusione finale( confini aperti a tutti) pare troppo utopica e irrealistica, ma quale proposta non lo sarebbe?
bellissimo libro, soprattutto la prima parte fino agli anni 50 e la tesi finale avendolo sentito parlare anche dal vivo però confermo che la sintesi non è il suo forte e nella parte centrale un po’ si sente