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Il Gesù di tutti: Vite, morti e resurrezioni dell'uomo che si fece Dio

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Vittorino Andreoli affronta una grandiosa esplorazione del mistero di Gesù - personaggio storico e della tradizione - alla scoperta della sua più profonda umanità. Un viaggio che non trascura di perlustrare l'immaginario collettivo e il bisogno del sacro, scandagliando le diverse percezioni che oltre due millenni di storia hanno avuto dell'uomo che si proclamò Dio. Dopo aver esaminato Gesù come forma mentis e averne rilevato la presenza persino in religioni che hanno fondamento in personaggi "lontani" come nel buddismo e nell'induismo, lo psichiatra scava nel Gesù delle origini, senza disdegnare le fonti apocrife e le tesi dei più accreditati studiosi sui primi trent'anni nascosti, sulla morte e la presunta risurrezione. Fondandosi sulle categorie della "psichiatria della storia", Andreoli s'immerge poi nella parabola esistenziale del Cristo, fino a scomporre la maestosa pagina della Passione e i Septem verba in Cruce. L'analisi ardita giunge perfino a immaginare di mettere Gesù sul lettino dello psichiatra. Una ricerca ci restituisce l'immagine di un uomo, la cui personalità complessa non fu mai afferrata neppure da chi gli fu più vicino, una figura solitaria, coerente fino al patibolo, un modello universale di umanità a cui la società del terzo millennio - credente, non credente, atea, agnostica - dovrebbe tornare a ispirarsi.

595 pages, Kindle Edition

Published September 24, 2013

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Vittorino Andreoli

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Vittorino Andreoli, nato a Verona nel 1940, si laurea in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova con una tesi di Patologia Generale sotto la guida del Prof. Massimo Aloisi. Continua la ricerca sperimentale presso l'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dedicandosi interamente all'encefalo ed in particolare alla correlazione tra neurobiologia e comportamento animale e umano. Dopo essersi laureato lavora in Inghilterra all'Università di Cambridge e successivamente negli Stati Uniti: prima alla Cornell Medical College di New York e successivamente alla Harvard University ,con il professor Seymour Kety, direttore dei Psychiatric Laboratories e della Cattedra di Biological Psychiatry. In questo periodo è assistente all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano, dove si rivolge alla ricerca neuropsicofarmacologica. Il comportamento dell'uomo e la follia diventano ben presto il fulcro dei suoi interessi e ciò determina una svolta nel suo impegno verso la neurologia e successivamente la psichiatria, discipline di cui diventa specialista. Lavora alla Harvard University col Prof. S.S.Kety, con un'impostazione psichiatrica che sembra permettere l'integrazione tra interessi biologici sperimentali e clinica. Vittorino Andreoli è ateo ma preferisce definirsi "non credente": cfr. l'intervista di Roberto Carnero sul suo libro "Il Sacerdote" - Rizzoli, Milano, 2008; testo in cui sviluppa estesamente la differenza tra le due posizioni.
È stato direttore del Dipartimento di Psichiatria di Verona - Soave. È membro della New York Academy of Sciences. È presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association. Si oppone fermamente alla concezione lombrosiana del delitto secondo cui il crimine veniva commesso necessariamente da un malato di mente, e sostiene la compatibilità della normalità con gli omicidi più efferati. Nel periodo compreso tra il 1962 e il 1984 egli formula, e per certi aspetti anticipa, l'importanza della plasticità encefalica come "luogo" per la patologia mentale e, dunque, sostiene che l'ambiente contribuisce a strutturare la biologia della follia insieme all'eredità genetica.
Consegue la Libera docenza in Farmacologia e Tossicologia. Dal 1972 diventa Primario di psichiatria e da allora ha esercitato la professione nell'ambito delle strutture pubbliche con i diversi cambiamenti succedutisi dal punto di vista dei sistemi di assistenza al malato di mente e fino al 1999. È co-fondatore e primo Segretario della Società Italiana di Psichiatria Biologica. Presiede per molti anni La Session on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association di cui attualmente è President of Honour. Fondatore e co-direttore dei Quaderni Italiani di Psichiatria per vent'anni.
Membro italiano al Safety Working Party della The European Agency for the evaluation of Medicinal Products dal 1998 al 2001. Docente di "Psicologia generale" e di "Psicologia della crescita" presso l'Università del Molise negli anni 1998 - 2001. È Membro della New York Academy of Sciences, dell’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere e dell’Accademia di Agricoltura Scienza Lettere e Arti (Verona). I suoi contributi scientifici più significativi si legano ai seguenti temi: 1. La plasticità del cervello come "luogo" per la patologia mentale e quindi campo della psichiatria; in questo ambito sostiene che l'ambiente (l'esperienza) contribuisce a strutturare il cervello. 2. Le comunicazioni non verbali (ambito grafico, mimico, sonoro, ritmico) in psichiatria, come ampliamento del rapporto tra paziente e medico, ma anche come espressione che può giungere fino all'arte; 3. Il rapporto stretto tra cultura e psichiatria e dunque la psichiatria come disciplina che è anche parte della antropologia; 4. Lo studio dei comportamenti estremi e l'analisi dell'omicidio con un ì contributo alla psichiatria applicata alla giurisprudenza. In particolare sostiene la compatibilità tra normalità e omicid

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84 reviews2 followers
September 20, 2017

Il titolo e soprattutto il sottotitolo ("Vite, morti e resurrezioni dell'uomo che si fece Dio") suonano presuntuosi e commerciali, ma Vittorino Andreoli a pelle mi sta simpatico (è quello psichiatra con i sopracciglioni mefistofelici che si vede occasionalmente in tv), ho visto il libro in biblioteca, non ci ho pensato troppo e l'ho preso in prestito.

Mi è piaciuta soprattutto la prima parte, in cui l'autore, che pure si dichiara non credente, si spende in parole emozionanti ed ammirate verso ciò che ruota intorno alla religione. Cita Pascal: "non basta voler credere per credere". A mia volta non credente, apprezzo e cerco di far mio il rispetto che trapela per la fede altrui.

Questo inizio mi lasciava ben sperare per il resto del libro, che però si è rivelato un po' troppo ambizioso e dispersivo: Andreoli pare indeciso sul taglio da tenere, tenta un'analisi a tutto campo (storico-letterario, antropologico, psicologico, filosofico...) ma in più punti confessa di non avere le competenze specialistiche per un contributo originale, e quindi spesso si limita a presentare un sunto del materiale consultato (valido comunque come spunto per approfondimenti ulteriori).

Ai capitoli finali, costellati da anacoluti evidenti, è mancata un po' di revisione. Qua e là Andreoli manifesta convinzioni che non condivido; in ordine sparso: ad esempio, definisce l'imperatore Adriano "insipiente" (la Yourcenar certo non apprezzerebbe); ritiene che tra l'ebraismo e il cristianesimo, tra YHWH e Dio-Padre ci sia un solco profondissimo, secondo la visione tradizionale e un po' scolastica... E forse altri passaggi, che ho scordato.

Per fortuna, nonostante il suo background l'autore non tenta, se non in minima parte, una "analisi psicologica di Gesù": dedica solo un capitolo a passare in rassegna alcuni tentativi già fatti in tal senso, poco convincenti come ci si poteva aspettare. Più interessanti le analisi che cercano i punti in comune tra gli insegnamenti evangelici e l'approccio psicoterapeutico.

In definitiva, pur venendo da un non credente, l'opera è molto sentita e non troppo presuntuosa. Però il materiale avrebbe giovato di un focus specifico.
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