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Alessandro Magno

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Da oltre duemila anni la leggenda di Magno affascina il mondo: la sua figura è stata raccontata e analizzata da poeti e storici sin dall’antichità.
E proprio la fusione dei due generi è il punto di partenza di quest’affascinante biografia in cui la solidità scientifica dello storico di professione si unisce al gusto della narrazione, rivivendo il passato con gli occhi degli uomini di allora.

363 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1931

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Georges Radet

12 books1 follower
Georges-Albert Radet was a French epigrapher, archaeologist and historian

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1 (5%)
Displaying 1 of 1 review
Profile Image for Elena.
Author 3 books38 followers
August 6, 2018
Recensione per il blog Alessandro III di Macedonia su WordPress

Radet narrando le avventure del grande condottiero macedone smette i panni dello storico e diventa un ammiratore di Alessandro. Alcuni eventi sono trattati in modo molto marginale o addirittura tralasciati, mentre vengono riportate delle curiosità o degli eventi ritenuti non certi ma l'autore ci avvisa e lo fa in modo molto preciso e cercando sempre di essere il più oggettivo possibile. Questa è una cosa che ho apprezzato perché nonostante quanto ammiri il condottiero non perde lucidità e mantiene il rigore storico, anche se dal suo modo di scrivere traspare sempre la sua grande passione per questo personaggio.
La sua biografia è ben documentata, infatti si vede che ha studiato i lavori antichi che quelli contemporanei, però oltre ci sono due punti importanti di questa biografia che ricorrono in tutto il libro: paragona sempre il Macedone ad Achille e gran parte di quello che Radet analizza lo riconduce allo spirito dionisiaco oppure apollineo.
Mi è piaciuto molto lo sforzo compiuto da Radet per aiutare il lettore a calarsi in un mondo di più di 2000 anni fa perché è facile giudicare ma bisogna farlo comprendendo la società e la vita di quel tempo.
Una cosa che non mi è piaciuta è che Radet chiama Alessandro in molti modi: l'Argeade, l'erede di Achille, il figlio di Olimpia e altri, ma mai lo definisce figlio di Filippo: sottolinea e spiega molto come Alessandro volesse essere considerato una divinità e tutti gli sforzi che fece per esserlo, quindi credo che l'autore l'abbia fatto di proposito.

Riporto due citazioni che mi sono piaciute molto:
"Ma i viali del ninfeo di Mieza, ove il giovane discepolo dello Stagirita ci appare come il primo, in ordine di tempo, dei peripatetici, hanno serbato il loro segreto."

"Vediamo dunque e salutiamo in lui l'alto dono che gli fu proprio: una volontà che seppe asservire la chimera, per incorporarla al reale nell'ebbrezza entusiastica dell'infinito."
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