«Essere amici, essere rivoluzionari, andare in guerra non essere indifferenti»
La critica del Ventesimo secolo ha privilegiato gli usi formali della gioventù orientati nel senso dell’angoscia, della disperazione – del ripiegamento narcisistico anziché dell’investimento oggettuale. E certamente il Novecento europeo è affollato di personaggi giovani in crisi: basti pensare ai protagonisti di Kafka, Tozzi, Mann. Eppure, accanto a questi modelli di gioventù, ce ne sono stati anche altri: disperatamente vitali nella difesa di un progetto di cambiamento. Essere giovani, in questo caso, equivale a essere amici, essere rivoluzionari, andare in guerra, non essere indifferenti: è di questa gioventù che il libro parla.
Bilenchi, Pavese, Visconti, Cassola, Pasolini sono i protagonisti di quattro percorsi che chiamano in causa anche Rosai, Fortini, Calvino, Fenoglio, la letteratura americana degli anni Trenta, il Neorealismo.