"Cantare nel buio" parla di amori, gelosie, amicizie, vendette di una piccola comunità di lavoratori pendolari nella Lombardia dell’immediato dopoguerra. L’autrice osserva dunque la dura quotidianità dei protagonisti, ma è attratta soprattutto dal fascino "selvaggio, abnorme, fantasioso" del loro mondo
È particolare vedere accostate forme dialettali a parti di racconto molto filosofiche. Le parti di dialetto italianizzato si mischiano molto bene alla lingua normale, creando un linguaggio comunque scorrevole e piacevole. Questa lettura fa riflettere, ma allo stesso tempo scalda il cuore facendoti sentire un po' a casa.
Cantare nel buio è un piccolo miracolo letterario. Nato nel 1948, è un romanzo che ha faticato ad essere scritto, che è stato respinto dalla grande editoria e che solo nel 1991 è stato per la prima volta consegnato ai lettori grazie alla determinazione dell’autrice Maria Corti. Con la nuova edizione La Tartaruga del 2025, la Corti (una delle più importanti filologhe e studiose di letteratura italiana del Novecento) torna ora a far sentire la propria voce, una voce capace di raccontare le vite marginali dei pendolari della linea Chiari-Milano con tutto il carico di dolore, di speranza e di sogni dell’Italia che cercava di rialzarsi dopo la guerra. E c’è da augurarsi che questa nuova edizione (ampiamente arricchita da un corredo critico che comprende alcune recensioni del 1991 e una preziosa postfazione di Benedetta Centovalli) possa segnare la definitiva affermazione di un’opera immeritatamente e frettolosamente dimenticata che andrebbe recuperata nella sua dimensione di autentica epopea degli “ultimi” della Val Padana.
La storia si svolge in Lombardia, nel dopoguerra, un periodo di grandi trasformazioni in tutta Italia. Anche i numerosi personaggi del libro si trovano a fronteggiare grandi cambiamenti: molti di loro iniziano a lasciare i campi per andare a lavorare nelle fabbriche di Milano.
Tra di loro spicca la storia di Faustino, un giovane uomo che ogni giorno, insieme ad altri operai, prende il treno delle 05.30 per raggiungere la fabbrica. Lui crede nella giustizia, sostiene gli scioperi, cerca di far valere i propri diritti e sogna anche di sposarsi con la sua fidanzata Armida. Ed è proprio lei, un altro personaggio centrale della storia. Armida vive con la famiglia, anche loro operai, e ogni giorno prende il treno delle 05.30. Ma Armida è uno spirito libero, una donna che cerca un amore diverso e qualcosa di più dalla sua vita, qualcosa che vada oltre la fredda e grigia routine quotidiana.
"Cantare nel buio" è un ritratto veritiero dell'Italia, dove vediamo la vita che cambia e, per qualche pagina, entriamo nelle esistenze di uomini e donne che sperano in un futuro migliore. Ma il loro futuro è legato a quel treno spesso in ritardo, dove non si ha nemmeno un posto per sedersi, perchè il vagone è un carro-merci. Sentiamo la loro stanchezza, la povertà, la determinazione che li spinge a bloccare un treno pur di farsi ascoltare, ma anche l’amore per la propria fidanzata e la famiglia.
Un romanzo realistico che ci fa tornare indietro nel tempo, ma che sa parlare anche al presente.