"Глоток свободы" - это историческая повесть о Пестеле, раскрывающая самые горькие страницы в истории декабристского движения. Создатель программы революционного преобразования России предстает перед читателем сложным человеком, не свободным от недостатков, свойственных дворянским революционерам. Мы видим идеолога декабристов не только в период его властной, обаятельной силы, но и в минуты слабости, когда рушились его надежды. В то же время автор дает почувствовать глубину того следа, который оставили в сознании русского общества люди, впервые открыто выступившие против самодержавия и крепостничества.
Bulat Shalvovich Okudzhava (also transliterated as Boulat Okudjava, Bulat Okudjava, Boulat Okoudjava, or Okoudzhava; Russian: Була́т Ша́лвович Окуджа́ва, Georgian: ბულატ ოკუჯავა) (May 9, 1924 – June 12, 1997) was a Soviet poet, writer, musician, novelist,singer-songwriter. He was one of the founders of the Russian genre called "author's song" (авторская песня, avtorskaya pesnya). He was of Georgian-Armenian origin, born in Moscow and died in Paris. He was the author of about 200 songs, set to his own poetry. His songs are a mixture of Russian poetic and folksong traditions and the French chansonnier style represented by such contemporaries of Okudzhava as Georges Brassens. Though his songs were never overtly political (in contrast to those of some of his fellow "bards"), the freshness and independence of Okudzhava's artistic voice presented a subtle challenge to Soviet cultural authorities, who were thus hesitant for many years to give official sanction to Okudzhava as a singer-songwriter.
I decabristi sono stati tratti in arresto e hanno inizio indagini e interrogatori al fine di accertare l'estensione della rete e il grado di coinvolgimento dei vari responsabili. Il "povero" Avrosimov, in realtà, povero non è, facendo parte dell'aristocrazia (sia pure rurale) ed essendo padrone di 200 anime. Viene "promosso", grazie allo zio Artamon, a scrivano, cancelliere diremmo oggi, o forse diciamo stenografo. Deve trascrivere domande e risposte durante gli interrogatori di Pestel', uno dei capi dei decabristi, già comandante di un reggimento durante l'invasione napoleonica. Chiamato a difendere la patria contro l'invasore francese, come naturale ne aveva assorbito alcune idee (abolizione della servitù della gleba, fine dell'assolutismo, suffragio ecc.).
Ma questa è solo l'ambientazione, uno sfondo che ribolle dentro l'anima di Avrosimov. I suoi sentimenti verso questa "canaglia" di regicida (tentato), dapprima fermi e risoluti, iniziano a ondeggiare e a sfumare verso un qualcosa di indistinto che sfocia presto in ammirazione sotterranea.
Ma questa, in fondo, sarebbe un'evoluzione banale, del tutto insignificante per una penna come quella di Bulat Okudzava. E, in effetti, l'imprevedibile non tarda ad arrivare. Solo che il lettore non se ne accorge subito. Avrosimov riflette, tra la stesura di una riga e l'altra, Avrosimov frequenta i bordelli, tra una seduta della commissione e l'altra. Avrosimov pensa, riflette e probabilmente la sua è un'immaginazione abbastanza fervida, non sempre si è in grado di distinguere realtà e fantasia. Le cose che dice le dice veramente? Oppure le pensa? Oppure lo vorrebbe pensare, ma non è in grado di ammetterlo? Oppure è solo l'interpretazione del narratore, che spesso e volentieri inserisce i propri commenti?
Sia come sia, ad un certo punto pare persino che il "nostro" stia per prendere in mano la situazione, assumere l'iniziativa, con audacia e tutto il resto. Ma è davvero così? Oppure, in definitiva, si tratta solo di un quaquaraqua con il quale tutto degenera nel patetico (nel senso di penoso e pietoso)? Lasciamo perdere, lasciamo perdere, vi dico!