»Wir sind, was wir vergessen haben.« Erst verlegte sie ihre Brille, dann vergaß sie ein paar PIN-Nummern, schließlich fand Jörn Klares Mutter ihre Küche nicht mehr. Am Ende stand die Diagnose Demenz. Die Besuche im Heim werfen Fragen auf: Sind Erlebnisse nur dann etwas wert, wenn wir uns daran erinnern? Kann man seine Würde oder gar »sich selbst« verlieren? Und liegt in den Begegnungen im Hier und Jetzt nicht auch ein Trost? Bereits heute leben in Deutschland 1,3 Millionen Menschen, die von Demenz betroffen sind, 2050 werden es doppelt so viele sein. Jenseits der Klischees von grauen Heimen und überfordertem Personal sucht Jörn Klare nach anderen, weniger bedrückenden Sichtweisen auf diese immense gesellschaftliche Herausforderung. Ausgehend von den bewegenden Besuchen bei seiner Mutter, macht er sich auf den Weg zu Experten und Praktikern, zu Ärzten und Juristen, Philosophen und Altenpflegern. Mit ihnen spricht er über das Leben, den Tod und das, was dazwischen liegt.
Ho iniziato a leggere questo testo con un po’ di scetticismo. È difficile trovare libri che trattino tematiche delicate come quella della demenza in modo accurato, senza cadere nella banalità.
Al mio dolce nonno è stata diagnosticata la demenza senile ed è stato un cambiamento veramente repentino che mi ha fatto sorgere diverse domande sul che cosa mi sarei potuta aspettare, sul come sarebbe stato opportuno approcciarmi a questo suo nuovo modo di vivere la vita e questo libro mi è stato molto di conforto. Inizialmente forse ero anche un po’ intimorita dal leggere la storia di una persona affetta da demenza di Alzheimer e del vissuto dei suoi cari, proprio perché significava sedersi a tavolino con la demenza stessa e farci i conti. Eppure ne è uscita una piacevole conversazione, a tratti dolorosa e pungente, ma che alla fine mi ha fatto sentire più vicina al mio nonno. Sono felice di questa lettura e di tutto quello che mi ha lasciato, soprattutto l’idea che leggere storie di vissuti simili ai propri possa essere un toccasana che permette di conoscersi e di conoscere l’altro diverso da sé
Nach einem Familienessen will Jörns Mutter den Tisch abräumen und bleibt hilflos im Flur stehen. Sie weiß nicht mehr, wo ihre Küche ist. Plötzlich machen die vielen kleinen Vorfälle einen Sinn: verlorene Schlüssel, vergessene Verabredungen oder Pin-Nummern oder die Brille, die man ständig suchen musste. Jörn und sein Bruder plötzlich entscheiden, was jetzt für ihre Mutter am besten ist.
An Demenz zu erkranken ist für die meisten Menschen eine schreckliche Vorstellung. In seinem Buch schreibt Jörn Klare, dass es für die Angehörigen wahrscheinlich schlimmer ist als für den Erkrankten. Er beschreibt seine Mutter als durchweg positiven Menschen, deren Welt zwar immer kleiner wird, die aber völlig zufrieden ist und glücklich scheint.
Für ihn dagegen ist es furchtbar, dass sie ihn auf einmal nicht mehr erkennt oder sich an ihn erinnert, an seinen älteren Bruder dagegen schon. Auch die geliebte Enkelin, für die die Großmutter vor einigen Jahren noch Tonbänder besprochen hat, ist in ihren Augen zwar noch ein liebes Mädchen. Dass sie aber mit ihr verwandt ist, daran kann sich die Mutter nicht mehr erinnern.
Jörn Klare berichtet nicht nur darüber, wie sich das Leben der Familie nach dem Ausbruch der Krankheit verändert hat. Er trifft sich mit Fachleuten, die die unterschiedlichsten Meinungen vertreten, immer auf der Suche nach der Frage, ob seine Mutter leidet und ob er irgendwann auch erkranken wird. Diese Fragen kann ihm keiner beantworten, aber er lernt, mit dem Schicksal umzugehen.
Un libro molto interessante, secondo me. Oltre a raccontare la malattia in modo molto piano e intimo, discute i problemi etici e sociali che la demenza senile solleva. Purtroppo tutto ciò che concerne il sistema sanitario e l'eutanasia è "locale" - l'autore è tedesco e parla della Germania - ma va bene, vale la pena leggere.
la cosa più interessante ?! ....il titolo (che infatti funziona bene da "esca"). ho l'impressione che la traduzione lasci un po a desiderare (...altrimenti deve essere il libro ! ..o certamente me)
========== Sarebbe meglio, sostiene Nehen, in una situazione del genere, cercare di far rilassare quella persona semplicemente abbracciandola. “A livello razionale non si può ottenere nulla con un paziente affetto da demenza.” ========== Prima, cioè fino a circa un anno fa, era lei a chiedermi sempre qualcosa, a voler far parte della mia vita e a lamentarsi sempre, scherzando solo a metà, che doveva “tirarmi fuori le parole dalla bocca”. ========== Dopo un paio di minuti mia madre non si ricorda più dell’incidente e io apprezzo come la rapidità nel dimenticare qualche volta possa essere anche un vantaggio. ========== Jonathan Franzen, da figlio di una persona colpita dalla demenza, la descrive come “un prisma, che separa la morte in tutte le sue parti che presto saranno ricomposte”. La morte dell’indipendenza. La morte della memoria. La morte della coscienza. La morte della personalità. La morte del corpo. ==========