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Romanzi 1892-1898

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Contains the novels
- Mathilde Möhring
- Frau Jenny Treibel
- Effi Briest
- I Poggendpuhl
- Lo Stechlin
- La mia infanzia

1560 pages, Hardcover

Published January 1, 1993

5 people want to read

About the author

Theodor Fontane

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Theodor Fontane, novelist, critic, poet, and travel writer, was one of the most celebrated nineteenth-century German men of letters. He was born into a French Huguenot family in the Prussian town of Neuruppin, where his father owned a small pharmacy. His father’s gambling debts forced the family to move repeatedly, and eventually his temperamentally mismatched parents separated.

Though Fontane showed early interest in history and literature - jotting down stories in his school notebooks - he could not afford to attend university; instead he apprenticed as a pharmacist and eventually settled in Berlin. There he joined the influential literary society Tunnel über der Spree, which included among its members Theodor Storm and Gottfried Keller, and turned to writing. In 1850 Fontane’s first published books, two volumes of ballads, appeared; they would prove to be his most successful books during his lifetime. He spent the next four decades working as a critic, journalist, and war correspondent while producing some fifty works of history, travel narrative, and fiction. His early novels, the first of which was published in 1878, when Fontane was nearly sixty, concerned recent historical events.

It was not until the late 1880s that he turned to his great novels of modern society, remarkable for their psychological insight: Trials and Tribulations (1888), Irretrievable (1891), Frau Jenny Treibel (1892), and Effi Briest (1895). During his last years, Fontane returned to writing poetry, and, while recovering from a severe illness, wrote an autobiographical novel that would prove to be a late commercial success. He is buried in the French section of the Friedhof II cemetery in Berlin.

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921 reviews4 followers
March 31, 2021
Il prussiano e Melusine (introduzione di Giuliano Baioni)

La narrativa di Fontane infatti e’ certo ironica, conversevole e satirica, ma ha dentro di sé un pessimismo a volte cupo e definitivo, che non sa nulla di imperativo categorico, tanto e’ indulgente, tollerante, permissivo e non sopporta in nessun caso chi e’ convinto di aver sempre ragione e ha sempre la certezza delle cose assolute: “Non c’è nulla che sia certo e sicuro nemmeno nelle cose degli ideali e della morale e men che meno nei cosiddetti dati di fatto. I registri battesimali sono notoriamente falsi”. (XXXIII-XXXIV)

Il mondo si stava sgretolando, l’io si stava decomponendo in una linea senza fine di impulsi e di impressioni, ma la Prussia imperiale era ancora la cosa in sé, la cosa assoluta, indiscutibile e indiscussa, che reggeva e garantiva tutti i valori. Tutto il resto era a confronto insignificanza, parvenza, inganno, illusione delle piccole esistenze quotidiane sulle quali era possibile parlare all’infinito, poiché qualunque cosa potesse succedervi, anche di grande e di terribile, la vita non avrebbe mai smesso, nemmeno per un momento, di muoversi e di agitarsi. (XXXV)

Molto prima di Thomas Mann, che non a caso lo volle suo maestro, Fontane ha intuito nelle sue donne sensuali, spesso malate, esauste, languorose e tutte affascinate dall’abbraccio dei fiocchi di neve e delle nuvole dei fiori la cultura del fin de siécle che sta per arrivare o è già arrivata. (XLV)

In questa convinzione che l’errore e la menzogna siano indispensabili per rendere l’esistenza in qualche modo sopportabile si sente naturalmente l’odore di Nietzsche che Fontane ha letto molto bene: “Tutto e’ privo di senso” scrive nella stessa lettera a Methe “ma bisogna accettarlo e far finta di esserne contenti”. (LXVI-LXVII)

(Fontane) … dichiara di non voler partecipare al gran ballo della letteratura di mercato: le sue storie, lontanissime dai bollettini di polizia, non hanno una trama e raccontano solo di piccoli eventi quotidiani. (XCII)

… l’idea che è il vero e proprio testamento spirituale del vecchio Fontane, sia messa in bocca proprio a Melusine, quando spiega il suo rifiuto di rompere il ghiaccio del lago con lo spavento che prova di fronte a tutto ciò che si nasconde. (XCIV)

MATHILDE MOEHRING (****)

Hugo teneva la mano di Thilde e disse: “Mi sta bene, Thilde, sono contento che tu parli così. Pensavo che non avessi il giusto senso della gioia, del dolce far niente, che resta sempre la cosa più bella”. (52-3)

FRAU JENNY TREIBEL (****)

Prendi e dai, dai e prendi,
e con i tuoi capelli gioca il vento.
Ah, solo questa, solo questa è vita,
quando un cuore incontra un cuore.

(pagina 158 e 308)

(Schmidt): E adesso dimmi (rivolto a Corinna) risponde a verità che ieri sera nel Grunewald, con tutta l’arroganza junkeriana di una Schmidt, hai derubato del suo valore più prezioso un pacifico e disarmato figlio di borghesi di nome Leopold Treibel che se ne andava per la sua strada?
(pagina 275)

Ossia, le prime avvisaglie di un trapasso che, almeno per Fontane, è lontano dal venire (probabilmente non credeva alle sue letture nietzschiane).

(Marcell): Ormai Corinna ha chiuso per sempre con la modernità e con la morbosa importanza data alle apparenze, e ha imparato invece ad apprezzare di nuovo quello stile di vita di cui si faceva gioco e nel quale è cresciuta.
(pagina 296)

Ossia: Marcell l’ottuso.

Lo spirito della letteratura rende liberi…
(pagina 299)

Fontane che anticipa i tempi…




GRETE MINDE (****)


ELLERNIKLIPP (*****)

“Ecco, ecco” disse Baltzer e tamburellò sui vetri. “Dunque è anche capace di disubbidire. Vedi, Grissel, mi piace. L’uomo deve ubbidire, è la prima cosa, altrimenti non vale nulla. Ma la seconda è che non deve ubbidire, o non vale nulla neppure in questo caso. Chi ubbidisce sempre è un servo pigro e non prova piacere né amore e non ha forza né coraggio. Ma chi possiede il vero piacere e il vero amore possiede anche una sua volontà. E chi possiede una volontà vuole cose diverse da quelle che vogliono gli altri.”
(pagina 279)

“Eterna e immutabile è la legge!”
(pagina 375)


SMARRIMENTI, DISORDINI (****)

Ogni uomo è spinto dalla sua natura verso determinate cose, talvolta molto, molto piccole, cose che pur essendo piccole equivalgono per lui alla vita o comunque alla parte migliore della vita. E per me questa parte migliore è data dalla semplicità, dalla verità, dalla naturalezza.
(pagina 923)

SENZA RITORNO (****)

Delle felicità di questo mondo,
certo, la più grande è la pace,
cosa resta dei piaceri della vita,
che non sia avvelenato?
La rosa che ci dà la primavera
appassisce nel gelo,
chi odia è da compiangere
e più ancora chi ama.

(pagina 1148)

“Nel tempo, nel tempo, caro Holk. L’angelo custode dell’uomo è il tempo.”
(pagina 1361)

EFFI BRIEST (****)

Ci si affaccia sulla soglia del caos…

Le varie fasi: l’educatore controlla con la paura (vedi fantasmi) che l’ordine venga mantenuto; ma, come al solito, la paura conduce alla fuga.
L’ordine dettato dalla paura si appiattisce: il triangolo amoroso diventa cerchio; oppure un anello composto da un cerchio con del vuoto al centro (vedi Clarisse di Musil).

L’aristocrazia dunque come metafora o come una condizione poetica che il dilagare dell’utilitarismo borghese con il suo culto del denaro stava avviando alla definitiva decadenza. Effi Briest è appunto la storia della decadenza di una aristocrazia condannata ad obbedire al codice ormai assurdamente formale dell’onore.
(pagine 1377-8)

“Perchè non si può fare altrimenti. Ci ho pensato e ripensato. Non siamo soltanto individui, facciamo parte di un tutto e gli dobbiamo dei riguardi, ne siamo totalmente dipendenti…
(pagina 557)

I POGGENPUHL (****)

Così vivevano le Poggenpuhl, dimostrando al mondo che se si hanno sani principi, e naturalmente anche la necessaria abilità, si può vivere contenti e quasi all'altezza del proprio rango con pochissimi mezzi, ...
(pagine 628-9)

Non vuoi renderti conto che il mondo che definisci con superficialità e presunzione e, semplicemente per fartene beffe, "cristiano-germanico", che quel mondo ha più valore di una mezza dozzina di Gerson... perché tanti diventeranno alla fine. Quel che conta è la vita interiore, non quella esteriore: le mele con una bella buccia di soito sono bacate."
"E le renette grigie sopravvivono all'inverno."

(pagina 704)

LO STECHLIN (****)

Osserva il gregge che pascola dinnanzi a te: non sa che cosa sia ieri, che
cosa sia oggi; salta intorno, mangia, riposa, digerisce, salta di nuovo, e così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo
piacere e con la sua pena al piuolo, per così dire, dell'attimo, e perciò né
triste né annoiato. Vedere tutto ciò è molto triste per l'uomo poiché egli si
vanta, di fronte all'animale, della sua umanità e tuttavia guarda con invidia la felicità di quello — giacché egli vuole soltanto vivere come l'animale
né tediato né addolorato, ma lo vuole invano, perché non lo vuole come
l'animale. L'uomo chiese una volta all'animale: Perché mi guardi soltanto,
senza parlarmi della tua felicità? L'animale voleva rispondere e dire: La
ragione di ciò è che dimentico subito quello che volevo dire — ma dimenticò subito anche questa risposta e tacque: così l'uomo se ne meravigliò.
Ma egli si meravigliò anche di se stesso, di non poter imparare a dimenticare e di essere sempre attaccato al passato: per quanto lontano egli corra e
per quanto velocemente, la catena lo accompagna. È un prodigio: l'attimo,
in un lampo, è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un
niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola
via — e improvvisamente rivòla indietro, in grembo all'uomo.


Nietzsche, SULL'UTILITÀ E IL DANNO
DELLA STORIA PER LA VITA
Considerazioni inattuali, II
1874

Lo Stechlin è così il romanzo di questo tramonto e non per nulla è, nei capitoli finali, narrazione di straziante sommesso lirismo. Fontane è preoccupato solo di non strafare, di non vanificare il minimalismo della vita quotidiana, l'unica dimensione che, come il lago e la sua leggenda, rifletta veramente i grandi sommovimenti della storia.
(1395)

"Dobbiamo, certo. Il dovere, è questa la cosa principale. Quando si sa cosa si deve fare, il resto è facile. Ma dove manca il dovere manca anche la volontà..."
(900)

(Melusine) Rispetto l'esistente. Ma a dire il vero rispetto anche ciò che diviene perché proprio questo divenire prima o poi sarà un dato della realtà. Dobbiamo amare tutto ciò che è vecchio finché lo merita, ma in fondo dobbiamo vivere per il nuovo. E soprattutto, come ci insegna lo Stechlin, non dobbiamo mai dimenticare il grande legame che unisce le cose.
(1027)

LA MIA INFANZIA (****)

Che ne sarebbe stato del mondo se in ogni tempo non ci fossero stati uomini valorosi, magnifici, i quali, per parlare con Schiller, "tendono la mano verso il cielo e dalle stelle riportano sulla terra i loro eterni diritti"?
(1277-8)

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