Puglia, gennaio 1943. Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte. In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, grazie alla guerra, all’odio e all’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.
Born in 1987, Ilaria Goffredo lives in Italy and has a Bachelor's Degree in Educational Sciences. She has travelled across Europe and work in travel agencies and important resorts. In 2005 she was a volunteer in a professional school in Malindi, Kenya. There she fell in love with that magnificent land and its extraordinary people. She was on the official jury of the "Casa Sanremo Writers Edizione 2013" competition. She has won several literary prizes for her short stories and travelogues. She has a blog that deals with art, history and literature. She is an indipendent researcher. Her novel "The eye of the storm" was shortlisted for the italian literary competition ilmioesordio Feltrinelli 2012.
Nata nel 1987, Ilaria Goffredo vive in Puglia ed è laureata in scienze della formazione. Ha viaggiato in tutta Europa e lavorato in agenzie di viaggi e grandi villaggi turistici. Nel 2005 ha lavorato come volontaria in una scuola professionale di Malindi, in Kenya. Lì si è innamorata di quella terra meravigliosa e della sua gente straordinaria. È stata giurato ufficiale del concorso “Casa Sanremo Writers Edizione 2013”. Ha vinto diversi premi letterari per racconti e diari di viaggio. Gestisce un blog che tratta di arte, storia e letteratura. È ricercatrice indipendente. Con il romanzo TREGUA si è classificata finalista nel concorso nazionale ilmioesordio 2012.
Quando ho saputo che questo era un libro auto-pubblicato e senza una casa editrice pronta a pubblicarlo mi sono chiesta il perchè. Allora l'ho letto, mi sono immersa nella vita amara e dura di Elisa e di tutte quelle persone che hanno vissuto in prima linea l'orrore della seconda guerra mondiale. Alla fine della lettura mi sono ancora chiesta perchè?! Perchè nessuna casa editrice si fa avanti per pubblicare questa bellissima storia? E' una storia che parla d'amore, ma anche di realtà vera e cruda, che parla di onestà e di paura, e che racchiude tanti sentimenti contrastanti. La storia parla della seconda guerra mondiale vista con gli occhi della giovane Elisa. La vita di Elisa è scandita da una monotona e triste routine. Ogni giorno deve fare i conti con i morsi della fame, con la fila al freddo per una misera razione giornaliera di pane nero e a volte una misera patata, correre a cucinare quel poco che c'è per suo padre e per suo fratello Antonio che lavorano nei campi dal mattino alla sera, ed infine andare sul tetto di casa per dare l'allarme nel caso di un attacco aereo. Niente nella vita di Elisa è roseo, niente le dà più speranza. A volte la routine è rotta da una chiaccherata con Marina,una donna sulla quarantina che le vive accanto,alla quale Elisa è molto legata. Anche se suo padre le ha vietato di vederla, ogni tanto la ragazza la va a trovare di nascosto. Ed è in una di quelle visite che fa la conoscenza di Alec, figlio di Marina, che illuminerà la sua triste esistenza e le ridonerà speranza in un mondo dove ormai niente sembrava più sorriderle. Ma la guerra è ovunque e le tristi sorprese della vita sono sempre in agguato. La vita di Elisa sarà messa a dura prova da ogni sorta di calamità, ma queste esperienze la renderanno una donna migliore, una donna nuova, una donna forte! Mentre scorrevo nella lettura ho notato una somiglianza con la storia d'amore di Tatiana e Alexander (la trilogia de Il cavaliere d'inverno di Paullina Simmons), ma solo per il fatto che tutte e due le storie sono ambientate durante una guerra e perchè emanano entrambe una passione ed una dolcezza infinita. Mi sono affezionata subito alla dolce Elisa ed ho provato emozioni forti in varie scene della storia. Il romanzo è scritto dal punto di vista della protagonista che è Elisa ed è narrato in modo piacevole e scorrevole che coinvolge il lettore nello sviluppo della storia. Spero vivamente che abbia un seguito, e che le mie parole smuovino qualcosa nel cuore di qualche editore. Consiglio questo libro a chiunque ami le storie ambientate durante la guerra e a chi ama le storie piene di passione che ti tengono sul filo del rasoio fino all'ultimo. Auguro un in bocca al lupo ad Ilaria Goffredo ed un grazie per questa lettura veramente bella.
Quando ho letto per la prima volta la trama e le motivazioni che hanno spinto l'autrice ha pubblicare gratuitamente il proprio romanzo, non ci ho pensato troppo e ho subito scaricato l'ebook, colpita dalla storia, dagli eventi raccontati, ma anche dalla grande volontà di far conoscere quello che si ha dentro, in un modo forse inconsueto. Tuttavia, se le grandi case editrici non riescono a vedere realmente il talento di molti giovani italiani, in qualche modo bisogna realizzare i propri sogni, seguendo altre vie. Nessuno ha il diritto di bloccare un sogno, soprattutto quando si ha un talento come quello di Ilaria Goffredo. Sono anche dell'idea che scrivere, non significhi meramente guadagnare, bensì trasmettere quello che si ha dentro ai lettori, far conoscere loro i propri personaggi, una parte della propria anima, e raccontare. E' soprattutto questo il vero scopo di un sogno come quello della scrittura. Sono anche un'amante di quel tratto di storia che è impossibile da dimenticare, anzi, va sempre, costantemente, ricordato, come un monito: non si può tornare indietro, non si può tornare a quegli orrori. Ma, finora ho sempre e solo letto storie relative agli ebrei e ambientate in grandi città, e quindi sta proprio qui una parte dell'originalità di questo romanzo: trattare vicende drammatiche nelle piccole città italiane, spesso lasciate da parte, dimenticate, mostrando come anche in questi luoghi più remoti, la guerra abbia colpito profondamente gli animi umani. Vivendo in una piccola realtà, mi sono sentita profondamente in sintonia con la sua scelta e le avventure della giovane protagonista, che si ritrova a crescere troppo in fretta, mentre il mondo crolla intorno a sè a causa della malvagità degli uomini. So perfettamente che anche in questi luoghi non citati nei libri di scuola, o altrove, uomini e donne hanno lottato per vivere, per liberarsi da un fascismo che li portava a sprofondare in una realtà dove il terrore e la mancanza di libertà, oltre alla fame, erano all'ordine del giorno. Ecco, Ilaria Goffredo con questo suo romanzo ci fa vivere attraverso gli occhi di Elisa, l'orrore della guerra, le difficoltà della vita durante il secondo conflitto mondiale, la cattiveria malsana delle camicie nere, la mancanza di libertà e i dettami assurdi di Mussolini, e le crudeltà che si perpetuavano nei campi da lavoro presenti anche nel territorio italiano, dove non solo ebrei, ma soprattutto oppositori del regime venivano segregati, lavorando molte ore al giorno, ed essendo torturati in modi incredibili e spregievoli.
Siamo a Martina Franca, nella Puglia del '43, e subito ci viene presentata la protagonista: Elisa, una ragazza di diciotto anni, ingenua ma determinata, che si ritrova a far la fila insieme a una moltitudine di persone per ricavare qualcosa da mangiare, ben misero in verità, un po' di pane nero e poco altro. La guerra è stata capace di portare alla miseria e alla fame moltissime persone, che durante l'inverno trovano anche difficoltà a riscaldarsi e avere vestiti decenti. La stessa Elisa è costretta ad indossare gli abiti del fratello e ad attendere che lui e suo padre siano "sazi" prima di poter mangiare lei stessa. La sua vita va avanti, tra privazioni e conflitti con un padre troppo ancorato ai fascisti, e un fratello che medita di divenire un ribelle, al fine di combattere il fascismo. Questa vita monotona, però, si conclude quando incrocia due splendidi occhi color ambra, nei quali si perde. Alec, il figlio di una vicina di casa, è un ragazzo misterioso e dall'accento strano, che farà presto breccia nel suo cuore. Un colpo di fulmine che li unisce in un amore pieno di passione ma anche difficile da vivere. Infatti, proprio nel momento in cui riescono a capire i loro reciproci sentimenti, Alec è costretto ad andare via, lontano, lasciando Elisa piena di domande e in preda a una tristezza incontenibile. Una lettera del suo amato però, rappresenterà l'inizio dei veri problemi. Verrà intercettata, infatti, dai fascisti che prenderanno suo padre e altri uomini e ragazzi accusati per i crimini più assurdi, e verranno uccisi senza pietà. Da questo momento in poi, Elisa è costretta ad abbandonare la sua casa, la sua vecchia vita, e a unirsi a un gruppo di rivoltosi che sognano la libertà e si adoperano per combattere il fascismo, e al cui capo vi è proprio suo fratello Antonio. Ma la guerra non smette di colpire, facendo sprofondare i protagonisti in un baratro senza fine.
"... odiavo quella maledetta guerra. Oltre ad annientare nazioni e sfasciare imperi, uccidere milioni di persone e impoverirne altrettante, stava anche distruggendo il piccolo mondo sul quale avevo costruito tutte le sicurezze della mia vita. Stava minando nel profondo le basi della nostra famiglia che andava frammentandosi sempre più, lasciando ognuno solo e perso nelle proprie paure ..."
Elisa, giovane e bella, capirà ben presto che i veri "cattivi" non sono gli inglesi con le loro bombe, ma gli stessi fascisti; scoprirà di persona gli orrori dei campi di lavoro, dove persone di ogni sesso ed età sono seviziate e costrette a lavorare a ritmi insostenibili, con poco cibo, e vivendo in condizioni pietose. Diventano pian piano dei numeri, non più delle persone. E in una tale situazione è facile dimenticare il proprio nome, il proprio passato, chi si è veramente. Si diventa un numero. L'autrice è proprio brava a trasmettere questa triste condizione, questa trasformazione da persona a numero, dall'essere qualcuno, al divenire nessuno. Guerra e Amore si contrappongono continuamente. Alec torna nella sua vita, la salva dalla morte certa, e si prende cura di lei. Il loro amore tocca passioni uniche, e si fa completo. Il passato che turba la fragile protagonista viene svelato, e via via scompare, sotto il tocco delicato e amorevole del suo amore, di quel gigante dagli occhi d'ambra che riesce a farla emergere dal buio che sembra avvolgere la sua vita.
"... Ora la mia vita ha un senso. Ora non combatto per la patria, combatto per te, per liberare il tuo paese dai tiranni, combatto per darti un futuro migliore, combatto nella speranza di poter vivere con te in un mondo senza guerra." mi guardò intensamente. "Tu sei tutto. Sei me."
Eppure, ancora una volta, i loro giorni insieme sono destinati a finire. Alec, che rivela tutto su di sè alla sua amata, deve partire di nuovo, lasciandola sotto la protezione del suo amico più fidato, Russell (che personalmente ho molto apprezzato!), ed Elisa pian piano torna a vivere, seppur con un vuoto dentro, ma una speranza sempre viva di rivedere il suo amore, e di non rivolgere sempre i suoi pensieri e il suo amore all'unico segno evidente e reale del suo Alec: un anello che le ha regalato tempo prima. Il finale mi ha molto sorpresa. Mi ero fatta una mia personale idea, ma si è rivelata sbagliata. Certo, mi sarei sicuramente aspettata qualcosa di drammatico, dato il trema trattato e la piega degli eventi, ma non di certo quello che ci regala l'autrice. Eppure, mi è piaciuto, e tanto!
Lo stile di Ilaria Goffredo è molto semplice e scorrevole. Ti prende per mano e ti trascina completamente nella storia. Con frasi rapide e secche, rende evidente l'azione, mentre si sofferma con più tranquillità quando parla di sentimenti. Devo ammettere che è facile visualizzare nella mente le immagini, come se fosse un vero film. Anzi, sono sicura che sarebbe perfetta da trasmettere sul grande o piccolo schermo, in modo da divulgare al mondo, e soprattutto al nostro paese, la realtà difficile che i nostri nonni e bisnonni hanno dovuto vivere.
Ottima è la caratterizzazione dei personaggi, così vivi, così reali. L'ingenua, ma determinata Elisa, che dimostrerà più volte tutto il suo coraggio per salvare le persone che ama; l'adorabile Alec pronto a difendere in tutto e per tutto la sua amata; il forte fratello Antonio, di una tenerezza incredibile, ma anche una grande tenacia nel professare ciò in cui crede; una fragile Grazia, migliore amica della protagonista; un'amorevole Marisa, madre di Alec, ma che si rivela essere anche una sorta di madre per Elisa. E come dimenticare Anna e Cecilia, giovani ragazze che condividono i tragici momenti trascorsi nel campo da lavoro?
Con "Tregua nell'ambra" l'autrice ci trasmette una miriade di emozioni, ci strazia l'animo, ma poi allevia le sofferenze con la forza di un amore forte e vivo, un amore che annuncia speranza, che rappresenta una luce in un mondo che sprofonda sempre più in basso. La storia d'amore tra Alec ed Elisa è alla base del romanzo, è la forza che spinge Elisa a vivere anche quando la morte sembra così vicina e liberatrice. E' un amore come ormai non se ne trova quasi più. Forte, vero, immenso. Con questo romanzo ho riso, quasi pianto, il mio animo è stato staziato, e poi è stato curato, e poi di nuovo straziato. Un'altalena di emozioni che non si possono descrivere a parole, ma solo vivere con la lettura.
L'unico piccolo neo, che deriva solo da una considerazione puramente personale, è che alla conclusione sono rimasta sospesa, ossia, avevo diverse domande alle quali non ho trovato risposta. Cosa ne è stato veramente dei personaggi secondari? Sì, si accenna a loro, ma giustamente - anche se tristemente - alla fine non si sa veramente quale sia stata la loro fine, la si può solo immaginare. Solo questo non mi ha spinta a donare quel mezzo libricino in più per il massimo, ma tuttavia non è una cosa negativa, anzi!
AGGIORNAMENTO! In risposta a queste mie domande, è arrivata l'autrice che mi ha resa davvero felice! Perché si resta sospesi? Semplice, perché Tregua nell'ambra ... continua! Ha un seguito, che non vedo l'ora di leggere appena sarà possibile, e quindi troverò le risposte alle mie domande! Questo mi porta, dunque, ad aggiungere quel mezzo punticino in più che avevo sottratto, pensando che fosse un romanzo autoconclusivo!
Vi invito davvero con tutto il cuore a scaricare questo romanzo e leggerlo! E' meraviglioso! Tocca davvero le corde dell'anima, fa sobbalzare i nostri cuori. Vi innamorerete facilmente dei vari personaggi (personalmente ho amato Russell e ovviamente anche Alec, per non parlare del fratellone di Elisa!). E' la storia di una ragazzina che di colpo si ritrova a divenire donna, a lottare per la sua vita, ad affrontare vicende tragiche che una persona di quell'età non dovrebbe mai vivere.
Ovviamente non svelo il finale, per cui, se volete saperne di più, leggetelo! E' un romanzo che merita davvero di essere divulgato, per permettere anche ai più giovani di conoscere più in profondità le tristi vicende dell'Italia di quell'epoca. Per conoscere maggiormente la realtà dei campi di lavoro che esistevano anche sul nostro territorio, e che forse sono poco conosciuti. Il dramma della seconda guerra mondiale non si è svolto solo nei campi tedeschi, o in quelli russi, ma anche nella nostra bella Italia. Cicatrici che non possono essere rimosse. Mi auguro davvero che possa essere pubblicato e riconosciuto come merita.
Grazie, Ilaria per aver condiviso il tuo libro con tutti noi! E grazie per le intense emozioni che mi hai donato! Non scorderò mai la dolce Elisa e il suo splendido amore, Alec.
Volendo usare un'etichetta per questo romanzo, ben conscio dei limiti propri di qualunque operazione volta a definire, e dunque a limitare, non ho timore a definire Tregua nell'ambra un romanzo sentimentale, più che un romanzo storico, come pure cerca di presentarsi, a cominciare da quella citazione di Primo Levi, all'esordio del libro, che ben presto pare assolutamente pretenziosa e poi addirittura fuori luogo. Malgrado questa presentazione, Tregua nell'ambra potrebbe meritarsi una sua dignità, fosse solo per il ritratto vivido che l'autrice ci restituisce della vita italiana in un paesino pugliese nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. Purtroppo, anche queste promesse non vengono mantenute, e quel che poteva sembrare un bel romanzo di formazione femminile in tempi di guerra ben documentato si riduce alla fine a esser un romanzetto sentimentale, pretenzioso e non esente da stereotipi e ingenuità narrative. L'autrice non riesce, innanzitutto, ad amalgamare il fondo storico con la vicenda personale e sentimentale della protagonista, innamorata tramite il più classico dei colpi di fulmine del misterioso Alec, un giovane inglese piombato a turbare la sua quotidianità molto più della guerra stessa. Si ha dunque la sensazione di due filoni staccati, che s'incontrano attraverso artifici narrativi evidenti e macchinosi, a cominciare da un escamotage dal sapore manzoniano: un uomo di potere del paese, innamorato della protagonista, reagisce al rifiuto di quest'ultima facendo arrestare la famiglia per presunto antifascismo. Quel che ne consegue è la classica vicenda di separazioni, ricongiungimenti e nuove separazioni, che conduce a un finale improvviso e aperto, segnale di un sequel in arrivo. A rovinare la lettura di quello che altrimenti sarebbe stato un umile ma dignitoso romanzo sentimentale è, oltre alla pretenziosità accennata all'inizio, la mancata capacità di trattare certi temi forti in modo adeguato. Nel suo peregrinare Elisa si trova prigioniera di un campo di lavori forzati: una parentesi cupa, per la quale l'autrice sembra essersi documentata, ma che richiede una competenza e una maturità che non trovano riscontro nel testo; al contrario, il tema delle deportazioni, della repressione del regime, è affrontato in maniera un po' superficiale, abbozzata, o per meglio dire, ingenua. Come se non bastasse, malgrado il lavoro sulla caratterizzazione della protagonista, i personaggi appaiono piatti, immobili, assolutamente statici: complice anche la scelta di distribuire la vicenda su più romanzi, scegliendo dunque un finale aperto, non vediamo mutare Elisa nel corso della vicenda; Alec, poi, risulta fin troppo costruito e idealizzato. Del tutto abbozzati gli altri personaggi, che del resto sono solo delle figurine di contorno alla coppia che regge tutta la storia. La cura dell'ambientazione è altrettanto scostante: la documentazione storica c'è, ma non è distribuita in maniera omogenea. La sensazione è di leggere alcuni passaggi descrittivi da manuale scolastico, mentre altri pezzi di storia galleggiano nel nulla; l'autrice dipinge in maniera soddisfacente la vita nel regime fascista, ma poi si perde in ingenuità varie (un esempio: la creazione di campi di concentramento per ebrei e le sperimentazioni condotte dai tedeschi sono state scoperte a guerra conclusa; è poco verosimile che un semplice comandante fascista, in basso nella gerarchia, inchiodato a un campo di lavoro tra le colline pugliesi ne sia stato al corrente), per poi indugiare in tecnicismi militari del tutto superflui. La scrittura è abbastanza buona, da segnalare una certa proprietà linguistica e un vocabolario ricco. Discorso diverso per l'uso dell'inglese, in cui l'autrice scrive buona parte dei dialoghi tra i soldati inglesi che affollano l'ultima parte del romanzo: un inglese scolastico, povero, non privo di qualche vistoso errore. Una scelta apprezzabile per dare maggiore realismo, ma superflua in un romanzo che di storico ha solo l'ambientazione e soprattutto controproducente se, come in questo caso, allunga ulteriormente la lista dei difetti. Nondimeno, non mi sento di elaborare un giudizio del tutto negativo: la scrittura c'è, sebbene da affinare; al di là della vicenda, la storia è ben costruita, con un'appropriata gestione delle coordinate spazio-temporali, è organica e fluida. Aggiungo mezzo punto per la volontà di raccontare la storia, la nostra storia: di questi tempi, tra zombie innamorati e vampiri glitterati, non è cosa da poco.
Prima di tutto devo dire che fin dalle prime pagine si nota la cura e la documentazione che c'è dietro questo libro, e non parlo solo di una lettura di documenti, ma anche di un vero e proprio lavoro sul campo, di una documentazione dal vivo di quella che doveva essere la vita in un paesino del sud nell'Italia del 1943. La vicenda infatti si dipana in uno dei momenti più bui del nostro Paese: il potere fascista è ancora molto forte, ma la guerra non sta andando bene, gli Alleati si fanno piano piano sempre più vicini e presto arriverà l'8 settembre. In questo quadro incontriamo Elisa, una diciottenne di Martina Franca, un piccolo borgo nell'entroterra pugliese. Elisa è giovane e ingenua, non ha mai visto niente al di fuori del suo paesino; ha una vita semplice che ruota intorno a suo padre e suo fratello: la mattina si alza per far la fila per il cibo, di bassa qualità e razionato, fa le pulizie, cucina, fa la vedetta antiaerea, e niente più. Elisa è il cardine di questo romanzo, il punto forte, è colei che porta avanti la speranza. La sua vita è semplice, ma non è mai stata facile, fatta di rinunce e di una terribile violenza. Ma un giorno, in questo vivere fermo e immutabile, appare Alec, il figlio della sua amica Marisa. Elisa ne è subito attratta ma anche turbata, in parte per quello che lei ha subito in passato, in parte perchè questo ragazzo così bello nasconde un segreto, un segreto che però per lei sarà la salvezza. Tregua nell'ambra è un romanzo forte e profondo, fatto di dolore, crudeltà ma anche di speranza e amore. Ilaria Goffredo è riuscita a mostrare al lettore l'Italia vera della Seconda Guerra Mondiale, non solo quella fatta dai grandi nomi della Storia, ma quella del popolo più minuto, rappresentato dalla giovane e onesta Elisa, ma anche dalle comari di paese, dai giovani braccianti con lo spirito antifascista, dai ribelli nascosti nelle campagne, dalle masse intrappolate nei campi di lavoro e destinati a una fine terribile. Nulla è dato per scontato, tutto è spiegato per far capire cosa si provava in quegli anni e per lasciare un segno nell'anima di ogni lettore. Complementare a questo intento storico troviamo la parte più intima di questo libro: l'amore di Elisa e Alec, che si scopre all'improvviso e si rinforza pagina dopo pagina, anche nei momenti più oscuri. Ho veramente amato questa coppia di protagonisti, mi sono ritrovata naturalmente a tifare per loro, anche se alla fine passano insieme solo pochi istanti. La tematica sentimentale non stride rispetto a quella più propriamente storica, anzi, come dicevo, sono complementari, ben unite tra loro grazie soprattutto ad Elisa. Un vero e proprio inno alla speranza, per il suo amore ma anche per il suo Paese! La narrazione è molto lineare e affatto pesante, la lettura scorre rapida, anche se a volte non ho condiviso l'uso di alcuni termini troppo ricercati messi qua e là. Che dire...Questo romanzo mi ha veramente conquista, anche perchè unisce due aspetti che amo trovare nei libri, la storia e il romanticismo (sono una romanticona con la lacrima facile!), uniti insieme in modo abile e semplice. Il finale mi ha letteralmente lasciata interdetta...Spero veramente sia previsto un seguito!!
Semplicemente meraviglioso! Una storia avvincente che ti tiene incollata al libro pagina dopo pagina. Lo scenario è quello della seconda guerra mondiale visto con gli occhi di una ragazza diciottenne che con la sua ingenuità cerca di interpretare quanto sta accadendo nella sua Puglia sotto il regime fascista. Viene qui messo in evidenza un aspetto spesso sconosciuto al giorno d'oggi e cioè la disinformazione del popolo riguardo ai reali accadimenti politici, sicuramente per l'enorme opera di censura condotta dal governo di Mussolini, ma anche per una mancanza di cultura generale tipica di quegli anni. E' impressionante leggere l'incredulità di Elisa davanti alle voci del paese riguardanti i campi di lavoro. Ma anche Elisa maturerà e capirà l'orrore in cui sta vivendo. La sua consapevolezza purtroppo raggiungerà il culmine durante la permanenza al campo di lavoro di Alberobello. Esperienza da cui si salverà grazie all'amore della sua vita: Alec. L'annientamento psico-fisico causato dal campo lavoro riesce a non sopraffarla completamente anche grazie alla speranza di rivedere il suo Alec a cui "parla" quotidianamente tramite una sorta di preghiera che rivolge all'anello da lui regalatole. Il loro amore immenso e che affronta ogni dolore del presente e del passato è il filone principale di tutta la seconda parte. Un amore che va al di là delle brutture della storia e dei pericoli sempre dietro l'angolo. E' una storia che ti travolge e ti trascina con sé... ti sembra di vivere con le emozioni e le paure di Elisa...di essere lì con lei nei momenti felici e in quelli orribili. Uno dei migliori romanzi di ambientazione storica che abbia mai letto.
Tregua nell’Ambra è un romanzo storico con una narrazione in prima persona. E’ un genere difficile da affrontare senza finire contro gli scogli dell’eccesso di introspezione, ma il testo di Ilaria Goffredo scorre perfettamente, danzando attorno agli ostacoli, alternando fresca raffinatezza e raffinata freschezza. Con una mano leggera ed esperta dipinge un quadro impressionista degli anni quaranta, mostrando e non spiegando, reinterpretando emozionalmente le gioie, le difficoltà e i drammi ma lasciando all’immaginazione del lettore tutto lo spazio che occorre per vivere la storia e la curiosità per leggerla tutta d’un fiato. E’ raro che un romanzo di questo genere sia così soffice nella modalità espressiva e allo stesso tempo tanto incisivo e profondo. La storia della protagonista non va svelata in anticipo, al di là delle anticipazioni fornite direttamente dall’autrice. Il ritmo è molto curato, giovane; l’ambientazione storica mostra un amore profondo per la ricerca, stimolando a sua volta la curiosità del lettore ma senza mai appesantire la narrazione. Nel complesso è un libro dominato dall’equilibrio: competenza e istinto nell’espressione, avventura e dramma nel genere, sentimento ed emozione nella narrazione. Nel prenderlo in mano bisogna mettere da parte gli stereotipi dei giovani autori: l’autrice non è una scrittrice del futuro ma una scrittrice del presente, non ci sono promesse da realizzare in un futuro più o meno lontano ma promesse già mantenute all’interno del suo romanzo.
Devo ammetterlo. Ho iniziato a leggere questo libro con scetticismo. Pensavo che se nessuno l'aveva ancora pubblicato probabilmente non doveva valere granchè. Beh, mi sbagliavo della grossa. Tregua (come amo definirlo io affettuosamente) è uno di quei libri che una volta letti ti restano nell'anima. Una storia spaccacuore, una memoria del nostro passato. Uno stile direi impeccabile e adatto alla narrazione. 5 stelle, non ce sono di più?
Io dico solo una cosa. Che se gli editori preferiscono pubblicare scritti obbrobriosi di vip che si cimentano a scrivere, anzichè pubblicare chi scrive con passione e (cavolo!) con maestria come questa autrice, beh stiamo proprio nella merda. Brava Ilaria, un gran bel libro.
Ma com'è che sto libro è gratis?? Molto, molto, molto, molto più bello di certi libri famosi che ho pagato fior di quattrini e che facevano schifo. Un libro epico.
Era da tanto tempo che non leggevo una storia profonda e indimenticabile come questa. Un meraviglioso racconto dettagliato con anima e cuore di un contesto storico importante come la seconda guerra mondiale. Tutto comincia in un piccolo paese pugliese, Martina Franca. E questo credo sia l’evidente dimostrazione della bravura di questa autrice emergente, perché immerge una piccola grande storia di una ragazza semplice di paese in uno stupendo romanzo storico,il quale ci invita ancora a non dimenticare mai le barbarie, che la guerra ha inflitto nel nostro passato. Sullo sfondo della Puglia c’è Elisa,(il vero nome è Elisabetta), una giovane ragazza di diciotto anni che vive nel quotidiano terrore di una guerra senza scrupoli e senza via d’uscita. Le giornate si susseguono fra stenti, povertà e fame al fianco di suo fratello e di suo padre, ma solo più in là si accorgerà di quanto quella noiosa e scarna quotidianità possa essere veramente preziosa e cara: quando la forza del conflitto imperverserà sul suo destino. Un unico e importante evento sorprenderà la sua esistenza, l’amicizia che la lega ad una cara vicina di casa, Marisa, la porterà a conoscere Alec, figlio della donna. Elisa rimane letteralmente affascinata dalla sua aitante bellezza: fisico alto e prestante, capelli mori e quegli occhi sognanti dalla luce d’ambra. Ed ecco che tra di loro nasce la pura semplicità di un amore giovanile, che attraverso la seguente e forzata distanza fra i due, si rivelerà ancora più forte della guerra stessa. All’inizio l’identità di Alec è pervasa di mistero, perché egli racconta ad Elisa di vivere e lavorare al Nord. Poi ha un accento molto strano, quasi straniero e le rivela di non poterle dire tutta la verità, perché potrebbe metterla in pericolo. E sarà proprio la conoscenza del giovane a regalarle la felicità del vero amore, ma anche le continue e agghiaccianti punizioni della guerra. Un amore diviso e combattuto dalla crudeltà violenta e quotidiana delle Camicie Nere, per poi proseguire nei campi di concentramento con la fredda descrizione dell’orribile vita, che si svolge là dentro. Se può essere ancora chiamata vita. Lascio ovviamente al lettore la curiosità di procedere nella trama di quest’avvincente storia passo dopo passo restando positivamente colpito dalla bravura dell’autrice, che riesce a padroneggiare ogni cambio di scena con maestria. Dall’austera ambientazione di un conflitto pieno di scempiaggini e privazioni alla seconda parte del libro, in cui descrive con leggiadra dolcezza e magnifica sensibilità il sentimento fra i due protagonisti. Ho amato soprattutto il capitolo ‘Profumo di more’, ma anche molto l’ultima parte dedita al Castello Svevo di Bari, adibito alla sede militare dei soldati americani e inglesi. Per me niente andrebbe sminuito in questo libro, perché ho amato leggere ogni scena e ogni vicenda allo stesso modo. E da inguaribile romantica, ovviamente ho adorato lo stile della Goffredo, soprattutto nella seconda parte, trovando molte citazioni davvero indimenticabili e pervase di poesia, genere che io adoro. Ho apprezzato molto anche l’inserimento della lirica ‘Se questo è un uomo’ di Primo Levi, che è una tra le più belle esistenti e dedita a ricordarci che l’orrore della guerra non dovrebbe esistere mai. Anche se il mio parere non potrà contare molto, posso dire che questo romanzo, arrivato finalista al concorso nazionale ‘il mio esordio 2012’, non ha avuto la giusta diffusione e nessuna casa editrice si è fatta avanti per poter pubblicare quello, che personalmente considero un piccolo grande capolavoro. Quante volte vediamo autori famosi e non, che hanno avuto la fortuna di essere pubblicati e distribuiti con successo raggiungendo una celebrità spesso non del tutto meritata? Per questo dico,diamo spazio alle voci di scrittori italiani che veramente meritano, e questo libro merita davvero di essere diffuso da una casa editrice famosa e nota per essere conosciuto anche a livello internazionale. Non tutti gli autori emergenti riescono in tale bravura e fra i tanti generi esistenti, portiamo avanti una penna italiana, che è riuscita egregiamente a farci capire quanto l’amore possa battere ogni guerra e rendere uomini, mentre non serve a niente e a nessuno essere carnefici della propria vita e di quella altrui. Uno stile davvero fresco e originale che porta avanti dal passato un amore di quel sapore antico e semplice, perché è proprio nella semplicità che si nasconde il vero amore. Una lettura assolutamente da consigliare, augurando che un utile passaparola faccia sbocciare completamente l’autrice alla luce di tutti. Ringrazio Ilaria Goffredo per avermi dato la possibilità di vincere questo libro tramite un giveaway organizzato su facebook. Così vincendo, l’ho ricevuto con una dedica autografata direttamente da lei.
Voglio regalarvi una citazione che mi è rimasta nel cuore, estrapolata da un dialogo di Alec dedicato alla sua Elisa e che ha fatto diventare questo libro uno dei miei preferiti, sicuramente il migliore letto questo anno.
<< E lei è la luce e il buio, i poli opposti e indissolubili di ogni materia; il rumore e il silenzio, ogni cosa che sento. Nell’aria, nell’acqua,nel fuoco, c’è sempre lei, tu, sfuggevole come una bambina dispettosa eppure penetrante come un pugnale nel petto. E mi fa sanguinare; ma amo veder quel sangue gocciare, per te, per permetterti di berlo e impadronirtene, impadronirti di me, della mia carne. La mia mente il mio cuore sono già tuoi. Da tempo.>>
Questa invece è una piccola citazione di Elisa:
Un giorno torneremo laggiù, io e il mio amore, torneremo nella piazza di luci, danzeremo man nella man, cuor a cuor, ancor buoni, ancor giovani, torneremo nel giardino delle rose, dove il tempo non corre, io e il mio amore…
E poi la pioggia, il dolore, profumo di more e gocce di fiume,la torre sul mare, un anello, tregua nell’ambra.
Frasi che per chi leggerà la storia toccano il cuore commuovendo l’anima. Una storia di vita indimenticabile che spero, vista la conclusione quasi sospesa di questo primo libro, possa continuare ad emozionarci.
“Tregua” è il romanzo d'esordio di Ilaria Goffredo e il primo di una trilogia. La storia, ambientata per lo più a Martina Franca durante la seconda guerra mondiale, tradisce l'inesperienza dell'autrice che fonde una scrittura ricercata con il romanzo rosa. I personaggi sono ben descritti. La trama è interessante e il ritmo è incalzante ma lo svolgimento e il lessico non premettono al romanzo di elevarsi. Trovo che sia un peccato che una storia così non abbia trovato una collocazione editoriale che le avrebbe sicuramente giovato, colmando le lacune e facendo crescere e maturare anche l'autrice in vista di un futuro.
In genere non amo i romanzi storici, soprattutto se ambientati durante la seconda guerra mondiale. E' un periodo che sento troppo vicino e, anche se non l'ho vissuto, ha un'alta capacità di ferirmi, per tanto in genere preferisco evitarlo.
Con un po' di preparazione psicologica ho comunque affrontato il romanzo e devo dire che non me ne sono pentita, almeno dal punto di vista storico.
La ricostruzione del periodo, delle vicende italiane, delle sensazioni e impressioni delle persone è ben fatta e mostra tutto il lavoro di ricerca che c'è stato dietro.
Il punto debole (cioè quello che mi ha fatto storcere il naso) è stata la trama. Alla fine del libro ho avuto l'impressione di leggere solo una storia d'amore (non dico banale, perché l'amore non dovrebbe mai esserlo) che non mi ha neanche entusiasmata più di tanto. Nella prima parte sì.
La vita del paese, i turni di sentinella, la ribellione e i movimenti di quelli che poi diverranno partigiani sono stati anche abbastanza interessanti.
Triste il momento della prigionia, ma da lì il romanzo storico si è perso. Lui la salva con un po' troppa facilità. E sia la fuga che la permanenza al castello di Bari sono un po' troppo da 'pucci-pucci' per i miei gusti. Sì le divise, sì il pericolo, ma per ciò che 'vede' il lettore, qualunque altro sfondo sarebbe andato bene. Dalla metà in poi mi sono francamente annoiata, sono andata avanti nella speranza che finisse l'idillio e che accadesse finalmente qualcosa, ma niente.
Il finale sa un po' di messo lì, giusto per concludere il tutto senza che ci sia un vero intento, una convergenza di fatti.
Poi sta cosa che tutti s'innamorano di lei... Sarà stata carina (certo dopo mesi di prigionia un bellissimo scricciolo pelle e ossa), ma dal resto del romanzo non è che mi sia sembrata sta gran personalità. Un po' meno primadonna l'avrebbe resa più simpatica.
Personaggi: La protagonista è Elisabetta, una qualunque ragazza nella Puglia fascista della seconda guerra mondiale. La conosciamo come una brava ragazza, rispettosa delle regole, che si sforza di essere una 'brava fascista' per non avere guai. Il suo unico atto di follia è quello di mettersi in testa di salvare il fratello, per il resto è una ragazza ordinaria dall'inizio alla fine. Neanche tanto simpatica. Alec è il principe biondo della storia. S'innamora perdutamente, salva la sua bella e quant'altro, ma neanche lui incide particolarmente. Si ricorda per un po' di strafottenza e per l'amore che mostra ad Elisabetta, ma niente di più.
Tutti gli altri personaggi sono abbastanza marginali, non eccessivamente approfonditi e che non si lasciano ricordare.
Stile: La Goffredo adotta un linguaggio fluido e pulito. Il libro scorre veloce e si lascia leggere almeno fino ai due terzi. L'ultima parte rallenta ma più per la storia che per il tipo di scrittura. Buone le descrizioni che tratteggiano luoghi e persone senza abbondanza di parole né metafore altisonanti. Mi è piaciuto lo stile affine all'epoca in cui è ambientato il romanzo.
Giudizio finale complessivo: Un libro che nel suo complesso non è brutto, annoia un po' nella sua ultima parte. Per una volta mi sono ritrovata ad apprezzare più la ricostruzione storica che non la storia di per sè, ma non c'è una regola sui motivi per cui si apprezza un romanzo. Nonostante la guerra è un racconto tranquillo che si può leggere in qualunque momento.
Volendo usare un'etichetta per questo romanzo, ben conscio dei limiti propri di qualunque operazione volta a definire, e dunque a limitare, non ho timore a definire La tregua nell'ambra un romanzo sentimentale, più che un romanzo storico, come pure cerca di presentarsi, a cominciare da quella citazione di Primo Levi, all'esordio del libro, che ben presto pare assolutamente pretenziosa e poi addirittura fuori luogo. Malgrado questa presentazione, La tregua nell'ambra potrebbe meritarsi una sua dignità, fosse solo per il ritratto vivido che l'autrice ci restituisce della vita italiana in un paesino pugliese nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. Purtroppo, anche queste promesse non vengono mantenute, e quel che poteva sembrare un bel romanzo di formazione femminile in tempi di guerra ben documentato si riduce alla fine a esser un romanzetto sentimentale, pretenzioso e non esente da stereotipi e ingenuità narrative.
"Let it be known that World War II is one of the most depressing periods of history, at least in my opinion. So when I started reading The Eye of the Storm, I was already expecting to feel all the feels. Star-crossed lovers? Check. War? Check. Senseless deaths? Check to the positive infinity." Continue reading our review here.
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[...] Ilaria Goffredo incastona, come fosse una pietra preziosa, una romanticissima storia d’amore in uno scenario intessuto di morte, violenza desolazione. Prestando cura ai dati documentali, dipinge con efficacia l’affresco di un’ Italia del sud martoriata dal conflitto, ci guida attraverso l’incubo dei campi di lavoro di Alberobello e Gioia del Colle, ci narra la lotta antifascista e il coraggio della resistenza, tracciando nel contempo un fil rouge che, contrastando lo sfondo, valorizza i sentimenti in senso lato. [...] La recensione completa su Leggere è magia: http://miriam-mastrovito.blogspot.it/...