In un presente alternativo, un governo totalitario sembra gestire la vita dell'intera popolazione umana. I "cittadini" vivono in un regime di terrore e di ferree regole dettate dal Ductor. Apparentemente salvatore della specie, dopo il disastro ecologico, il Ductor "protegge" il popolo sotto un sole nero, nel silenzio e nell'alienazione in cui sono ridotti, sotto un regime che marcia per le strade "Per la pace. Per la quiete. Per il sangue dei nemici". Ma un'ulteriore minaccia da parte di invasori esterni sembra minare questo equilibrio. Nove vite si intrecciano, ci raccontano e ci conducono verso un epilogo inaspettato.
Nato l'8.1.1988 a Desio (MB) studia a Verano Brianza fino alla scuola media inferiore. Frequenta poi l'itcs ''Villa Greppi'' di Monticello, dove si diploma in lingue straniere. Laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione all'Università degli Studi di Milano, lavora per Esselunga spa come commesso. Pubblica nel 2009 ''Storia di un boia'', con Kimerik editore. Con questo romanzo parteciperà in seguito al Moonlight Festival 2011. Nel 2010 è il turno di ''Solo gli Occhi'', sempre con Kimerik. Nel 2011, il 10 agosto, esce ''Stati Uniti d'Aspirina'', ideale sequel di Solo gli Occhi, edito da Zona Editore. Nel dicembre 2011 viene pubblicato ''Sotto un sole nero'', con Ded'a edizioni. Il libro viene distribuito anche sugli scaffali della catena di negozi in cui lavora come commesso (Esselunga). Premiato nell'ottobre 2011 con medaglia, menzione d'onore e segnalazione di merito a ''Scriviamo insieme 2011'', viene poi scelto, insieme ad altri autori, a seguito del concorso ''Asylum 100'', per entrare a far parte col racconto ''English Library'' dell'antologia del concorso stesso; vince in seguito, nel gennaio 2012, il concorso ''2Mila segnalibri'' col racconto ''Prigioniero''. Scelto, a maggio 2012, per la prima antologia in e-book della Nasf (nuovi autori science fiction) nel concorso ''Seeds: un universo in una pagina'' con il racconto ''Arrivo''. Selezionato, sempre con il racconto ''Prigioniero'', nel concorso ''Miedo'', per far parte dell'antologia ''Gli occhi della paura'' a giugno 2012. Pubblica quindi ''Nebbia'' nel dicembre 2013 (Ded'a) e ''Il Cenotafio di Simon Petit'' nel febbraio 2014 (Leucotea). E' in uscita il suo settimo romanzo, ''Indiano'' (Smasher). E' nominato Presidente dell'Associazione Culturale e Letteraria LiberoLibro, nata nel dicembre 2013.
In "Sotto Un Sole Nero", ci troviamo in un mondo distopico, sotto la dittatura del potente Ductur. Si vive nell'oscurità, nel timore, nella disperazione e nella monotonia quotidiana, sperando di continuare a vedere quel sole che è stato oscurato, e di poter sopravvivere all'alba di un nuovo giorno.
Si viene introdotti in questo mondo attraverso il punto di vista di diversi personaggi: un omosessuale che nasconde la sua "vera natura" per paura di essere ucciso e mettere in pericolo la sua stessa famiglia, una bambina che tornando a casa da scuola, trova la sua casa distrutta, senza traccia della madre, la disperazione di una madre a cui l'esercito ha portato via figli e marito per farli diventare soldati, un soldato che esegue gli ordini dittatoriali perchè crede sia giusto così, un bimbo che si ritrova ad assiste alle violenze subite dalla madre da parte dei soldati, e altri ancora.
Il racconto è molto originale ed interessante, la storia di ognuno di essi è toccante, drammatica. Ma lo stile narrativo appare lento, pesante, e molto ripetitivo. All'inizio credevo fosse giusto così, per enfatizzare il tutto, ma continuando nella lettura ho cominciato a trovarlo quasi snervante.
Non lo reputo un libro cattivo,sia ben chiaro, anzi il finale mi è proprio piaciuto. In un certo senso, ogni tassello torna al suo posto e giustizia è fatta. E per questo, anche se non proprio convinta del tutto, ho optato per le tre stelline.
Prima di scrivere la recensione vera e propria, anticipo che l'autore del libro (che non conosco) mi ha contattato chiedendomi se mi faceva piacere ricevere il testo in questione per leggerlo ed eventualmente recensirlo. Io ho accettato e non sono andata a leggere altre recensioni prima di averlo finito, cosi da farmi un’idea il più possibile priva di pregiudizi. Il genere è fantascientifico/distopico, il mondo è assoggettato ad una dittatura globale che ha oscurato anche il sole. La narrazione avviene in prima persona attraverso le voci interiori di diversi personaggi del tutto indipendenti gli uni dagli altri. Non aggiungo altro sulla trama per non rovinare il gusto della lettura per chi fosse interessato. Sicuramente lo stile narrativo scelto è l’elemento fondamentale di tutta l’opera poiché condiziona il ritmo e l’andamento generale della storia, si tratta a mio avviso di una scelta rischiosa, perché presenta due grosse difficoltà dal punto di vista tecnico: la prima è quella di evitare ridondanze che rendano la lettura ripetitiva e pesante; la seconda è data dal fatto di far parlare più personaggi, molto diversi tra loro, quindi è necessario che “la voce” di ognuno di essi si caratterizzi nettamente dalle altre. Su questi due punti il romanzo soffre di una certa ripetitività, il ritmo della storia si interrompe di continuo e la cosa potrebbe anche funzionare se la psicologia e l’interiorità dei personaggi fossero affrontate in maniera più profonda, invece da questo punto di vista mi sembra che si rimanga sempre su un livello abbastanza superficiale: i personaggi rimuginano di continuo sul loro passato o il loro presente esprimendo una forte insoddisfazione e frustrazione. Mi sembra che si resti a metà strada tra il dare importanza al generale attraverso lo svolgimento della storia e quindi curare elementi come in ritmo e l’organicità del tutto; e il dare importanza al particolare attraverso le psicologie e le sensazioni dei personaggi.
Il punto migliore di tutta la narrazione è quello della prima voce, quando il ragazzo è preso, imprigionato e torturato, perché il personaggio in quel momento, avendo perso i propri punti di riferimento, più che pensieri complessi esprime impressioni e sensazioni (sia fisiche che emotive) in un rapido susseguirsi che coinvolgono il lettore.
Per concludere, dovendo dare una valutazione in cui il massimo voto è cinque stelle, per romanzi come 1984 o Farenheit 451 o Il cacciatore di andoridi, mi sento di dare due stelle e mezzo a questo libro.
Letto per gentile concessione dell'autore. Il libro mi è piaciuto molto, pur non essendo privo di difetti. Mi è piaciuto per la sua originalità: questo libro fa parte di un genere, quello distopico, che ultimamente sta spopolando, ma riesce ad essere ORIGINALE (e le maiuscole se le merita) perché ci presenta dei punti di vista nuovi, particolari, che danno spessore al mondo creato dallo scrittore. Forse però più che un libro vero e proprio, un romanzo a sé stante, sarebbe stato più interessante se questo fosse stato un compendio, un di più, di un altro romanzo. Un romanzo ambientato in questo mondo ma più strutturato, con più "azione", più eventi, perché questo è essenzialmente un libro di punti di vista. Ma sono tutti punti di vista unici, particolari e ciò è degno di nota. Altra cosa positiva è lo stile dell'autore, incalzante, adatto al tema, incisivo ed estremamente espressivo, anche se poco equilibrato. Le ripetizioni aiutano a scandire il ritmo, sono efficaci e rendono lo stile tagliente ed espressivo, ma sono troppe. Alcune sarebbero state evitabili. Le ripetizioni sono uno strumento utilissimo ma vanno dosate perché ne basta una di troppo per stonare. Un'ultima cosa: nel libro sono presentati i punti di vista di diverse persone ed ognuna ha la sua storia, le sue caratteristiche e la propria voce ma, purtroppo, la voce che rimane più forte è quella dell'autore stesso: si vede che prova a donare ad ogni personaggio una voce nuova, unica, personale, ma alla fine la cosa non riesce così bene. Nonostante questo è stata una piacevole scoperta e una lettura che vale la pena fare.
Al principio mi ha attratto, poi la mia attenzione è andata scemando, perchè il testo come stile, stesura e genere, non rientra nei miei gusti. Lo stile del romanzo è introspettivo, ricorda quasi un diario in alcuni momenti. Il testo e diviso in brani ognuno con un titolo che ne riflette il tema. La narrazione è fruibile, ma le ripetizioni che vogliono dare un effetto "enfatizzante" finiscono per dare fastidio (almeno a me). Preferisco una stesura più unitaria, un unica trama che coinvolge più personaggi, più azioni e vicende, dialoghi e situazioni sentimentali di qualsiasi sorta: amore, amicizia, passioni, tradimenti, e in “Sotto un sole nero” questo mi è mancato. Con queste premesse, il mio voto non può essere alto, anche se “Sotto un sole nero” secondo me ha del potenziale che sicuramente sarà apprezzato da lettori più affini a questo tipo di scrittura e di genere. Recensione completa http://peccati-di-penna.blogspot.it/2...
Un libro dalla struttura senz'altro interessante. Nove diversi punti di vista che descrivono la medesima mattinata da diverse ottiche, finendo per incastrarsi a puzzle, e che alla fine vengono ripresi all'inverso fino alla naturale conclusione. Abbiamo qui una storia ambientata nel prossimo futuro, in una società distopica in cui vige una dittatura affine al nazismo (non è chiaro se si tratti del nazismo stesso che non è mai caduto o semplicemente di un movimento che vi si ispira). Il sole e il cielo sono stati oscurati da una coltre scura, che impedisce quasi alla luce di filtrare. Sotto questo sole nero vivono le loro vite i protagonisti dei vari capitoli, che si trovano d'improvviso di fronte a un evento più grande di loro. Sono storie di vite spezzate dal regime o di vite che al regime devono la loro esistenza, o ancora personaggi che devono affrontare privazioni e perdite e che cercano di aggrapparsi alla loro vita amara o al contrario si lasciano andare. Sono personaggi impegnati a sopravvivere. A questo proposito, molto interessanti in particolare i capitoli finali, sia quello dei "se" che quello in cui si ha il punto di vista dell'"invasore". Non c'è un bene o un male, c'è solo una strenua lotta per la sopravvivenza. Lo stile è uno stile molto graffiante e frammentato, non il mio preferito ma comunque funzionale alla narrazione di alcuni dei punti di vista (eccezionale per esempio quello della madre che si lascia morire dopo aver perso i figli). Si tratta di un flusso di pensieri, pochissimi i dialoghi, tante sensazioni, tante paure, tanti sentimenti. In generale, come ho detto, visto il taglio che l'autore ha scelto di dare al romanzo (un taglio "intimista", appunto, più che sociale o politico) l'escamotage dello stream of consciousness funziona. Potrebbe risultare stancante per il lettore, ma contribuisce a rendere l'idea della monotonia e dell'ansia del vivere sotto il regime. Il difetto che ho riscontrato è che, però, questo flusso di pensieri andava diversificato a seconda del punto di vista. A livello strutturale, di sintassi e di punteggiatura, non c'è differenza fra il capitolo di una bambina e quello di un soldato. Cosa che, purtroppo, ai miei occhi è una mancanza. Andavano approntati, secondo me, tre o quattro stili differenti da alternare a seconda dei protagonisti. Poi sono, indubbiamente, scelte. In ogni caso è un romanzo che si legge bene, che tocca punte di notevole intensità e che lascia ben sperare per il futuro del giovane autore.
Interessante come idea e come impostazione narrativa, ma lo stile troppo ripetitivo diventa ridondante e, già dopo qualche pagina, molto pesante. Una scrittura più scorrevole, intervallata da quella utilizzato per tutto il libro, avrebbe reso molto più fluida la lettura. L'idea di fondo, però, sia come scelta di intercalazione dei personaggi che come colpo di scena finale, è molto bella.
La storia è ambientata in un mondo governato da un terribile dittatore chiamato Il Ductor, in cui il popolo ha pura perfino di respirare perchè le punizioni sono durissime e spesso senza senso. All'inizio del suo governo Il Ductor ha dato ordine di oscurare il sole con quelle che sembravano buone intenzioni, per salvaguardare il pianeta e i suoi abitanti, ma in realtà il suo gesto ha tutt'altra intenzione. La gente vive nell'oscurita, sotto un sole nero e un cielo grigio, vive nella disperazione, ogni giorno fa le stesse cose, ogni giorno fa quello che gli viene ordinato, sperando di sopravivere. Il tutto è raccontato dal punto di vista di 9 diversi personaggi: c'è un ragazzo omosessuale che teme di essere scoperto e ucciso per questo, c'è un bimba che al ritorno da scuola trova la sua casa distrutta, c'è una donna che si vede portare via dall'esercito il marito e i figli, c'è un bimbo che assiste impotente ai soprusi subiti dalla madre da parte dei soldati.. Sono tutte storie molto toccanti, che colpiscono per la loro drammaticità, per la loro crudezza e per la disperazione che trapela da ogni parola. Un giorno però accade qualcosa di incredibile: tutti assistono meravigliati a questo incredibile evento e capiscono che qualcosa sta per cambiare. La trama in realtà è ridotta al minimo, l'evento che colpisce le vite di chi parla è solo uno, lo stesso per tutti, ed è stato interessante vedere come la cosa influisse nelle loro vite in modo diverso. I protagonisti sono i sentimenti e le sensazioni, piuttosto che gli eventi. Ogni capitolo è costruito come un flusso di coscienza: ci arrivano tutti i pensieri dei personaggi e tutti i loro sentimenti, tra cui spiccano soprattutto la paura e la disperazione. Nonostante ci sia una gran varietà di punti di vista diversi, adulti, ragazzi, bambini, madri, figli, quello che li accomuna tutti,tranne alcune eccezioni, è proprio questo, provano gli stessi sentimenti, le stesse paure nei confronti del mondo in cui vivono. La storia fa dei chiari riferimenti alla dittatura di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale e offre diversi spunti di riflessione: troviamo il problema dell'omofobia, con ragazzi che rischiano la morte solo per questa colpa, troviamo la sofferenza di chi ha perso tutta la sua famiglia e si lascia lentamente morire, troviamo l'innocenza dei bambini messi di fronte a situazioni più grandi loro, e soprattuto troviamo la crudeltà di una dittaura che si avvicina molto a quella di Hitler, qualcosa che nessuno dovrebbe mai dimenticare. Ci sono però alcune cose che non mi sono piaciute, principalmente nella forma, più che nei contenuti. La prima è che, sebbene solitamente io trovi molto suggestive le frasi costruite con ripetizioni e anafore, è un tipo di struttura che mi piace vedere di tanto in tanto, ma non sull'intera lunghezza dell'opera e per questo non sono riuscita ad apprezzare pienamente lo stile dell'autore. Inoltre essendo ogni capitolo narrato in prima persona da un diverso personaggio, avrebbe funzionato meglio se il linguaggio fosse stato in qualche modo differenziato da persona a persona. In questo senso sono solo due o tre i personaggi che funzionano davvero bene, si distinguono dagli altri e rimangono impressi meglio nella memoria. E' un'idea sicuramente originale di cui ho apprezzato le similitudini con alcuni eventi del passato, che ci ricordano che sì, questo è un libro, ma cose del genere sono accadute davvero, e non devono capitare mai più. Ciò che mi è davvero piaciuto è stato il finale, che da una risposta a tutti i nostri dubbi, e ho apprezzato soprattutto la parte che approfondisce la situazione di ogni personaggio incontrato, raccontandoci cosa ne è stato di loro e collegando alcune delle vicende. E' stato un modo interessante di concludere, dando un bel messaggio di speranza. Questo libro è un distopico che mescola in modo originale passato, presente e futuro, tirando in ballo personaggi le cui storie colpiscono e commuovono e toccando i ricordi tragici di qualcosa che nella realtà non deve più accadere.
Sotto un sole nero è un romanzo distopico in cui l'autore immagina che il mondo sia rigidamente e crudelmente controllato dall'Ordine, al cui vertice troviamo il Ductor. Il cielo, e con esso il sole, sono stati oscurati da una sorta di cupola, così come appaiono ormai senza alcuna luce i giorni dei cittadini costretti a piegarsi alle rigide regole della dittatura, alle sue parate, agli abusi degli uomini del suo esercito, a cui nessuno sembra potersi mai ribellare. Da cui nessuno viene protetto. Ciò che in primis colpisce di questo romanzo è sicuramente lo stile: a metà tra prosa e poesia, inizialmente mi è piaciuto molto e mi ha affascinato, ma poi l'ho trovato troppo ripetitivo e ridondante. Benché spesso riesca a creare il ritmo adatto agli avvenimenti- incalzante, frustrante, doloroso -, per lo più lo spezza, rendendo la lettura meno piacevole di quella che avrebbe potuto essere, e non permettendomi di immergermi appieno nella storia. Soprattutto nella parte iniziale e in quella finale del libro vi sono davvero molte ripetizioni, che rendono un po' esasperante andare avanti con la lettura, soprattutto per gli episodi più lunghi, come quello della madre dei tre ragazzi o quello dell'alieno. Per quanto riguarda la storia vera e propria, benché la descrizione del libro parli di "un presente alternativo", ho apprezzato il fatto che l'autore non abbia dato alcun indizio sul tempo della storia, che infatti potrebbe avere luogo nel passato, nel presente, o nel futuro. Alcuni episodi mi sono piaciuti molto, come il primo, ed altri sono stati molto toccanti. Se infatti dovessi valutare questo romanzo solo in base ai sentimenti che ha saputo suscitare in me - rabbia, tristezza, senso d'ingiustizia -, gli darei il massimo. In particolare, gli episodi di violenza sulle donne mi hanno turbato molto. L'arrivo finale degli alieni è stato una sorpresa, forse a significare che in una situazione del genere, ormai, l'uomo ha perso qualsiasi capacità di salvare se stesso e i suoi simili. Ma questi liberatori extraterrestri porteranno davvero davvero la pace e la giustizia, o si riveleranno solo degli oppressori dall'aspetto fisico diverso? Significativa anche la fine del Ductor - che incontriamo solo nella sua ora più buia -: una morte somministrata da qualcuno a cui non interessa né l'ordine pubblico, la libertà o la giustizia, ma solo il piacere di togliere la vita ad un'altra persona.
Quarta opera dello scrittore Ivano Mingotti, classe 1988, Sotto un sole nero è un romanzo fantascientifico che racconta di un mondo governato dal totalitarismo di un tiranno, il Ductor, che ha assoggettato gli uomini al suo regime e schermato il sole, togliendo colore e speranza alla terra stessa. La quiete è la promessa con cui il Ductor li tiene incatenati e sottomessi. La quiete è, dunque, l'unica aspirazione in un futuro senza aspettative e senza gioie, nel terrore costante di un passo falso che metterà a rischio la propria sopravvivenza. In questo scenario fantapolitico, nove personaggi narrano la storia dal proprio punto di vista ed il lettore procede per accumulo progressivo di particolari fino al colpo di scena finale, assolutamente imprevedibile. La prospettiva si sposta dai comuni cittadini ai burocrati del regime, dallo sguardo ingenuo dei bambini agli occhi scrutatori degli alieni, in un crescendo di emozioni, di percezioni e di terrore. Devo riconoscere che Mingotti ha talento e inventiva, riesce a incuriosire e a catturare l'attenzione del lettore, architettando una trama lineare ma strutturata, che stravolge i classici cliché sugli alieni ostili e conquistatori, restituendo nel finale una speranza, uno squarcio di luce. Unica sbavatura in un romanzo altrimenti gradevole è lo stile: predomina un linguaggio asciutto, incalzante, fatto di ripetizioni continue. Da un lato potrebbe indicare l'assoluta vacuità dei gesti e la reiterazione quotidiana delle stesse inutili formalità, in una monotonia assoluta che è poi la stessa che caratterizza la stasi, l'apatica accettazione del regime da parte dei sudditi, interessati soltanto alla quiete e alla sopravvivenza. Tuttavia, questo linguaggio monotono permane nelle voci dei diversi personaggi, rendendoli inverosimili. Avrei preferito che ognuno avesse il proprio stile, la propria individualità narrativa, come succede soltanto ad uno dei personaggi, l'assassino protagonista del capitolo "Sangue". Allora sì che sarebbe stato un romanzo perfetto. Vi consiglio comunque di tenere d'occhio questo autore, ha le carte in regola per diventare un grande e la fantasia non gli manca, a differenza di tanti sedicenti scrittori che si autocelebrano in questo periodo.
Sotto un sole nero di Ivano Mingottiè un libro strano... assai. Segnalatomi dallo stesso autore, senza ovviamente costrizioni di alcun genere ma per pura curiosità, ho voluto leggere questo libro e vedere cosa aveva da offrire la trama.
Siamo in un mondo alternativo e distopico, dove un sistema tecnologico avanzato è riuscito persino ad oscurare il sole, governato da un regime dittatoriale spietato, soggiogando l’intera popolazione.
La narrazione avviene da diversi punti di vista. Si alterneranno varie voci. Ora sarà un ragazzo omosessuale e il suo sentirsi inadeguato. Ora un soldato e la sua spavalderia. Ora uno spietato pluriomicida. E ancora, una madre con il suo grande dolore, alla quale hanno portato via i suoi beni più cari, marito e figli... e così via.
Una trama che attraverso una sorta di simbiosi e similitudine, ci riporterà alla mente eventi tragici del passato realmente accaduti quali la crudeltà di Hitler, del nazismo e di tutto il male che ne conseguì. Sottomissione, paura e dolore, tanto troppo e disperato. Una dittatura che porta via ogni cosa, ogni pensiero e speranza possibile. Un mondo umiliato che improvvisamente da un giorno all’altro, diventerà lo scenario di nuovi e incredibili eventi, per non dire fantascientifici. Eventi questi che porteranno nuovi cambiamenti e chissà, nuove speranze.
Come dicevo all’inizio, questo è un libro strano, davvero criptico. Lo stile usato dall’autore è molto particolare. Asindeti e anafore serrano il testo in un ritmo continuo e calzante. Quasi senza respiro. Sono sincera nel dire che questo genere di lettura non rientra nei miei soliti canoni e gusti letterali preferiti. Per lo più è stata solo la curiosità a guidarmi nella lettura e spingermi a capire il senso del testo, accompagnandomi fino alla fine. In parole povere volevo vedere dove andava a parare la storia e stop. Spero comunque di fare cosa gradita all’autore nel rilasciare questa mia opinione, augurandogli un sincero in bocca al lupo per il proseguo della sua esperienza di autore e scrittore.
Sotto un sole nero mi è stato gentilmente inviato dall'autore, che ringrazio! La storia è ambientata in un futuro prossimo ma imprecisato in cui vige un regime assolutistico, al cui vertice si trova il Ductor, che impone regole rigide che tutti sono costretti a rispettare, pena la morte... In questo fantomatico e distopico mondo, il Sole è stato oscurato e ormai le persone sono abituate a vivere sotto un cielo perennemente oscuro. L'autore, attraverso diversi personaggi, ci racconta lo stesso avvenimento, ma visto appunto attraverso diversi punti di vista. Un giorno il perfetto e incrollabile Regime viene attaccato dall'esterno e questo è proprio l'avvenimento narrato dall'autore... L'atmosfera che si respira durante la lettura mi ha ricordato un po' 1984 di Orwell, la descrizione di un regime che tiene tutto sotto controllo, la presenza di persone "diverse" costrette ad adattarsi e la voglia che alcuni hanno di rivalsa, sono punti che ho trovato in entrambi i romanzi. Probabilmente l'aspetto più particolare del romanzo è lo stile: infatti l'autore utilizza un linguaggio conciso, fatto di frasi brevissime e frammentate,che all'inizio può confondere il lettore... Una volta abituatosi allo stile, il libro si legge velocemente, fino ad arrivare al finale che mi ha abbastanza spiazzata con tutti i suoi "Se" e le sue varie possibilità... Io avrei preferito un finale meglio delineato e con più informazioni, rispetto invece alle tante possibilità lasciate in sospeso. "Sotto un sole nero" è stato comunque una lettura piacevole ed è a mio parere un bell'esordio e un libro che spinge il lettore, attraverso le sue riflessioni, a interrogarsi anche sulla nostra stessa società e i suoi relativi problemi...
Ho finito questo libro già da qualche giorno, ma prima di scrivere la mia "recensione" ho voluto aspettare per poterlo ragionare ancora un po'. Lo ammetto, appena aperto e visto come si presentava (graficamente) mi sono un po' preoccupata. Ricordava molto un qualche poema di quelli studiati a scuola, che sono sicuramente molto belli e con un grande valore culturale, ma purtroppo per me, troppo difficili da interpretare. Ogni paragrafo racchiudeva sempre più significati di quelli che si riuscivano a comprendere e per poterli analizzare e capire in modo esauriente si aveva bisogno di un libro uguale a quello in questione con le spiegazioni, e così alla fine addio emozioni. Nonostante questo mi sono fatta coraggio e ho cominciato a leggere... Beh! Lo ammetto. Mi è davvero piaciuto! In particolar modo mi è piaciuto lo stile. Queste frasi molto brevi (anche solo di una, due parole) che si ripetevano, rincorrevano, riuscivano a catturare la mia attenzione e a trasportarmi in un crescendo di emozioni che a volte diventava davvero difficile smettere. L'angoscia, la paura, il sospetto si potevano toccare, ma non solo, era come se leggendo avessi davanti a me queste strade, città buie, silenziose, tristi.... angoscianti. Lo so, a dirlo in questo modo probabilmente non incoraggia molto la lettura, ma mi sento comunque di consigliarlo perchè questo libro mi ha saputo emozionare, e tante volte nei libri mi piace cercare proprio questo, le emozioni. Poco importa la loro natura, secondo me un libro per piacere deve emozionare... ti deve restare dentro.
Ringrazio l'autore che gentilmente mi ha inviato il suo ultimo libro in formato digitale.
Sotto un Sole nero è un libro duro, crudo, macabro, intenso... e per questo mi è piaciuto. L'idea di base è molto originale. Non mi ha convinto un pò lo stile, perchè di solito non leggo questi tipi di racconti caratterizzati dalla quasi assenza di dialoghi (mi rende pesante la lettura) e poi perchè l'ho trovato un pò ripetitivo. Nonostante ciò, il ritmo è abbastanza incalzante e coinvolgente e ho apprezzato molto questa storia raccontata a nove vite, con finale inaspettato. Bel lavoro, Ivano! Voto: ★★★½
Devo essere sincera, dopo poche pagine volevo già abbandonare la lettura di questo libro. Non ne potevo più di anafore e asindeti che rendevano la lettura spezzettata, quasi claustrofobica, e non riuscivo a capire dove voleva portarmi lo scrittore con questo ritmo serrato. L'ho vissuta come una sfida e così ho continuato a leggere (e non me ne sono pentita) per vedere dove mi avrebbe voluto condurre Ivano Mingotti. Il nostro giovane scrittore ci porta nel mondo delle emozioni: paura, angoscia, disperazione; ci porta in un mondo senza via di fuga in cui le persone sono sopraffatte dal terrore. Ci troviamo in un mondo distopico, vige la dittatura e si vive in un buio perenne perché il sole è stato oscurato. Il lettore vive le emozioni di diversi personaggi: un omosessuale che nasconde la sua inclinazione sessuale per paura di essere ucciso, l'angoscia di una bambina che trova la casa distrutta e i genitori spariti, la disperazione di una madre a cui l'esercito dittatoriale porta via i figli per farli diventare soldati, un soldato che esegue gli ordini con senso del dovere e altri personaggi ancora. Il lettore vive le emozioni di questi personaggi e la trama passa quasi in secondo piano.
Nonostante la pesantezza dello stile narrativo, è stata una lettura interessante. Il libro non mi ha entusiasmato granché ma secondo il mio modestissimo parere Ivano Mingotti ha tutte le carte in regola per scrivere dell'altro e stupire i lettori con racconti originali.
Libro diviso secondo me in due parti, nella prima attraverso il racconto di vite diverse si racconta una dittatura (la Dittatura?). In questo mondo alternativo vengono raccontate le storie di nove vite, dove solo apparentemente alcuni sono oppressori e alcuni oppressi, ma in realta' sono tutti manovrati. E sinceramente ho trovato la prima parte un po' angosciante. Il libro si risolleva pero' nella seconda parte, che e' decisamente un inno alla speranza, un invito a non cedere mai.
Libro comunque non facile questo Sotto il sole nero, che merita una seconda lettura per poter capire fino in fondo.
Innanzitutto un doveroso ringraziamento all'autore che mi ha contattato e donato il suo libro gratis et amore dei. Trattasi di romanzo breve fantascientifico, ambientato in un mondo in cui un violento e agghiacciante regime ha oscurato il sole (immagino con tipo un'eclissi permanente, voi come lo immaginereste un sole nero?) per non essere trovato dal nemico ed essere, inevitabilmente, sconfitto. Il libro è corale, non esiste un personaggio principale, o forse si: il regime, descritto in maniera cruda e violenta, triste e soffocante. In questo regime si muovono vari personaggi anonimi con le loro miserie e le loro, ovviamente pessime, esperienze con i soldati della dittatura. Poi ad un certo punto il regime cade ed il cielo ridiventa azzurro e soleggiato, ed ecco l'elemento che mi ha fatto dire "meh": cade grazie a dei non ben specificati alieni buoni che trovano la terra, eliminano l'eclissi perenne e soprattutto eliminano tutti i soldati risparmiando invece i cittadini "buoni". No. Avrei preferito che a liberare il mondo dal Ductor e dal suo regime fossero le persone, una resistenza, i partigiani, i militari ribelli, qualcuno degli oppressi comunque, non l'alieno buono di turno! Ovviamente per come è strutturato il romanzo sarebbe stato impossibile introdurre una resistenza, ci sarebbe voluto il come-quando-chi e magari 200 pagine in più, però chissà, magari qualche informazione data qua e là... Lo stile linguistico è particolare ed adattissimo all'argomento del libro: frasi brevi, molti punti fermi, parole ripetute, sensazioni, ossessioni, claustrofobia. Decisamente calzante. In definitiva "Sotto un sole nero" non sarà un caposaldo della fantascienza, ma è un libro onesto che sa coinvolgere e far pensare.
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