Nella Seconda lettera ai Tessalonicesi, che la tradizione attribuiva a san Paolo, compare l'enigmatica figura di una potenza: il katechon, qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l'assalto dell'Anticristo, ma che dovrà togliersi o esser tolto di mezzo – affinché l'Anticristo si disveli – prima del giorno del Signore. E l'interpretazione di quella figura è qui lo sfondo su cui si dipana una riflessione generale – in costante 'divergente accordo' con la posizione di Carl Schmitt – sulla 'teologia politica', e cioè sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell'Occidente, fino all'attuale oblio della loro origine. Con quale sistema politico può trovare un compromesso il paradossale monoteismo cristiano, la fede nel Deus-Trinitas? Con la forma dell'impero o, invece, con quella di un potere che frena, contiene, amministra e distribuisce soltanto? Oppure occorre cercare una contaminazione tra le due? Non poche delle decisioni politiche che hanno segnato la nostra civiltà ruotano intorno a queste domande, e nell'opera di alcuni dei suoi più grandi interpreti, da Agostino a Dante a Dostoevskij, trovano una drammatica rappresentazione. Il volume è corredato da un'antologia dei passi più significativi della tradizione teologica, dalla prima patristica a Calvino, dedicati all'esegesi della Seconda lettera ai Tessalonicesi, 2, 6-7.
Massimo Cacciari, nato a Venezia il 5 giugno 1944, si è laureato in Filosofia presso l’Università di Padova nel 1967, discutendo una tesi sulla Critica del Giudizio di Kant con i Professori Sergio Bettini e Dino Formaggio. Già incaricato di Letteratura Artistica e poi di Estetica presso la Università di Architettura di Venezia, è diventato ordinario in Estetica nel 1985. Direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Accademia di Architettura di Lugano dal 1998 al 2005, nel 2002 fonda con don Luigi Verzè la Facoltà di Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, di cui è il primo preside. Dal 2012 è professore emerito di Filosofia presso lo stesso Ateneo. Ha tenuto lezioni, corsi e conferenze presso numerose università e istituzioni europee. Tra i più prestigiosi riconoscimenti: il premio Hannah Arendt per la filosofia politica nel 1999, il premio dell’Accademia di Darmstadt nel 2002, la medaglia d’oro del Circulo de bellas Artes di Madrid nel 2005, la medaglia d’oro “Pio Manzù” del Presidente della Repubblica Italiana nel 2008, il premio De Sanctis per la saggistica nel 2009, la laurea honoris causa in Architettura dell’Università di Genova nel 2002, quella in Scienze politiche dell’Università di Bucarest nel 2007, quella in Filologia classica dell’Alma Mater di Bologna nel 2014. È cittadino onorario di Sarajewo, per la sua azione politica e culturale durante la guerra e l’assedio della città, e di Siracusa, per i suoi lavori su Platone e il Neoplatonismo. E’ stato co-fondatore e co-direttore di alcune delle riviste che hanno segnato la vita politica, culturale e filosofica italiana tra gli anni ’60 e ’90, da “Angelus Novus” a “Contropiano”, da “Laboratorio politico” al “Centauro”, a “Paradosso”. Tra le sue pubblicazioni, molte delle quali tradotte e molte edite soltanto all’estero, ricordiamo: Krisis, Milano 1976; Dallo Steinhof, Milano 1980; Icone della legge, Milano 1985; L’Angelo necessario, Milano 1986; Zeit ohne Kronos, Klagenfurt 1986; Drama y duelo, Madrid 1987; Méridiéens de la decision, Parigi 1992; Geofilosofia dell’Europa, Milano 1994; L’Arcipelago, Milano 1996; Le dieu qui danse, Parigi 2000; Hamletica, Milano 2009; The Unpolitical, Yale Univ. Press 2009; Doppio ritratto. San Francesco in Dante e in Giotto, Milano 2012; Il potere che frena, Milano 2013. La sua ricerca teoretica si concentra nel “trittico”: Dell’Inizio, Milano 1990; Della cosa ultima, Milano 2004; Labirinto filosofico, Milano 2014.
Testo che si inscrive in quella tradizione filosofica italiana, ormai ben consolidata, di autori che analizzano i testi cristiani per analizzare alcuni processi politici del mondo occidentale.
In questo caso ci si riferisce a una particolare figura misteriosa che ha il compito di "frenare" la venuta dell'Anticristo, cioè colui che farà credere di essere il figlio di Dio. L'Anticristo non è un personaggio bestiale, del caos, ma un personaggio che imita la legge e l'ordine del Figlio di Dio, ingannando e mentendo. Un'ulteriore prova per i fedeli che vorranno accedere alla città celeste.
Il potere che frena è una struttura umana, che appartiene al mondo terreno. Porta con sé l'ordine, ma che dovrà essere necessariamente "tolta di mezzo" affinché possa avverarsi il secondo avvento. Quindi, è una struttura temporanea, nel senso che appartiene al tempo che finisce e non all'infinità del tempo divino.
Le fonti cristiane si sono interrogate su questa figura misteriosa, ma col tempo sono convenute nell'individuare dietro a tale potere che frena ora l'Impero Romano, ora la Chiesa. Cacciari afferma che una tale visione sarebbe troppo semplicistica: al contrario, bisognerebbe considerare "potere che frena" una particolare pratica politica, ora adottata dall'Impero e ora dalla Chiesa: quella della mediazione, cioè l'impedire che una particolare visione del mondo prendesse il sopravvento a scapito delle altre, gettando il mondo in un continuo conflitto per la supremazia. La mediazione, cioè il tentativo di inglobare le varie visioni all'interno di una struttura più alta (i vari popoli nazionali nell'Impero, le varie voci nella Chiesa) rappresenta questo potere frenante capace di allontanare la venuta dell'Anticristo. In ogni caso, mostrano l'ordine per quello che è: un qualcosa non di universale, che potrebbe essere altrimenti, ma che nasce dall'interazione di più visioni.
L'avvio dell'Apocalisse è quando gli ultimi uomini perdono la concezione dell'altrimenti: si pretende che la propria visione sia universale, globale, che la propria legge sia naturale e non umana. L'ordine così non nasce da una mediazione, ma dal convincimento che le cose siano così e che non possa esistere un'alternativa. In tale struttura si cela l'Anticristo: si mostra come un legislatore, ma cela in sé la menzogna dell'ordine.
Il discorso è affascinante e brillante in alcuni punti. Anche se esiguo, il testo è adatto solo a lettori che hanno confidenza con il linguaggio filosofico, soprattutto di quello di derivazione cristiana. Il procedere è serrato in una scrittura densa al limite del compresso. Non nascondo che alcuni passaggi si illuminano solo dopo essere andati avanti nella lettura, poiché alcuni passaggi risultano un po' ermetici. Per fortuna, nel finale il testo mette ordine e acquista una sua chiarezza.
La seconda parte, molto utile, è una carrellata di testi ripresi da vari pensatori cristiani che fanno riferimento alla lettera di Paolo in cui si accenna a questo potere che frena. Sarebbe opportuno leggerla prima di iniziare il saggio: questi testi sono molto chiari e spiegano alcuni passaggi logici di Cacciari, che dà per scontato la conoscenza di quei testi.
I skipped the 2 appendices. This is a review of the 120 page essay. It's very weird and kind of cool that the mayor of Venice is a communist political theologian and philosopher.
The text is essentially a manual for militants about how to exit Bernard Mandeville's Fable of the Bees. Recall: capitalism comes on the scene, and a new set of myths was required to justify the new order. Mandeville's strategy was to compare workers to drones, suggesting that private vices, in aggregate, sum to public good. This induction worked on almost everyone. Well, everyone but people who read Paul. Cacciari is one of those obnoxious guys that actually enjoy reading Paul.
The key term is ho katechon, which comes from the 2nd Letter to the Thessalonians. This is also known as the mystery of anomia. The function of the katechon is to restrain the coming of the man of lawlessness. This creates a security apparatus that is good insofar as it protects people, but unjust insofar as it inadvertently prevents the coming of a more just world. If Satan never comes, neither does Jesus. The katechon creates the illusion that things are fine as they are now. Contrast the katechon with the community of hope. Be cautious: the 'energy of deception' (2 Ts 2:11) is also sent by God.
As an aside, Ticonius was the first theologian to theorize the preserving function of the Church, with reference to Song of Songs. Agamben covered this in The Mystery of Iniquity, which is good. Back to the argument.
There's a brief moment where Cacciari considers whether empire and the katechon are equivalent. He concludes that they are not. The mistake was to ignore the obvious fact that empires are the target suppressed by the katechon.
There are two communities in Cacciari's picture: the community of the Church and its inversion. The former is not the community of the perfect, but of those who strive for completeness, a possibility the latter denies. The latter is usually known by its persona as the police. Why do people fall for it? The katechon constructs a strange form of representation by de-constructing all representability. Satan, in this scheme, 'represents' that which is uncontainable by this matrix. The protagonist of the katechon is the Grand Inquisitor, who you may know from Dostoevsky. The Inquisitor insists that the human being is a rebellious slave and that anyone affirming their freedom is either lying or inhuman. Unlike Christ, who is a foreign Stranger, the Inquisitor is "one of us." The Inquisitor claims to protect those who are not yet ready for the gospel, the in-fans. The trick is that if the Inquisitor has his way, the gospel will be infinitely deferred, and the children will never grow up.
The essay ends with a contrast between Prometheus, crucified on his rock and Epimetheus opening one Pandora's box after another. It's a bit depressing.
There's good news though. As promised, there's an exit. The time to decide is now. Either vegetate in the katechon, or become active and build the community of hope. Why should we prefer the eschaton, beyond the intrinsic value of hope? Cacciari was ready for that one: in the resurrection promised in Ro 9:11, the war between Church and Synagogue can finally end. Even Jews that otherwise don't care about Xian theology should want Xians to deprecate katechological strategies and pursue eschatological strategies, since it reduces the distressing acceptance of antisemitism that has become normalized in the third decade of our century. Or, if you prefer Dante's poetry, feel free to think of the exit as Satan's asshole, through which one must climb to make it to purgatory.
Opera dedicata ad un tema fondamentale per la storia, la filosofia e la politica, introdotto da Carl Schmitt che lo ha recuperato dal passato mostrandone la rilevanza anche per la società e la politica di oggi. Il punto di partenza è il famoso passo di San Paolo di Tessalonicesi 2, nel quale il fondatore del pensiero cristiano lascia parole oscure rispetto alla fine del mondo: il ritorno di Cristo sarà preceduto dal trionfo dell'AntiCristo che dovrà essere sconfitto prima che tutto sia compiuto. Ma c'è qualcosa che "trattiene" l'arrivo dell'Avversario e che sembra svolgere la funzione di rallentare l'Apocalisse: è il Katechon concetto complesso, ambiguo, fumoso, difficile da identificare. Cacciari ne fa una presentazione storico-filosofica, considerando le varie intepretazioni portate avanti: l'Impero Romano, che "ordina e conserva" il reale (e, quindi allontana il caos dei tempi finali) in rapporto di continua tensione con la Chiesa ma ad esso complementare (idea dantesca, ma anche di molta patristica simul stabunt vel simul cadent ) - oppure la Chiesa stessa, tra i cui membri vi sono elementi dell'Avversario (secondo l'idea millenarista che segno della fine sarà il prevalere dell'apostasia) che la comunità dei credenti argina e limita - o ancora, la politica in senso generale, nel suo sforzo di organizzare il mondo e la società (pur entrando in conflitto con la cristianità che aspetta il Messia). E' una riflessione ancora attuale, nonostante l'antichità della questione: come messo in evidenza da Carl Schmitt, questo punto è alla base del nostro concetto di politica e di storia. Come vediamo il potere? Lo concepiamo in rapporto ad un futuro di trasformazione apocalittica (rivoluzionario?) o come una struttura che ferma il progresso della storia?
La scrittura di Cacciari non è agevole, sicuramente - ad ogni passo l'autore sembra volere calcare la mano sulle difficoltà di comprensione del concetto di katechon, con passaggi anche paradossali e portando la presentazione a scontrarsi sempre con le aporie ineliminabili del problema di concepire un "potere che frena". Alcune sezioni avrebbero giovato di una discussione più articolata, forse, specie quelle relative alle notevoli intuizioni di discutere Il Grande Inquisitore dostoevskijano alla luce di questo concetto paolino. Utile e interessante l'aggiunta in appendice dei testi storici (per quanto venga il dubbio sia stata una scelta tesa anche ad aumentare il numero di pagine).
Consiglio di leggere altri testi dedicati a tale questione filosofica prima di affrontare questo libro.
Quando o crítico Martim Vasques recomenda um livro como "o mais importante lançamento do ano", como o fez em 2017, saiba: eis um livro desafiador! EI-lo! Se você deseja ler uma boa crítica sobre o "Katechon", eis a crítica:https://alias.estadao.com.br/noticias...