Un mosaico di storie e di emozioni da cui emerge la più misteriosa, ammiccante, passionale delle la Parma di Bevilacqua. "Città femmina", come la definisce lo scrittore, essa lega con la medesima grazia rievocativa Maria Luigia, scandali di corte e cronache di alcove, follie di ieri e di oggi. Il lettore viene coinvolto in una "festa parmigiana" che non cessa di sorprendere dall'inizio alla fine.
Non amo gli autori italiani: trascurano quasi tutti il versante narrativo delle loro 'storie', lasciandosi piuttosto travolgere da una scrittura lussuriosa, ridondante, che riesco a perdonare solo in chi supera ogni eccesso, come Gadda o Fenoglio. E così, per quanto ne riconosca il valore, non amo Bevilacqua, e non ho amato (nonostante le tre stelle) questo insieme di descrizioni (che non riescono a diventare 'romanzo') incentrate su Parma: disegnando nel complesso una città non tanto 'femminea' quanto brulicante di femmine, del passato e dell'oggi, minorenni e vegliarde, tutte pronte a concedersi per un fuggevole amplesso. Senza gioia, anzi, quasi senza piacere.