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Fuga dall'Etna: La Sicilia e Milano, la memoria e la storia

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«Nell'Odissea, Ulisse fa riemergere dalla profondità del mare tutti i mostri che si portava dentro, i mostri generati dai suoi rimorsi. Ulisse era il più colpevole degli eroi greci, perchè era il più astuto e il più consapevole, il più umano. Ulisse aveva inventato la macchina sleale, il cavallo di legno che aveva determinato la sconfitta dei Troiani, aveva seminato morte e distruzione. Ulisse dunque si portava dentro questa grande colpa e compie un viaggio di dolore e di espiazione. Nel nostro tempo, i mostri individuali, del nostro subconscio, sono emersi dagli abissi, sono diventati mostri reali. Dopo Hiroshima e Auschwitz, dopo Stalin e Sarajevo, dopo tutti gli orrori di oggi, quei mostri profetizzati da Kafka o da Musil, da Eliot, da Joyce o da Pirandello, sono diventati mostri della storia. Questi mostri credo che la letteratura, il romanzo abbia oggi l'obbligo di affrontare».
In questa intervista autobiografica, Vincenzo Consolo racconta la sua esperienza di narratore, i suoi rapporti con la Sicilia e la tradizione letteraria siciliana, il suo amore per Milano, trascolorato da ultimo in un atteggiamento risentito e insofferente; ma la conversazione evoca anche i temi di una discussione sociale, politica e civile più che mai aperta. Il risultato è un'idea della letteratura come l'unica forma oggi possibile di storia non contaminata: «non si può scrivere in altro modo che non sia storico e metaforico. I demoni devono essere smascherati, i mostri nascosti devono essere portati alla luce del giorno».

70 pages, Paperback

First published January 1, 1993

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About the author

Vincenzo Consolo

53 books13 followers
Vincenzo Consolo (born in Sant'Agata di Militello on February 18, 1933) is an Italian writer. He has lived in Milan since 1969. He debuted in 1963, but gained wider attention in 1976 with Il sorriso dell’ignoto marinaio (The Smile of the Unknown Mariner) and has since become an awards wining author. He is convinced that ""non si possono scrivere romanzi perché ingannano il lettore", and writes novels with a poetic influence.

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Profile Image for Deborah.
95 reviews
January 16, 2017
«Questa credo che sia la funzione della letteratura, quella di memorare. È una lotta, quella della letteratura, contro il potere, che cerca sempre di cancellare la nostra memoria per non farci avere consapevolezza del presente e non farci immaginare il futuro».Qual'è il rapporto tra memoria soggettiva e memoria storica? Forse nel caso di Consolo: la storia travasa nel linguaggio della memoria soggettiva, la prosa anela la poesia, il confronto con le fonti diventa memorare, recuperare le parole obliate. Il senso del linguaggio consoliano, così ostico ma evocativo, musicale eppur spezzato, che sembra non concludere mai, è la lotta del romanzo contro la Storia, che cancella le differenze, che azzera le memorie individuali, i paesi, gli oggetti contadini, le fiabe ascoltate da bambini. Quello di memorare è l'impegno di chi scrive, portare in salvo un mondo Scrivere un romanzo storico, quindi, non è un lavoro che possa affiancarsi a quello storiografico. Altri gli strumenti, altre le funzioni.

Scrivere di storia, soprattutto, significa ancora confrontarsi con un nome: «Manzoni è il nome fondamentale, sacramentale forse dovrei dire, della letteratura italiana moderna, del romanzo storico. E noi scrittori siciliani, "inclini" alla storia, troviamo in Manzoni paternità e sostegno. Nel Manzoni dei Promessi sposi e della Colonia infame, quelle della necessità della storia, prima della narrazione e soprattutto quello della necessità della metafora».

Manzoni, nella lettura di Consolo, è il maestro della metafora: il Seicento manzoniano è metafora del presente, allo stesso modo in cui metaforico sarà il romanzo storico in Consolo (ne Il sorriso dell'ignoto marinaio e in Nottetempo, casa per casa). Scrivere un romanzo storico non è fare opera di realismo, né uniformare lo stile al parlato dell'epoca che si vuole descrivere: gli storici hanno il compito di registrare, la letteratura ha "il dovere di stare all'opposizione", il romanzo è sempre consapevole che la sintesi fra l'istanza individuale e quella collettiva, tra memoria e storia, è una infinita approssimazione. «Il romanzo storico è tale in quanto utilizza la storia per i propri fini, per fare cioè di una storia, metafora».
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