Dopo Il salto dell'acciuga, Nico Orengo con questo romanzo indaga la storia di un artista: quella dello scultore belga Panamarenko che, nell'esistenza e nelle opere, tentava di scoprire l'origine della luce, «l'invisibile confine dell'aria», la «porta del cielo» oltre e attraverso la quale è possibile perdere peso, acquisire la capacità di volare. E la ricerca di quel segreto obbliga lo sguardo a incontri inaspettati, con gli altri artisti, con gli scienziati, con le città: fra Perinaldo e Salamanca, Venezia e Roncisvalle, Buenos Aires e Parigi, Praga e Torino, Leonardo da Vinci, le comete di Cassini, i calcoli e i sogni di Keplero e Tyco Brahe. Nella ricerca e nel ricordo s'affacciano alla pagina volti, e storie, e piccole canzoni: quella di Miro che si costruisce delle grandi ali cucendo bucce di banana, per volare a Montecarlo incontro a Josephine Baker; quella di Pepto Bismo, una scultura-soldatino con le girandole sulla schiena, che da Venezia cerca di raggiungere gli angeli di Giotto a Padova; quella di Clementina, convinta di sapere dove, ai Balzi Rossi, è sepolto il cranio di un elefante di Annibale; quella della Mir, astronave-barattolo che perde i pezzi nello spazio. E mappamondi, cannocchiali, carte del cielo e del sogno...
Nicola -detto Nico- Orengo (Torino, 24 febbraio 1944 – Torino, 30 maggio 2009) è stato uno scrittore, giornalista e poeta italiano. È stato anche autore di filastrocche per bambini.
Visse e lavorò a Torino dove fu tra l'altro responsabile per quasi un ventennio di Tuttolibri, l'inserto settimanale de La Stampa dedicato alle novità letterarie. Di famiglia, però, è originario della Liguria: gli Orengo sono patrizi genovesi e Nico Orengo aveva il titolo di marchese, benché mai ostentato.
Dal 1964 al 1977 aveva lavorato presso le edizioni Einaudi, per cui ha pubblicato quasi tutti i suoi scritti.
Spesso i suoi romanzi sono ambientati in Liguria nella riviera di Ponente, regione in cui trascorreva spesso alcuni mesi dell'anno (ad esempio La curva del latte e La guerra del basilico) o nella zona piemontese delle Langhe (Di viole e liquirizia). In Gli spiccioli di Montale aveva avuto modo di attaccare la speculazione edilizia che, a suo parere, aveva deturpato quelle zone. Nel 2006 pubblica Hotel Angleterre, un'appassionante indagine narrativa in cui dimostra ancora una volta tutta la sua notevole sensibilità stilistica e letteraria. Il suo ultimo romanzo è Islabonita, pubblicato nel 2009.
Ricoverato per problemi cardiaci, è morto all'ospedale torinese le Molinette.