Crotone, 509 a. C. Melissa, giovane allieva della scuola di Pitagora, si salva dall’eccidio dei pitagorici, ordito dai cittadini più abbienti della città, grazie a Liseo, appartenente al gruppo dei congiurati ma da sempre innamorato di lei. La ragazza però si rifiuta di concedersi al giovane che, accecato dall’ira, la stupra. Consapevole di averla persa per sempre, la vende come schiava a Cluvio, vecchio capo dei Sanniti. Al villaggio sannita, Cluvio le affida l’educazione dei figli e delle giovani donne di casa. Melissa saprà dimostrarsi utile, conquistando in breve tempo la fiducia delle donne, che impareranno da lei preziose nozioni mediche e pedagogiche. Con la sola conoscenza dei numeri e della musica Melissa guarirà Aris, il figlio di Cluvio, da un’intossicazione, e, resa libera per questo, lo sposerà. Ormai amata e rispettata dai Sanniti, diventerà madre di due figli. Il futuro le riserverà molte avventure e avversità, che Melissa affronterà imponendo la sua forte personalità in un mondo governato dagli uomini. Nel dolore, nella passione e nella difficile arte della politica la carta segreta di Melissa sarà quella che il mondo si è sempre rifiutato di riconoscere: la sapienza femminile
L’unica ragione che mi ha spinto a terminare questo libro invece di abbandonarlo a pagina 70 è stata la voglia di capire esattamente quanto il titolo fosse esagerato e, di fatto, falso. Spoiler: praticamente il titolo non ha assolutamente alcuna attinenza con il testo, e la protagonista cambia a malapena la sua vita (nel senso che molto di quello che accade non è tanto dato da lei ma dalla fortuna che le capita).
In generale, questo libro è una soap-opera, ma in versione riassunta perché la maggior parte di quello che succede è o rapidamente raccontato o si trovano degli espedienti narrativi per evitare di approfondire qualsiasi cosa. Basti pensare che a un certo punto della trama c’è un salto temporale di più di vent’anni: in questo modo, l’autore convenientemente salta tutta un’intera parte di storia ed evita completamente di gestirsi come e perché i personaggi siano arrivati a quel punto. Ma d’altronde, i personaggi sono veramente poco approfonditi, per non dire ridicoli, oltre a distinguersi sostanzialmente tra buoni e cattivi. Descrivere le caratteristiche dei personaggi diversi dalla protagonista (che comunque è un trope vivente senza alcun interesse intrinseco) è impossibile, perché non ne hanno, il che permette all’autore di fargli avere la reazione utile alla trama in quel momento, e non è così che funzionano i personaggi.
Benché l’autore dica di essersi informato su moltissima bibliografia, e il setting di base sia effettivamente interessante, non emerge assolutamente nulla dell’atmosfera dell’epoca storica dove ci dovremmo trovare, col risultato che immaginarsela in qualsiasi altro contesto cambierebbe davvero poco a livello narrativo. È impossibile sentirsi presi da un’atmosfera così debole. E in tutto questo, mi ha fatto veramente ribrezzo il modo in cui è stato trattato lo stupro durante la trama.
L’unica parte interessante, quella relativa alla filosofia pitagorica, non basta certo a salvare un libro che dovrebbe essere un romanzo e non un saggio.
Una perfetta armonia tra femminismo, filosofia e romanzo storico. Una storia intensa, dolorosa e di grande spunto riflessivo. Difficile descrivere a parole quanto questo romanzo sia bello e ben scritto. Assolutamente da leggere!
Melissa vive a Crotone ed è un allieva della scuola Pitagorica, una scuola assai particolare aperta anche alle donne e che va alla ricerca della spiritualità e dell’armonia, ma tutto ciò va a scalpito degli affari ed è proprio per questo motivo che i maggiori esponenti della città organizzano un attentato dove tutti gli allievi pitagorici della comunità moriranno tranne Melissa e un’altra donna. Da questo momento in poi Melissa deve crescere, maturare e dimostrarsi all'altezza di tutte le situazioni che si troverà davanti. L’autore in lei ha catturato l’immagine della donna che forse tutti noi vorremmo essere: decisa, coraggiosa, intelligente e rispettata. Lei sogna un futuro dove la donna sia qualcosa di più, ma è consapevole che nell'epoca in cui vive l’uomo ha lasciato la sua impronta di violenza e sa che non è ancora pronto per riconoscere il ruolo e il potere della donna, di una Grande Madre in grado di dispensare amore e fertilità, però può dare il suo piccolo contributo iniziando ad aprire pian piano la mente del suo popolo. Il linguaggio è scorrevole, i luoghi descritti possiedono una loro particolare bellezza e in questo romanzo non manca certo l’elemento avventuroso che è forse proprio quello che invita il lettore ad andare avanti nella lettura quando a volte la narrazione diventa troppo lenta; un'altra cosa che voglio sottolineare è il fascino indiscusso dei dialoghi filosofici fatti da Melissa con i vari personaggi che lei incontra. Il finale è particolare e al contempo molto intenso, lei che dopo tanti anni e tanti dispiaceri riesce ancora ad essere in armonia e a regalare anche il suo ultimo sorriso. Questo libro mi è stato regalato per Natale e devo finire dicendo che la sua lettura mi ha accompagnato in questi giorni di festa dove la maggior parte del tempo l’ho trascorso volando da una parte all’altra e quando finalmente giungeva la sera in lui trovavo un solido compagno che riusciva a trasmettermi la calma di cui avevo bisogno e per questo l’ho adorato, ma da punto di vista oggettivo non è stata altro che una lettura bella e piacevole, niente di straordinario e sinceramente mi aspettavo di più dopo aver letto di grandi donne come la “Papessa” e “Ipazia”.
"Un grande romanzo storico". Sì, è davvero un gran romanzo storico, e si intuisce facilmente. Ammetto che negli ultimi tempi mi sono un po' "allontanata" dal genere storico per dedicarmi ad una più appurata conoscenza di argomenti diversi e sì, ne sentivo la mancanza. Ma sapevo, ero fermamente convinta, che un romanzo del genere potesse rappresentare al meglio un certo "ritorno di fiamma". Ho adorato Melissa e, anche se (come è chiaro che sia in un romanzo) risulti spesso avvolta da un'aura soprannaturale, è davvero riuscita a riscattare la posizione che la donna aveva al suo tempo. Spero davvero, con tutta me stessa, che figure come lei (con ogni probabilità a noi ignote) siano davvero esistite ed abbiano almeno tentato di far valere il loro status di donna. Uno stile in grado di far percepire piacevole e diretta anche la più astrusa delle concezioni filosofiche. Una stesura che prende e tiene incollati al testo sino all'ultima riga, conclusa in bellezza, seppur parecchio triste. In questo testo, inoltre, si può anche approfondire la conoscenza di popoli come i Rasna e i Sanniti che, per quanto ne so, poca parte hanno nelle stesure più rinomate. È proprio quello che cerco in un romanzo storico: un buon protagonista (donna per eccellenza), una trama avvincente che sappia miscelare peripezie e frazioni di pace in un equilibrio costante e un contesto storico allettante. Voto effettivo: 4.8. Stra-consigliatissimo!
Di questo libro mi rimarranno impressi l'intreccio abbastanza complesso e avvincente, l'ambientazione nella Magna Grecia e il grandissimo spirito d'indipendenza della protagonista, una vera e propria eroina. Sfortunatamente, ricorderò anche la lentezza della narrazione e il fatto che la parte filosofica sia stata per me un grosso punto interrogativo, sicuramente perché non avevo ancora studiato Pitagora, né la filosofia in generale. Avrei cominciato l'anno successivo, e sarebbe diventata una delle mie materie preferite.