Dopo aver ricoperto incarichi ministeriali nel governo presieduto da Massimo d’Azeglio e avviato prime significative riforme in ambito fiscale e legislativo, il 4 novembre 1852 Camillo Benso conte di Cavour diveniva presidente del Consiglio. Grazie all’allargamento della maggioranza parlamentare consolidatasi nel "connubio" col centro-sinistro di Rattazzi, nel volgere di dieci anni il grande statista piemontese, grazie a un’accorta politica internazionale, poneva le premesse per la successiva unificazione italiana realizzando nel piccolo Piemonte, attraverso un programma economico, finanziario e commerciale di ampio respiro, un compiuto esperimento liberale.
Monumento equestre a Ferdinando di Savoia-Genova in piazza Solferino a Torino, opera in bronzo dello scultore Alfonso Balzico, 1877, in ricordo della sanguinosa battaglia di Novara (detta "della Bicocca") del 23 marzo 1849, contro l'invasione austriaca durante la prima guerra di indipendenza.
Noi credevamo che il conflitto d'interessi fosse un'invenzione della stampa comunista, ma l'11 ottobre del 1850 Cavour diventa ministro dell'Agricoltura, Commercio e Marina e immediatamente lascia la direzione del giornale “Risorgimento” e vende i titoli industriali che possiede per evitare eventuali accuse di speculazioni.
”Noi credevamo” di Mario Martone, 2010, film sul Risorgimento italiano.
Noi credevamo che “Stato laico” fosse un'invenzione di anime peccatrici, ma nel 1855 Cavour elimina per legge più della metà degli enti religiosi del Regno di Sardegna, privandoli della personalità giuridica, l'anno dopo afferma i diritti dello Stato laico nell'organizzazione e nella direzione dell'istruzione pubblica contro l'influenza delle scuole religiose e vuole introdurre il matrimonio civile (ma ci si arrivò solo dieci anni dopo, e lui purtroppo non c'era più). Alleluja.
Il film di Martone, eccessivamente lungo (quasi tre ore), sceneggiato dal regista insieme a Giancarlo De Cataldo, ha momenti di comicità involontaria (al limite del grottesco), tra cui ricordo almeno quelli con Mazzini, interpretato da Toni Servillo, e quelli con Luca Barbareschi e Valerio Binasco.
Cavour era piuttosto basso, non aveva molti capelli, decisamente tendente alla pinguedine: le somiglianze con un recente nostro capo del Governo, uno di quelli che ha imperversato decisamente troppo a lungo, le somiglianze finiscono qui.
Lettura tonificante, soprattutto di questi tempi. L’Italia è stata fatta nel penultimo secolo dello scorso millennio. Facciamo gli italiani adesso. Sarebbe davvero l'ora.
Il monumento “Cavour e l’Italia” al centro di piazza Carlina a Torino (piazza Carlo Emanuele II), opera di Giovanni Battista Dupré del 1873, molto criticata per la raffigurazione dell’Italia, discinta e inginocchiata ai piedi dello statista. È alto m 14.20, realizzato con marmo di Carrara e granito di Baveno. Nei due bassorilievi sono rappresentati il ritorno delle truppe sarde dalla Crimea con Vittorio Emanuele II a cavallo, Alfonso La Marmora e lo stesso Cavour, che è anche rappresentato fra i personaggi del Congresso di Parigi. Dieci sono le statue allegoriche, fra cui quelle che rappresentano l’Indipendenza, il Diritto, la Politica e il Dovere.