A Torino, quella mattina, fa un freddo cane e c'è aria di neve. Mentre sta andando a scuola, senza quasi aver tempo di capire cosa accade, la prof Camilla Baudino si ritrova testimone di un brutale regolamento di conti: all'incrocio tra due centralissime vie della città una moto si affianca a un'auto e con un colpo di pistola il centauro uccide il conducente della macchina, per poi sparire nel traffico. Pochi minuti dopo, ad accorrere sulla scena del delitto per dirigere le indagini arriva l'unico poliziotto da cui Camilla avrebbe desiderato tenersi alla larga: il commissario Gaetano Berardi. Sono trascorsi quasi tre anni da quando Gaetano e Camilla si sono incontrati l'ultima volta, ma il tempo - che a lui ha regalato qualche affascinante ruga in più, mentre a lei la pungente inquietudine per un matrimonio un po' appannato e le scaramucce con una figlia nella piena adolescenza - sembra non aver sopito del tutto un'attrazione pericolosamente vicina a trasformarsi in amore. Poche ore più tardi, anche la giornata della giovane dottoressa Francesca Gariglio è destinata a prendere una piega inusuale. La polizia rinviene il cadavere di un pensionato, massacrato con una spranga: è un suo ex paziente, uno dei tanti di cui Francesca si prende cura lavorando nelle corsie dell'ospedale di Chivasso, cittadina che fino a quel momento aveva ritenuto sin troppo tranquilla... Ma in effetti tanto tranquillo quello spicchio di pianura nebbiosa non è, se pochi mesi prima la stessa Francesca era convinta di aver assistito a un altro omicidio, del quale però non si è mai riusciti a trovare traccia... Dalla movida dei Murazzi alla provincia sonnacchiosa, tra un marito lontano e un fidanzato distratto, la prof e Francesca si ostineranno a seguire il filo di due indagini sempre più coinvolgenti, fino a correre rischi nient'affatto metaforici. A soccorrerle, solo una tisana dalle virtù miracolose e la loro amicizia: quella tra una donna fatta e una ragazza sulla soglia delle scelte importanti, quell'amicizia ironica e dolce che solo tra due donne può esistere. Con la sua scrittura piena di sapore e di humour, con il suo sguardo partecipe, mai arreso, sulle vite degli uomini e gli infiniti garbugli del cuore, Margherita Oggero dà vita a un romanzo sul valore e la responsabilità racchiusa in ogni nostro gesto quotidiano e ci regala una nuova, attesissima indagine della "profia" investigatrice.
Margherita Oggero, ex insegnante di lettere, è nata e vive a Torino. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori. L'anno successivo esce Una piccola bestia ferita, che ispira la serie televisiva "Provaci ancora, prof!" con Veronica Pivetti. La professoressa investigatrice Camilla Baudino è anche la protagonista dei romanzi L'amica americana (2005) e Qualcosa da tenere per sé (2007). I suoi ultimi libri, sempre con Mondadori, sono Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011) e Un colpo all'altezza del cuore (2012).
Questo romanzo non è consigliato a coloro che in un giallo pretendono di trovare indizi atti a consentire al lettore di giungere alla soluzione del caso prima della polizia. Se alla fine le forze dell'ordine riusciranno a risalire all'identità dell'assassino, questo avverrà solo in virtù delle intuizioni della professoressa Baudino -la Veronica Pivetti della serie televisiva tratta dai romanzi della Margherita Oggero-. Non si può non convenire, peraltro, che dette intuizioni siano del tutto apodittiche e talvolta vadano contro ogni logica. Inoltre le coincidenze che accadono alle protagoniste sono davvero paradossali ed è comprensibile che facciano storcere il naso ai giallisti più sofisticati.
Mi dispiace molto per questa saga. Oggero chiaramente sa scrivere, ma dopo un primo libro di grande qualità tutti gli altri si sono appiattiti su di un ritmo sufficiente, anche godibile, ma senza particolari sprazzi. L'ironia, l'unico tratto che si mantiene intatto, salva un po' la baracca, ma non è sufficiente a entusiasmare. Peccato, però Camilla Baudino è davvero un personaggio indimenticabile ed è stato entusiasmante questo viaggio assieme a lei.
Bello e ben scritto. La "profia" Camilla Baudino si trova, suo malgrado, ad essere testimone di un omicidio le cui indagini verranno affidate al Commissario Gaetano Berardi che non vede ormai da tre anni. Una trama inizialmente un po’ complessa ma ben costruita che si svolge tra Torino e Chivasso dove, a breve distanza di tempo, è avvenuto un altro efferato delitto.
I primi due libri della Oggero su Camilla Baudino sono fantastici. Umoristici, scritti con piglio, vivacità, pieni di riflessioni interessanti e di riferimenti colti ma non eruditi, coinvolgenti nella trama e anche un poco commoventi, capaci nella levità di farti riflettere sulla comune umanità, nei suoi picchi e nelle sue pecche. Dal terzo libro della serie, però, non avevo più trovato questi elementi, non in misura consistente. E così è avvenuto anche in questo ultimo libro, di cui, delusa dagli ultimi, non avevo saputo niente fino all'altro giorno, quando mi è capitato sott'occhio in biblioteca. Ho pensato: chissà se Camilla si è ripresa, se è tornata sprint come agli inizi. E l'ho preso in prestito e letto. Ahimé, la risposta è no. Camilla mi diviene una borghesuccia, Gaetano diviene insipido, i personaggi di contorno neanche si fanno ricordare, il giallo non intriga e non colpisce, la fine è deludente, perché non le viene dato corpo e senso nel libro. Ma soprattutto la Oggero non riacquista la prosa mossa e intensa che mi aveva conquistata ormai una decina di anni fa e la capacità di affabulazione che la contraddistingue ancor oggi ai miei occhi, e che avevo trovato in un altro suo romanzo, Risveglio a Parigi. Perciò...mi vado a rileggere i primi due romanzi, La collega tatuata e Una piccola bestia ferita!
Sono una grande fan della profia e non vedevo l'ora uscissero nuovi libri con lei protagonista. Ho apprezzato la prosa particolare, diversa dagli altri libri, meno il finale, un po' troppo semplicista e irrealistico.
Non avevo mai letto nulla della Oggero, autrice che, però, mi incuriosiva per il successo ottenuto con il libro “la ragazza di fronte”; così, quando mi è capitato come obiettivo nella challenge cui sto partecipando, “leggi un libro con copertina verde”, ho subito scelto questo suo, tra gli altri proposti dalla ricerca in internet. Devo dire che la mia sia stata però, ahimè, un’antipatia a pelle: dopo poche pagine, già non sopportavo più il suo stile, la sua scrittura che trovo fredda ed affrettata e mi sono detta “Mannaggia, dovrai cambiare libro Sabry”. Andando poco avanti con la lettura, però, mi sono resa conto di essere alle prese con qualcosa di già conosciuto ed in breve ho realizzato, trovando poi conferma in rete, che dalla serie di romanzi di cui anche questo fa parte, sia stata tratta la fiction “Provaci ancora prof” di cui, ormai diversi anni fa, avevo guardato, con piacere, un paio di serie. Mi sono, quindi, convinta ad andare avanti, ispirata dalla simpatia della profia Camilla Baudino televisiva, interpretata da Veronica Pivetti, speranzosa, malgrado la partenza in sordina, che il libro fosse all’altezza della serie tv. Devo dire che, stranamente perché normalmente avviene il contrario (le fiction rischiano di storpiare i personaggi creati dalla penna dell’autore), stavolta non sia stato così, almeno secondo il mio parere. In questo romanzo troviamo Camilla, come nella riproduzione televisiva, divisa tra la storia un po’ in crisi con suo marito Renzo che è a Roma, mentre lei è a Torino, i litigi con sua figlia Livietta adolescente, l’amore solo immaginato ma corrisposto per il commissario Berardi ed, ovviamente, un caso di omicidio cui si trova ad assistere, suo malgrado, e alla cui soluzione cercherà di giungere, dando una mano alla polizia. In questo episodio, però, appare un po’ fiacca (non lo dico solo io eh, glielo dice anche l’ispettore Berardi che la vede stanca e provata, quando si rincontrano, dopo tre anni) e meno grintosa. Al suo posto, emerge un personaggio che, in tv, almeno nelle serie che ho seguito io, non c’era: la sua amica Francesca, dottoressa nella cittadina di Chivasso, che, guarda caso, come lei, si trova invischiata come testimone in un investimento stradale e che anche tempo addietro si era trovata come testimone in un omicidio e per farla ancora più sporca, nella stessa sua cittadina, avviene anche un altro omicidio. Insomma, quando nel libri iniziano ad esserci troppi “casi”, io inizio a stufarmi un po’, perché perdono di credibilità. Inoltre, diciamo pure che io sia un po’ lessa e vecchietta e faccia fatica a seguire più di una storia contemporaneamente, ma ho faticato non poco a star dietro a tutti queste vicissitudini, anche perché l’alternarsi delle storie, nel libro, è veramente troppo frequente ed ogni volta, dovevo resettare il cervello e riprendere mentalmente il filo della storia e dei personaggi trattati in quel momento. Lettura stentata, la mia, insomma ed alla fine non ho neanche ben capito la dinamica del finale. Insomma, sarà stato l’inizio del caldo, sarà che la Primavera mi stordisce non poco, sarà che il non aver iniziato dal primo romanzo della serie, mi abbia fatta partire svantaggiata, ma questo libro non l’ho proprio apprezzato.