Giuseppe è un giovane ricercatore di fisica, lavora da anni a uno studio sulle fiamme che minaccia di rivelarsi un fallimento. Nel frattempo ha perso il contatto con la realtà. Ha diradato i rapporti con gli amici e con la famiglia, ormai dispersa in quattro città diverse. L'unica compagnia che frequenta è un barbone polacco che lo chiama per qualunque emergenza, vera o presunta. E anche la recente conversione al cattolicesimo somiglia sempre piú pericolosamente a una bizzarra ossessione. Sarà per questo che quando una sera d'estate incontra Fiora, Giuseppe si accorge di aver trovato «una kryptonite che riesce a disinnescare la sua capacità di distrazione». Eppure niente sembra piú difficile che decidere di affidarsi a un'altra persona. Smettere di difendersi è un gesto estremo, una pratica desueta e misteriosa. «Ma come si fa a sapere che non si va da nessuna parte se non si percorre una via fino in fondo?».
Christian Raimo è uno scrittore, traduttore e insegnante italiano.
Ha studiato filosofia all'Università di Roma "La Sapienza" con Marco Maria Olivetti. Ha lavorato e scritto per il cinema, la radio e la televisione. Per un periodo ha fatto anche cabaret con un gruppo denominato "I cavalieri del Tiè".
Ha collaborato con diverse riviste letterarie («Liberatura», «Elliot-narrazioni», «Accattone», «Il maleppeggio»), quotidiani («Il manifesto», «Liberazione») e con la casa editrice romana minimum fax, per la quale ha tradotto Charles Bukowski e David Foster Wallace. Con la stessa casa editrice ha pubblicato nel 2001 la sua raccolta di racconti di esordio "Latte".
Ha pubblicato per la Fandango Libri la traduzione del romanzo in versi di Vikram Seth "The golden gate", assieme a Luca Dresda e alla sorella Veronica Raimo. Per la minimum fax ha curato inoltre nel 2004 l'antologia "La qualità dell'aria" (con Nicola Lagioia) e nel 2007 la raccolta di inchieste "Il corpo e il sangue d'Italia" (che raccoglie otto inchieste di Alessandro Leogrande, Antonio Pascale, Silvia Dai Pra', Stefano Liberti, Piero Sorrentino, Alberto Nerazzini, Gianluigi Ricuperati e Ornella Bellucci). Ha fatto parte della redazione del blog letterario «Nazione Indiana», sul quale ha pubblicato parecchi articoli, ed è tra i fondatori del blog letterario minima&moralia.
Attualmente è consulente per le collane Nichel e Indi di minimum fax, e insegna filosofia e storia nella scuola superiore.
Il suo primo romanzo, "Il peso della grazia", è uscito nel 2012 per Einaudi.
Il primo romanzo di Christian Raimo (dopo due ottime raccolte di racconti) altro non è che una cara, vecchia storia d’amore, e andrebbe benissimo così, se non fosse che non è solo quello. All’interno l’autore inserisce tanti, troppi, altri temi: la religione e la fede, il precariato e il mondo accademico, l’immigrazione, internet, la famiglia e Roma (forse le pagine migliori del libro sono proprio quelle dedicate alla città). In alcuni punti della storia, forse un po’ spaesati, ci si sorprende a domandarsi cosa realmente l’autore voglia dirci? Dove sia finita quella storia d’amore che è pur sempre il fulcro del libro. La scrittura di Raimo è ottima, anche in questo caso però, certe volte ha briglia troppo sciolta, perdendosi in lungaggini e divagazioni che rallentano il ritmo, non aggiungono poi molto a quanto già detto, e bene, qualche riga prima. In definitiva un primo tentativo coraggioso, a tratti molto riuscito e in altri meno, sperando che al prossimo libro l’autore riesca a dosare un po’ la quantità (di storia e parole).
Tre stelle e mezzo, direi. C’è un aspetto della fede, un’introspezione spirituale, tra le righe, che a volte passa inosservato altre è lampante, delicato ma illuminante. La prima persona risulta pesante e lenta, in certi momenti anche molto lamentosa, questo rallenta la lettura ma d’altra parte porta il lettore in prima linea. E il finale? Boh mi aspettavo qualcosa di più da parte di don Filippo, mi è sembrato quasi approssimativo...
Primo libro di Raimo che leggo. Non nego che a tratti l'ho trovato un po' pesante, i temi trattati sono tanti (troppi?), però questo libro è riuscito ad appassionarmi e a tifare per Peppe e Fiora
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Comprato per curiosità, iniziato con ansia, finito per testardaggine. Forse troppo lontano, o forse troppo vicino; irritante fino alla sfinimento; una storia così diversa eppure così simile. E alla fine, resta il fatto che "le persone sono creature complesse. O le ami per quello che sono oppure sei fregato. Ma da subito".
Un romanzo picaresco e di formazione che ho letto davvero in pochi giorni. Alcune scelte sono un po' al di là della verosimiglianza, ma il titolo ci dà la chiave interpretativa. Ciò che accade improvvisamente - deus ex machina - va accolto e punto; senza lambiccarsi il cervello. Adorabile Lobo, spalla del protagonista: un polacco romano tragicomico.
L'unica cosa che non ho amato molto è il personaggio di Fiora, un po' abbozzato, un po' inverosimile.
Per il resto nella sua confusionaria miscela di argomenti mi è piaciuto moltissimo. Probabilmente, come già altri qui hanno scritto, se non scatta il fattore empatico il messaggio non arriva.