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Breve storia della lingua italiana

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Anthology

372 pages, Paperback

First published January 1, 1964

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Bruno Migliorini

25 books5 followers

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Profile Image for Ocean G.
Author 11 books65 followers
February 16, 2019
Libro molto ben studiato e ben documentato. Il fatto che sia stato scritto nel '62 mi fa pensare che ci vorrebbe una seconda edizione, con i cambiamenti recenti nella lingua, specialmente per quanto riguarda i dialetti e il gergo.

Il libro entra molto in dettaglio, e prosegue in ordine cronologico seguendo lo sviluppo e la trasformazione dal latino all'italiano. Devo ammettere ci sono certi punti che mi suonano un po' strano. Ad es: il libro afferma che il nome del color "bianco" è longobardo, ma in francese e spagnolo si usa blanc e blanco (e non "candidus" come in latino), e i longobardi in quei paesi non ci sono mai arrivati.



Qui sotto alcuni dei passaggi evidenziati:

Triplice esito da Fabula (in latino): fola, fiaba e favola
CE, CI, GE, GI in età repubblicana suonavano ke, ki, ghe, ghi
Parole etrusche entrate nel latino: populus, persona, catena, taberna
la sparizione del vocabolo "DOMUS" e il prevalere di CASA, che in età classica significava "capanna, casetta rustica" è indizio di ruralizzazione
il passaggio di significato dal latino CAPTIVUS all'italiano cattivo (malvagio) è dovuto al latino cristiano, in locuzioni come: "captivus diaboli" e simili (prigioniero del diavolo, ossesso).
La scomparsa della categoria del neutro nella lingua parlata è da collocarsi in età imperiale
nel Settentrione le tracce di plurali in -s persistono a lungo
I Toscani possedevano un sistema di sette vocali (non dice quali)
Per i pronomi, si divulgavano "lui" e "lei" come soggetti nel 1434
Il Savonarola, quando venne a Firenze, "diceva mi e ti, di che gli altri frati ridevano"
Il verbo "tradurre" viene da una traduzione errata di Leonardo Bruni (di un passo di Gellio), e sostituisce "traslatare" e "tralatare"
Macchiavelli: "Ciò che più conta in una lingua, è la capacità di poter assorbire bene le parole forestiere"
Per secoli con "fiorentino" e "toscano" s'intendeva la lingua dei grandi trecentisti, e non il fiorentino o il toscano parlato
Manzoni: "Per nostra sventura, lo stato dell'Italia divisa in frammenti, la pigrizia e l'ignoranza quasi generale hanno posto tanta distanza tra la lingua scritta e la parlata, che questa può dirsi quasi come lingua morta"
Dal Veneto viene il saluto "ciao"

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