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In presenza di tutte le lingue del mondo: Letteratura sarda

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È dai tempi di Lucifero – “nostro padre”, lo definiva Camillo Bellieni – che agli scrittori sardi viene rivolta l’accusa d’avere uno stile barbarus. Accusa ripetuta agli antichi e ai moderni, a Vincenzo Sulis, a Enrico Costa, a Grazia Deledda, a molti altri dopo di lei. Ma non si sono arresi e hanno caparbiamente continuato a scrivere utilizzando tutte le lingue disponibili: la propria e le altrui, le lingue materne e quelle imposte, le lingue dei dominatori che venivano imparate e subito impiegate, le lingue inventate per dar voce al bisogno di raccontarsi, di definirsi come soggetto etnostorico eguale e diverso, capace di adattare la propria identità (anche linguistica) al mutare dei tempi. Finché è poi giunta davvero la stagione nella quale i meticci di tutto il mondo si sono uniti ed hanno cominciato ad affermare il valore del migan, come si dice con parola creola: del misturo, come diciamo noi.

376 pages, Hardcover

First published January 1, 2005

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Giuseppe Marci

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