Charles Nodier scrittore molto importante per la nascita del movimento romantico ma anche entomologo e bibliotecario e proprio queste due passioni, credo, lo abbiano aiutato nella scrittura di questo saggio. Questo perché penso all'amore che può avere un entomologo per il dettaglio, il particolare : lo studio dell'insetto come indice dell'invecchiamento, del motivo della morte di un essere e poi la passione per la catalogazione: l'essere bibliotecario. Nel saggio distingue categorie di persone che si avvicinano ai libri: il bibliofilo : colui che ama i libri ed ama leggere, collezionare libri e rarità (conosce quasi tutti i libri che possiede), il bibliomane: colui che ama collezionare rarità , particolarità, rarità, ama il libro in quanto oggetto, spesso non legge i libri che possiede, poi c'è il bibliofobo: colui che odia i libri e poi c'è il bouquiniste: il venditore di libri usati, il vecchio professore che si ritrova una notevole mole di libri per gli studi che ha fatto e spesso non valgono molto.
Scrive questo libro nel 1830, all'indomani della rivoluzione di luglio ha toni più critici rispetto all'amante dei libri scritto nel 1841. Il protagonista del Bibliomane è Théodore Théodore si era ritirato dal mondo da vent’anni, per lavorare o per non far niente: una delle due, era un gran segreto. Pensava e nessuno sapeva a cosa. Trascorreva la sua vita in mezzo ai libri e non si occupava d’altro, cosa che lasciava credere a qualcuno che stesse scrivendo un libro che avrebbe reso inutili tutti gli altri; ma, evidentemente, si sbagliava.. Theodore è bibliofilo e bibliomane insieme cerca le rarità delle rarità e può cadere in febbri perniciose che possono portarlo alla morte se non ottiene il libro che cerca. Ed accade che "per un terzo di linea " un libro superi l'edizione che già aveva e diventi per questo bramato come non mai : Alcunilibri che lo interessavano erano già stati venduti all’asta,uno in particolare era di Virgilio e superava di un terzo di linea l’edizione che aveva già, e quindi la desiderava moltissimo.
Quando torna a casa i problemi dei famigliari lo sommergono ma lui non fa che pensare a un terzo di linea. Théodore conosce ogni singola peculiarità delle edizioni speciali. . Come uno dei personaggi secondari de La schiuma dei giorni di Boris Vian muore per i libri, per i libri come oggetto del desiderio, per non aver posseduto la rarità che cercava ma prima dell'ultimo addio scrive così il proprio epitaffio Lo stesso bibliofilo anni prima parodiando l’epitaffio di Benjamin Franklin, compose il proprio sempre paragonandosi ad un libro:” Qui giace/ sotto la sua rilegatura in legno, / un esemplare in-folio/ della migliore edizione/ dell’uomo, /scritto in una lingua dell’età dell’oro/ che il mondo non comprende più./ Oggi è/ un libro/ rovinato,/ macchiato/ scompagnato,/ imperfetto sul frontespizio,/ mangiato dai tarli,/ e duramente danneggiato dal decadimento./ Non osiamo aspettarci per lui/ gli onori tardivi/ e inutili/ di una ristampa.”
Il bibliomane è un vero e proprio saggio, qui descrive con precisione la differenza tra bibliomane, bibliofilo, bouquiniste e bibliofobo. Non parla dei bibliofagi: i mangiatori di libri in senso metaforico che animano i forum di lettura, che leggono un libro dopo l'altro, spesso non interessati a possedere l'oggetto cartaceo o elettronico, ma a divorare capitoli su capitoli per possedere la conoscenza in maniera sempre più bulimica, credo che qualcun di voi si riconosca in questa categoria.
Alessandro era un bibliofilo. Quando la vittoria mise nelle sue mani i ricchi scrigni di Dario, avrebbe potuto riporvi i tesori più preziosi di Persia. Vi depose dentro le opere di Omero.
I bibliofili si comportano come dei Re. In altri tempi i Re erano bibliofili. È per merito loro che abbiamo così tante copie di inestimabili manoscritti che la loro munificenza illuminata m”ltiplicava"Oggi l’amore per il denaro ha prevalso: i libri non suscitano alcun interesse.
L’opposto del bibliofilo è il bibliofobo. I nostri grandi signori della politica, i nostri grandi signori della banca, i nostri grandi uomini di Stato, i nostri grandi uomini di lettere in genere sono bibliofobi. Per questa imponente aristocrazia, che i felici perfezionamenti della civiltà hanno fatto prevalere, l’educazione e i lumi del genere umano risalgono tutt’al più a Voltaire. Ai loro occhi Voltaire è un mito in cui si riassumono l’invenzione delle lettere di Trismegisto e l’invenzione della stampa di Gutenberg. Poiché tutto è in Voltaire, il bibliofobo non si farebbe maggior scrupolo di Omar nel bruciare la biblioteca di Alessandria. Non che il bibliofobo legga Voltaire, se ne guarda bene, ma si compiace nel trovare in Voltaire un pretesto apparente al suo universale disprezzo per i libri. Secondo il parere del bibliofobo, tutto ciò che non è un opuscolo è già un libro; sulle mensole dimenticate del suo studio non tollera altro che la carta bagnata e le pagine che macchiano, salvo poi abbandonare questo ammasso di stracci umidi, sterile tributo di qualche musa affamata, tra le mani di un venditore ambulante che lo paga meno che a peso; perché il bibliofobo riceve il libro in omaggio e lo vende. Non c’è bisogno di aggiungere che non lo legge e non lo paga mai“
“C’è un tipo di bibliofobo al quale riesco a perdonare la brutale antipatia nei riguardi dei libri, la cosa più deliziosa di tutte dopo le donne, i fiori, le farfalle e le marionette: è l’uomo saggio, sensibile e poco colto, che ha orrore per i libri a causa dell’abuso che se ne è fatto e per il male che fanno. Tale era il mio nobile e vecchio compagno di sventura, il comandante de Valais, quando mi diceva, mentre mi sottraeva dolcemente dalle mani l’unico libro che mi era rimasto (si trattava, ahimè, di un Platone): «Vade retro, in nome di Dio! Sono quei pazzi che hanno preparato la rivoluzione!».”
Il bibliofilo sa scegliere i suoi libri; il bibliomane li accumula. Il bibliofilo aggiunge libro su libro, dopo averlo sottoposto a tutte le ricerche con i suoi sensi e la sua intelligenza; il bibliomane accumula i libri gli uni sugli altri senza guardarli. Il bibliofilo apprezza il libro, il bibliomane lo pesa o lo misura. Il bibliofilo procede con la lente, e il bibliomane con un righello. Ne conosco alcuni che presumono la ricchezza della loro biblioteca in metri quadrati. La febbre innocente e piacevole del bibliofilo, nel bibliomane diventa una malattia acuta spinta fino al delirio. Una volta giunta a questo grado di fatale parossismo, non ha più nulla di intelligente e si confonde con tutte le altre manie.
Boulard, era stato un bibliofilo delicato ed esigente, prima di stipare in sei case da sei piani seicentomila volumi di tutti i formati, impilati come pietre delle mura ciclopiche, cioè senza calce e cemento, ma che, da lontano, si sarebbero anche potuti scambiare per delle tombe galliche. Erano, a tutti gli effetti, dei veri bibliotaffi19.
Non bisogna confondere il bibliofilo col bouquiniste,
biblioteche queste spaventose montagne di libri che possono essere espugnate solo scavando, e sostenute solo da un robusto pilastro.
(...)
Non bisogna confondere il bibliofilo col bouquiniste, di cui tratteremo tra poco, anche se il bibliofilo non disprezza per nulla quell’attività. Egli sa che più di una perla è stata trovata nel letame, e più di un tesoro letterario sotto una copertina rozza. Purtroppo questi colpi di fortuna sono molto rari. Quanto al bibliomane, non ha nulla a che vedere con il bouquiniste, perché quest’ultimo deve comunque fare una scelta. Il bibliomane non sceglie nulla, lui compra.
Il bouquiniste propriamente detto è di solito un vecchio che vive di rendita o un professore emerito, oppure un letterato fuori moda, che ha conservato il gusto per i libri e che non ha saputo conservare abbastanza quel tanto di ricchezza per poterne acquistare. Egli è costantemente alla ricerca di preziosi libri antichi, «rarae aves in terris (uccelli rari sulla terra N.d.R.)» che il fato capriccioso potrebbe aver celato per un colpo di fortuna tra la polvere di una botteguccia, un diamante grezzo che l’uomo qualunque scambia per della paccottiglia e che può essere riconosciuto solo dall’occhio di un esperto. La conclusione non lascia speranza però e forse è profetica L’editore di oggi sa bene che la gloria durevole dei libri che pubblica probabilmente non è maggiore della vita dei moscerini del fiume Hypanis
E poi ditemi, di grazia, se lo sapete, cosa resterà tra vent’anni?