Non è vero che non siamo stati felici. Lo sei stato ogni volta che un occhio fissava deciso a negare o ad imprendere. Se entravi in una città ancora ignota o dove il mare sta. Se un gesto ricordava il buon uso dell’amore. Penetravi le chiese, contro gli affreschi il cuore come ti correva via. E rammentalo piangeva di speranza quando ha voluto abbracciarti lo straniero perseguitato. O quando leggevi dello sconfitto sfuggito di mano ai potenti? E sul lavoro anche, per impercettibili respiri, tra ira e polvere, se pensavi altre menti. Che senza sapere di noi in esse felici, altra gioia ora o quando che sia consumando, altro tempo a più durare avranno con noi costruito di attimi.
Da Altra arte poetica
[...] io che scrivo so ch’è un senso diverso che può darsi all’identico so che qui ferma dentro il verso resta la parola che senti o leggi e insieme vola via dove tu non sei più, dove neppure pensi di poter giungere, e cominciano altre montagne, invece, pianure ansiose, fiumi come hai visti viaggiando dagli aerei tremanti. Città impetuose qui, sotto le immobili parole scritte tue.