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Nostalgia del paradiso: Il giardino medievale

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Dalle recinzioni claustrali monastiche sino alle raffinate costruzioni dell'Umanesimo attraverso la lezione musulmana e le esperienze cortesi, il giardino riflette non solo la complessa vicenda storica del nostro Medioevo europeo, ma anche il rapporto tra messaggio filosofico e teologico ed esperienza botanica e naturalistica. Il giardiniere medievale ripete il gesto creatore di Dio, conosce le norme sapienti che possono piegare la natura per ricreare, se non la realtà, quanto meno l'illusione dell'Eden perduto. Il paradiso terrestre e i Campi Elisi sono gli archetipi, i modelli di una costruzione umana che osa sfidare il limite dell'eterno, nel sogno paradossale di una natura perfetta e al tempo stesso dominata dall'uomo.

202 pages, Hardcover

First published October 1, 2002

14 people want to read

About the author

Franco Cardini

327 books54 followers
Franco Cardini (Firenze, 1940) è uno storico e saggista italiano. Laureato in storia medievale presso l’Università di Firenze attualmente è professore emerito presso l’Istituto di Scienze Umane e Sociali (Scuola Normale Superiore).
Ha scritto numerosi libri e pubblicazioni.



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Profile Image for Artemisia.
146 reviews
April 29, 2012
Quando fra’ Salimbene de Adam descrive, nella sua Cronica, una visita fatta in gioventù a Pisa, la città è ancora ‘una delle signore del Levante’. I suoi stretti rapporti con la Siria e con le colonie sul litorale della Gerusalemme crociata la rendono un’istituzione ricca, forte della sua presenza stabile sul Mediterraneo e già significamente contaminata dalle suggestioni orientali. Accompagnato da un frate, Salimbene racconta di essere entrato per caso in un giardino: il ricordo ha i tratti tipici della visio medievale e il cortile diventa sintesi di più tradizioni differenti, che rivivono distintamente nella sua rievocazione. ‘Il cortile era tutto coperto da una vite frondosa, il cui verde era delizioso a vedere e la cui ombra era soave per la sosta. C’erano leopardi e tante altre fiere d’oltremare, che osservammo a lungo, perché si guardano volentieri le cose insolite e belle.
Cinquant’anni più tardi, in una prigione di Genova, Marco Polo racconta a Rustichello da Pisa i suoi viaggi. Lo sguardo di Marco, anche durante il ricordo, è sempre realistico e discreto: in una società medievale così profondamente intrisa di simboli e popolata di sognatori, i mercanti sono gli unici a saper toccare la realtà con mano. Non sono uomini d’immaginazione, e neanche tentano di contestare: si affidano piuttosto al senso comune (e corrente) per descrivere cose a cui non sanno dare un nome. Ed ecco sfilare nel bestiario de Il Milione rinoceronti, omuncoli, salamandre, unicorni e uccelli chiusi in voliere, tanto nel giardino-paradiso del ‘Veglio della Montagna’ quanto nelle tenute del Khan. Ma per quanto il racconto di Marco possa essere veritiero è Rustichello a scrivere, e il pisano non è ‘un uomo di conto’, ma di lettere. Più precisamente, Rustichello è un autore di romanzi cavallereschi.

È da queste premesse che i due autori partono per descrivere le varie anime del giardino medievale, giardino ‘cortese e incantato’, luogo di ritrovo e di ragionamenti per una gioventù nobile e colta. Dall’hortus conclusus romano, modello edenico per eccellenza considerato il suo carattere privato (conclusus significa ‘chiuso, recintato’) al giardino islamico che arriva in Italia attraverso la Sicilia moresca, vengono elencati i punti di contatto tra le varie versioni. Tuttavia la figura del giardino è anche e soprattutto un regno di contrasti in cui convivono ‘gli elementi istituzionali del giardino cortese: la tensione tra bellezza e dolcezza da una parte, tentazione e peccato dall’altra.
Da un lato dunque il chiostro claustrale, cuore dei monasteri dell’epoca, ricco di erbe mediche e irrigato dalla fontana/vasca centrale, simbolo di Cristo ‘sorgente di vita’; dall’altro il verziere come luogo appartato e adatto ai giochi e agli incontri amorosi, sentito quasi come ‘un atto profano di sfida a Dio’, in cui l’umanità si perde e gli animali sono allegorie ambigue e polisemiche.

Ma c’è un fondamentale e macroscopico elemento unificatore che emerge dal saggio, ed è l’idea di una natura sottomessa, e della ‘perizia con cui l’uomo la domina e la plasma’. Godere di un giardino significa fruire di un umanesimo botanico che regola gli innesti, la crescita e la ventilazione stessa del luogo. E poco importa se i venti di settentrione ritarderanno la caduta dei fiori sugli alberi: nel giardino, come dice Pietro de’Crescenzi nel suo Ruralia commoda, si cerca il piacere e non i frutti.
Gran parte della cultura medievale è orale; nei giardini, come in qualunque altra forma di attività agricola o artigianale, c’è una «memoria delle mani», che ricorda ancora di più quella che passa dalla memoria alla scrittura.’ Ordinato, numerato e soprattutto simbolico, il giardino medievale come atto di cultura attraversa gli anni per approdare al Rinascimento come metafora di una prova iniziatica. Si arricchisce di grotte e di parchi di automi e, lentamente, penetra nella sensibilità della civiltà comunale, in un modo tale che la città stessa cerca di riorganizzarsi, simile ad un parco protetto da mura.

Arricchito da pagine di miniature e illustrazioni, il volume si conclude con il giardino segreto regolato dalla volontà del Principe, luogo artificiale e di estrinsecazione della volontà sovrana, in cui ‘il potere manifesta la sua più autentica natura e la sua più intima vocazione: giocare con la volontà dei sudditi come con gli automi, trattare lo Stato con la stessa energia demiurgica con il quale il mago tratta, nell’universo artificiale evocato dagli incantesimi, le sue creature. ’. Tuttavia, a lettura ultimata, è l’immagine di una bellezza costantemente in pericolo ad essere la riflessione più importante. Al di là dei riferimenti biblici, il giardino è sempre ciò che non è desertum, e che dunque non è stato abbandonato, ma è continuamente protetto e difeso. E l’idea di fragilità che suggerisce è alla base stessa del titolo del saggio.


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Alcuni link.
1.Il Milione di Marco Polo è stato percepito in maniera diversa a seconda delle culture di arrivo: pratica di mercatura, cronaca di viaggio, racconto fantastico. In Francia è infatti conosciuto come Le livre des merveilles e le illustrazioni che lo accompagnano si sono focalizzate sugli aspetti più fantastici del racconto. Qui due esempi del bestiario di Marco Polo:
http://bit.ly/I8Tctm
http://bit.ly/IDA2sX

2.Riguardo la natura ambivalente degli animali nell’immaginario medievale, ecco un esempio. Il cagnolino, idea di fedeltà, nella prima immagine è accostato alla coppia. Nella seconda morde la mano della dama, simboleggiando il peccato di lussuria.
Renaut de Montauban http://bit.ly/IjfgNj
Buffalmacco, Trionfo della morte http://bit.ly/I4SVmf

3. Infine una delle illustrazioni più belle del volume, esempio perfetto di giardino cortese.
Guillaume de Lorris e Jean de Meun, Roman de la Rose http://bit.ly/JnlU8N
Profile Image for Etcipiente.
64 reviews6 followers
March 5, 2018
Merita più di 3 stelline, lo so, gli autori sono stati molto bravi.
Non hanno tralasciato niente al riguardo: struttura dei giardini, significati simbolici, fonti letterarie, inquadramento storico con excursus giardinicolo sul pre e post periodo preso in esame, influenze culturali e molte immagini.
Il punteggio basso è dovuto a condizioni indipendenti dagli autori, infatti ciò che influenza il voto è il tema stesso. Anche se oggi nelle varie rappresentazioni si ricordano solo gli aspetti positivi, probabilmente il medioevo è uno dei periodi più bui a livello culturale della storia dell'umanità e a questo il giardino non fa eccezione: un regresso quali-quantitativo di piante, un appiattimento dello stile e dei materiali utilizzati, la quasi sterilizzazione dei significati.
Sono contento che il medioevo sia finito. Anche se non lo è completamente.
22 reviews1 follower
November 20, 2019
Sembra un libro messo insieme un po' in fretta . Certamente gli autori potevano fare di meglio.
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