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Una granita di caffè con panna

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Dell'impossibilità, in Sicilia, di esistenza della verità abbiamo due versioni. Una è quella amata dalla letteratura del Novecento, da Pirandello a Sciascia, che non si interroga sulle cause, ma coglie in questa difficoltà della Sicilia a convivere con la verità come uno stato naturalmente filosofico, inclinante verso lo scetticismo, che obbliga chi racconta cose di Sicilia a interrogarsi sulla condizione umana in quanto tale. Quello che Sciascia chiamava «la Sicilia come metafora». Vi è una seconda versione, quella storica, per così dire, che con minor pessimismo ma conclusioni forse più desolate riconosce in questa secolare impossibilità cause di vario genere, ma precise, ascrivibili a quell'universo di significati che prende il nome di «omertà». Una granita di caffè con panna fu pubblicato una trentina di anni fa, prima a puntate su un rotocalco, poi in volume. Sciascia apprezzò questo libro, ne fece una recensione, che è un piccolo saggio sulla verità e le donne e la Sicilia, qui ripubblicata. Il libro racconta una storia strana, tra la fiaba e il poliziesco: di una donna di condizione privilegiata, Agata, che per un trauma cranico diventa irresistibilmente sincera; e dice di tutto sulle fortune della sua famiglia, su certi traffici in paese, su piccole e grandi menzogne che la trama del tempo ha inestricabilmente impastato con la crosta della vita: ma la singolarità della sua situazione è che Agata stessa, persona colta e civile, eticamente impegnata sul lavoro e nella vita, non riesce ad aderire moralmente e conoscitivamente alla sua sincerità. Il racconto ha un finale dolceamaro. Ma si capisce perché a Sciascia piacque tanto: per il suo collocarsi, tra le due versioni della questione Sicilia e verità, esattamente, ambiguamente in mezzo. Con esiti deliziosamente elusivi, cioè letterari.

164 pages, Paperback

First published January 1, 2001

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About the author

Alessandra Lavagnino

20 books2 followers
Alessandra Lavagnino was born in Naples in 1927, and grew up in Rome where she graduated in Biology. Her postgraduate research was partly carried out in Palermo, where she has lived ever since, teaching at the University, working on the campaign to eradicate malaria, and becoming Associate Professor of Parasitology. She is married with two children and two grandchildren, and continues to make frequent visits to Rome. Some of her most important writing has appeared in the years since she retired from academic life.

Lavagnino’s earliest literary publications were stories in magazines such as Amica and Nuova Antologia. Her first novella, I Lucertoloni, appeared in 1969 after being awarded the Premio Inedito for its unpublished manuscript, and was later translated into English by William Weaver.

The author believes that Una granita di caffè con panna (1974) may be the first account from a woman’s point of view of life in a society dominated by the Mafia. Leonardo Sciascia praised this novella for both exemplifying and bringing to a close the Pirandellian tradition of truth revealed in madness. (The book was originally serialised in Amica magazine as La verità e le mosche.)

In fiction and non-fiction, Lavagnino’s favoured vehicle is the short novel or long story, and her most distinctive literary preoccupation is silence. She lyrically dramatises the act of not saying in all its wide variety – from a teenager’s debilitating stammer to the divine decree imposed on John the Baptist’s father – metaphors of the silences which continue to haunt Italian society.

Lavagnino’s non-fiction includes three works dealing with insects and their impact on human beings, told in a form she calls ‘divulgazione raccontata’, an informal narrative method drawn from her approach to teaching.

Her one full-length novel, Le bibliotecarie di Alessandria (2002), was short-listed for the Premio Strega and the Premio Vittorini, and won New York University’s Zerilli-Marimò Award.

In recent years Lavagnino has played a central role in a wider cultural project to record a forgotten part of Italian history. During the Nazi occupation a team of civil servants defied the authorities in order to rescue artworks from the dangers of the Allied invasion and bring them to safety in the Vatican. This operation is commemorated in Un inverno 1943-1944, which draws on accounts left by those who took part in it. Lavagnino herself appears in Paolo Pisanelli’s film, Un inverno di guerra (BigSur, 2009), which is based on her book.

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Displaying 1 - 5 of 5 reviews
Profile Image for The Frahorus.
1,000 reviews99 followers
February 25, 2025
La protagonista Agata è una entomologa che vive in Sicilia, sposata e madre di un bambino. In seguito ad un incidente riporta un trauma cranico il cui effetto è una nuova, sconcertante sincerità; sicché Agata esprime le sue opinioni senza filtri e soprattutto rivela informazioni preziose sul patrimonio della sua famiglia, su alcuni traffici illeciti in paese e su altre piccole e grandi menzogne che la circondano. Isolata da tutti, vede aumentare la distanza tra sé e gli altri.

Prima opera che leggo di Alessandra Lavagnino, scienziata e scrittrice. Sinceramente non saprei come descrivere questo romanzo, da un lato la scrittrice ha uno stile davvero elevato e raffinato, dall'altro non mi ha soddisfatto più di tanto.

Ma quando fui sul vasto marciapiede polveroso della grande piazza, mi dispiacque di essere libera. Sempre così. Avevo richiuso il portoncino pesante sotto la lunetta a vetri, avevo lasciato il bambino. Me ne andavo, per quattro ore. All’odore dei pini, che avevano già perso verde nel pulviscolo estivo, si mescolavano gli odori che maggio non dimentica. La grande chiesa dei rimedi restituiva solo d’oro dal tufo opaco. Camminavo lungo la casa – persiane ancora chiuse – che dall’altra parte si affaccia, oltre l’immensa chioma del ficus, sui lecci e, in fronte, le araucarie altissime e preistoriche della Villa. Lì portavo il bambino. «Con tanto sole in casa, che bisogno c’e di portarlo fuori io non capisco», diceva lei. Uscivo lo stesso, ma furtiva e silenziosa, attenta a movimenti e rumori superflui – come in cucina – e finché non ero lontana dalla casa non sapevo parlare al bambino. Molte volte non ero uscita. Altre, che lei aveva detto: con questo vento! ero tornata precipitosa e colpevole, con il bambino in braccio.
Profile Image for Rossie.
14 reviews
May 17, 2020
«Y entonces podemos preguntarnos si el sentido del relato, con justa ambigüedad, no será éste: que en una sociedad que ha negado la verdad a la mujer durante siglos, y la posibilidad de ser ella, verdadera, goce del privilegio de decir la verdad, paradójicamente, haciendo pagar su precio a los hombres de su clan. Un precio que ella no hubiera querido que pagasen, pero del que advierte su inevitabilidad y su legitimidad, como en cualquier acontecimiento que tenga que ver con la justicia, con el rescate.»
Profile Image for Ombretta.
206 reviews
March 24, 2023
Il libro fu pubblicato una trentina di anni fa, prima a puntate su un rotocalco, poi in volume. Sciascia apprezzò questo libro, ne fece una recensione, che è un piccolo saggio sulla verità e le donne e la Sicilia, qui ripubblicata. Il libro racconta una storia strana, tra la fiaba e il poliziesco: di una donna di condizione privilegiata, Agata, che per un trauma cranico diventa irresistibilmente sincera; e dice di tutto sulle fortune della sua famiglia, su certi traffici in paese, su piccole e grandi menzogne.
Profile Image for Caro.
373 reviews81 followers
March 3, 2025
Fantástico el epilogo de Sciascia.
Profile Image for Óscar Brox.
84 reviews23 followers
August 4, 2013
“Cuántas veces yo me había sentido paralizada ante su mirada, ante su sola presencia; cuántas veces me había puesto a hacer movimientos insensatos, ya no guiados por el pensamiento, vamos, una acción comenzada en soledad.”

En su epílogo a Un granizado de café con nata, Leonardo Sciascia señala que la obra de Alessandra Lavagnino debería leerse como un tratado sobre el cultivo de la verdad en el seno de un espacio, Sicilia, construido a partir de la legitimación de la mentira. Cada embuste solidifica las costumbres del lugar, fermentando así una moral obtusa que solo contribuye a oscurecer la intensa belleza y las raíces del paisaje siciliano. Agatina, su protagonista, se debate entre el delirio de una realidad que obstruye su manera de ser y la realidad de una situación que desenmascara la actitud de una galería de personajes, la mayoría familiares, que pululan a su alrededor. Cultivar la verdad conduce a la tácita aceptación de la muerte: la desaparición de los lazos familiares, la destrucción material -ejemplificada en la tala brutal del campo de limoneros- de unas raíces, el dolor sordo que provoca la incomprensión, que afecta incluso a la forma de organizar nuestros pensamientos. En lugar de optar por un retrato cálido, acorde a la importancia que la patria chica despierta en su interior, Lavagnino convierte el incesante e inestable goteo de testimonios de Agata en un relato pseudo-policial que pone en cuestión la formación y el relieve de la verdad en las prácticas sociales. Una investigación que, página a página, devora cualquier asidero moral cercano para dejar al descubierto la terrible relatividad que, ayer como hoy, tiene el valor de verdad.

Escrito en Détour/a>
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