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L'allievo

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Savigny-sur-Orge, periferia meridionale di Parigi. Patrick, è un bambino sporco, disadattato e zimbello dei compagni di classe. Ritenuto da tutti un po’ ritardato, nonché vittima di violenze familiari, viene preso in consegna dal grande meccanismo dell’assistenza scolastica – classi specializzate, insegnanti di sostegno e via dicendo.
Una realtà a tratti pietistica e scoraggiante, ma anche capace di produrre sforzi entusiastici come quelli del maestro David, che si prende a cuore il caso umano Patrick. David sperimenta nella sua classe di alunni disabili nuove tecniche pedagogiche, ottenendo brillanti risultati. E sarà proprio Patrick a dimostrare una sorprendente capacità di reintegrarsi fra i suoi coetanei.
Ma ecco che questo quadro, in fondo rassicurante, inizia a sconvolgersi: Patrick è ben lungi da essere il ritardato che tutti pensavano. E anche la sua situazione familiare non coincide con gli stereotipi teorizzati dai suoi insegnanti. Patrick è una creatura scaltra, con una complessa relazione di dipendenza e gelosia reciproche con la madre – donna rozza e capace di esprimersi quasi solamente attraverso slogan orecchiati alla televisione, figura emblematica della miseria e del degrado delle banlieue. E il padre non è che una presenza esile, di cui Patrick mira edipicamente a sbarazzarsi, per andare incontro a un destino insospettato.
Mentre sferza inesorabilmente le perversità della burocrazia scolastica e soprattutto gli eccessi e le approssimazioni di un discorso psicologico che etichetta gli alunni fin dalla più tenera età, Zimmermann smonta e rimonta pezzo per pezzo il mito di Edipo in un ribaltamento ubriacante delle prospettive.
L’allievo è un romanzo lucido e senza moralismi, a tratti crudo, a tratti naif, al quale potrebbe adattarsi perfettamente ciò che Dürrenmatt scrisse a conclusione della Morte della Pizia: "La verità resiste in quanto tale soltanto se non la si tormenta".

192 pages, Paperback

First published January 1, 1987

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Daniel Zimmermann

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Profile Image for Francesco Galdieri.
96 reviews2 followers
April 23, 2013
[A scuola] In tutte le classi scolastiche esiste un elemento pi� debole degli altri, quello meno sveglio, che solitamente subisce le peggiori angherie da parte degli altri "compagni". L'allievo in questione � Patrick, un ragazzino talmente brutto da sembrare una scimmia. Come se ci� non bastasse, delle scimmie ha anche la puzza ed ha grosse difficolt� nell'apprendimento. Insomma, � lui il freak della situazione. Immaginate che fine pu� fare un soggetto del genere lasciato in bal�a della crudelt� dei coetanei. Ma se parlo di allievo, � inevitabile che parli anche di un maestro. David � un insegnante di sostegno che ha il compito di formare una intera classe di bambini che necessitano attenzioni particolari, scegliendoli secondo il suo giudizio tra le diverse centinaia che compongono le scuole a lui affidate. E' un compito molto complesso e delicato da portare a termine: da lui dipende il futuro di molti giovani. In seguito alle interviste di rito a tutti i bambini, agli insegnanti, ai medici, ai vicini di casa per avere pi� informazioni possibili sui candidati a studenti della sua classe, David, tra gli altri, sceglie Patrick. E' il suo sesto senso che lo spinge a farlo: oltre ai fatti che mostrano un bambino ritardato e succube delle violenze del padre, David sente di avere il dovere di aiutarlo. Ma non sar� una passeggiata aiutare Patrick: non � semplice gestire soggetti del genere, ma non mancheranno momenti in cui David arriver� a commuoversi per dei semplici gesti del ragazzo. Stop - Riavvolgimento rapido - Play [A casa] A casa. Con queste parole inizia la seconda parte de L'allievo. E non � altro che una rilettura di tutto quello � successo fino a questo punto, da un altro punto di vista. Solo ora il lettore si rende conto che la storia era stata narrata dal punto di vista di David e della scuola, ora la telecamera narrativa si scrolla di dosso il coscenzioso Maestro e si incolla su Patrick. Il cambio di scena � brusco, ci vuole un po' per abituarsi ad una visione diversa, cos� diversa da influenzare anche il linguaggio narrativo. E vi garantisco che c'� di che rimanere a bocca aperta. Spalancata. C'� da provare fastidio e rabbia. C'� che questo libro si trasforma e ti trascina con s�. Il libro ha anche una terza parte, intitolata "Altrove", ma a quel punto l'autore ha gi� messo gi� il suo poker, non ha in serbo una scala reale, anche se continua a punzecchiare il lettore. Non posso, davvero non posso dirvi di pi�, se non di *evitare* di leggere le recensioni in giro per la rete o la quarta di copertina: vi rovinano lo stupore, quello che di meglio ha questo libro. Vi riporto un estratto dal primo capitolo, intitolato "Individuazione": Citazione - Scim-mia! Scim-mia!... - Porci, schifosi, rottinculo, razza di coglioni, io vi ammazzo! Stretto contro il muro dell'istituto Jules-Ferry, Patrick Leguern affronta la muta dei suoi compagni di scuola. Sudato e ansimante, si difende con le unghie e con i denti, a furia di insulti, sputi e calci. Da lontano, con la valigetta dei test in mano, David Kupfermann assiste alla battuta di caccia. Esita a intervenire, oggi � qui in veste di psicologo scolastico, non di insegnante della classe di recupero del vicino istituto, e per riuscire a individuare il suo futuro alunno in maniera imparziale, la sua neutralit� deve essere bendisposta nei confronti di tutta la popolazione infantile della zona. Un fischio lo toglie dall'imbarazzo. Il direttore si affaccia al cancello, i ragazzi si affrettano a entrare nel cortile. David li segue. Il direttore gli stringe la mano: - Uno dei suoi candidati, Kupfermann. Accenna col mento a Patrick Leguern. David annuisce. La sua esperienza di maestro dei disadattati della cosiddetta "classe dei senza cervello" di Savigny-sur-Orge gli ha insegnato che una manifestazione di esclusione � pi� attendibile di qualsiasi test: ogni zimbello deicompagni alla fine si rivela un soggetto con ritardo di sviluppo, ritardo classificato come lieve quando l'alunno ripete il primo anno delle elementari per tre volte, o medio quando lo ripete per quattro olte. Patrick � solo alla seconda volta. [...] - Kupfermann, - dice il direttore, - le ho fatto mettere un tavolo e due sedie negli spogliatoi. La prossima volta perch� non direttamente nei cessi? David tira fuori il materiale per le valutazioni, gli aspiranti alla certificazione di ritardato si susseguono ogni mezz'ora, per tre giorni. Quando tocca a Patrick, il ragazzino arriva con passo incerto e zoppicante e si siede a occhi bassi sull'orlo della sedia, tirando su col naso con discrezione. Le narici di David hanno un fremito, il karate ha sviluppato le sue facolt� olfattive. L'odore di Patrick � rivelatore, puzza di angoscia e desolazione, in pi� � brutto come la fame, rosso di capelli e dal colorito smorto. Raramente gli � capitato di vedere un ragazzino cos� antipatico, gli propina il Binet-Simon, un test classico per giudicare il livello verbale. La stima obiettiva dell'intelligenza del soggetto non lascia per niente soddisfatto il maestro-psicologo, cinque anni di et� mentale moltiplicati per cento e divisi per nove anni di et� anagrafica danno un quoziente intellettivo di 55. Soggetto con ritardi di sviluppo medio. Patrick resta in lizza per l'ammissione alla classe di recupero, purtroppo. David passa al test delle capacit� non verbali. Si tratta di un gioco di pazienza che consiste nel riprodurre delle figure geometriche usando dei cubi, le cui diverse facce colorate si combinano come elementi di un rompicapo. David ne spiega il funzionamento. Patrick mostra di avere capito, tira su col naso rumorosamente, una candela di moccio rientra nella narice, il ragazzino si appropria dei cubi e realizza la figura di prova a tempo di record. David gli presenta la figura seguente, fa scattare il cronometro. Rincuorato, registra la notevole efficienza di Patrick, che riesce a comporre le prime figure complesse, dimostrando un quoziente perfettamente normale. La discordanza tra il ritardo di sviluppo linguistico nel test precedente e le capacit� non verbali in quest'ultimo ha appena smascherato il falso ritardato. David gli sorride. - Sono contento di te, Patrick, sei stato bravissimo. - Allora a me s� che mi prende nella sua classe, signore? - Vedremo. Non c'� niente di cui essere orgogliosi, brutto muso moccoloso. David lo congeda, lo segue con lo sguardo, sembra che cammini sulle uova o sui carboni ardenti. Lo richiama indietro, che le sue scarpe da ginnastica siano troppo piccole? Patrick tira su col naso, mestamente. - E' stato il mio pap�, signor maestro. - Ah s�? - S�, signor maestro, il mio pap� era di nuovo sbronzo e io avevo ancora freddo ai piedi, e allora mi ha legato con una corda e poi me li ha bruciati con l'accendino, un Flaminaire, e allora la mia mamma � tornata in s� e mi ha curato, signore. - Fammi un po' vedere. Patrick si siede per terra, toglie le scarpe da ginnastica, zaffata tremenda, tira via anche i calzini: ha i piedi fasciati di garza fino alle caviglie. Il fetore � insopportabile. David accende una sigaretta, impietosito, Patrick pu� rimettersi le scarpe. Chiasso della ricreazione pomeridiana., David apre la porta e la finestra per cambiare l'aria. Patrick tira su col naso, piagnucolando, sa farsi appena il nodo, non il fiocco. Ora David si vergogna della sua aggressivit� iniziale verso il piccolo martire, si inginocchia davanti a lui e gli allaccia le stringhe delle scarpe. Escono insieme nel cortile. David si dirige verso il gruppo degli insegnanti. Patrick zoppica ondeggiando davanti a lui. Non vi sembra di conoscere gi� benissimo questi due personaggi? Zimmermann � in grado di fare questo e ben altro, con la sua scrittura. E' anche caratteristico il suo modo di cambiare scena, con poche, scelte parole. Insomma, se non lo avete ancora capito, questo libro � veramente consigliato Cheesy L'allievo di Daniel Zimmermann � edito da Meridiano Zero, ha 192 pagine e costa 13 Euro. L'edizione � molto bella, come tutte quelle di Meridiano Zero. La traduzione dal francese � opera di Federica Alba, di cui si dice: "Nata tra le nebbie padane, dopo molto vagabondare si � resa conto di poter vivere solo dove crescono le palme. Oggi abita e lavora a Roma e non tornerebbe indietro nemmeno pagata..."
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