Il carteggio intercorso tra Cesare Pavese e Bianca Garufi consente di entrare nell'officina parallela e combinata dei due, getta luce su idee e difficoltà sottese alla scrittura, dà conto, passo passo, del divenire del romanzo a quattro mani "Fuoco grande" e dei "Dialoghi con Leucò", fino a pubblicazione avvenuta. Di qui l'importanza e l'unicità di queste lettere, del tutto inedite quelle della Garufi, solo in parte edite e con omissis quelle di Pavese.
Credo oggi che sarebbe vile se io rompessi con te unicamente per paura di bruciarmi le ali o di farti soffrire. Io non mi brucerò le ali e tu da parte mia non soffrirai più.
Il Pavese più intimo che avrà per sempre un posto nel mio cuore <3
La meraviglia di questo libro che ho amato dall’inizio alla fine. Si scopre un Pavese diverso, che è un amante paterno è protettivo. Fa venire voglia di avere un amore così.
Difficile commentare questo epistolario: è come invadere un terreno privato. Bisogna entrare in punta di piedi o accontentarsi di guardarlo da lontano. Due caratteri complessi, molto forti e spesso discordanti.
Lei, in perenne evoluzione interiore, e non solo. Soffre di solitudine, di mancanza di energie, di istinti suicidi, si sente “un sasso che rotola”: instabile. Lui, invece, esige “fedeltà e monotonia”, attento a non confondere la letteratura con la vita, severo e intransigente nei confronti di Bianca Garufi e soprattutto della sua attività di scrittrice: “sei veramente disgustosa”, “non sai trattare con i grandi scrittori”, “fai una cosa sola, fai una cosa sola, Bianca, e falla bene”. Ma, del resto, erano ben consapevoli di incarnare una bellissima coppia discorde: “che cosa pretendi, che ci coccoliamo come due conigli?”, e Pavese confessa di trovare molto bello il loro maltrattarsi insaziabile. E non manca di riservarle parole di miele, consolatorie: «vorrei essere almeno la mano che ti protegge - una cosa che non ho mai saputo fare con nessuno e con te invece mi è naturale come il respiro. Io sono certo, B., che in te dorme una grande energia, perché tu sei fatta di energia; tu ne sei tutta vibrante e ti pare di girare a vuoto semplicemente perché non sai dove scaricarti.»
Un carteggio molto sincero; un amore litigioso ma desiderabile. È stato bello osservare questi due scrittori da un punto di vista più intimo, partecipare alla loro vita di coppia e al contempo alla loro attività creativa. Il libro non scorre velocissimo, consiglio di intervallare la lettura.
Il rapporto tra Pavese e Bianca Garufi è ad oggi il più straziante tra gli innamoramenti che hanno costellato la vita del primo. “Ecco, ti ho fatta Circe”, rombava entrando nell’ufficio della sede Einaudi di Roma, come se le stesse facendo un favore, con l’aria di chi si illude di concedere un dono. Pavese e Garufi si amano e si respingono, “ti amo come posso” gli dice lei, lui invece la ama “come una sorella”, come a dimostrazione di essere capace di provare dei sentimenti puri. Hanno bisogno l’uno dell’altra. Bianca, così cagionevole, fatica a disciplinarsi nel mestiere di scrivere, e Pavese glielo recrimina: è pigra, non abbastanza laboriosa, talvolta le fornisce spunti per dei raccontini necessari per pagare i debiti. Lei traduce, traduce dal francese perché l’inglese non lo conosce e lo maledice. Lo chiama cattivo, perfido, silenzioso, tutte cose vere. Pavese, o “Cesarino”, la chiama disgustosa.
Eppure il legame non si spezza mai. Sopravvive tra lettere, incomprensioni e recriminazioni fino all’ultimo, nel 1950. È il mito ad unirli e incatenarli:
Sei la cantina chiusa, dal battuto di terra, dov'è entrato una volta ch'era scalzo il bambino, e ci ripensa sempre
“In fondo io e Pavese abbiamo lo stesso destino: benché per motivi diversi, tutti e due dobbiamo contentarci di “anime gemelle” nel senso più spirituale della parola. Porca miseria” Senza fiato.
Una delle opere più belle di sempre. La Masoero ha raccolto tutta la corrispondenza tra Pavese e la Garufi nel corso degli ultimi anni di vita del poeta. Quando i due letterati si incontrano nella scrittura creano qualcosa di magico, si evince dalle loro lettere che raccontano di vita quotidiana la loro poetica e il loro pensiero. Si evince il grande labor lime di Pavese per le sue poesie e i Dialoghi ma soprattutto quello che c'è dietro la stesura del romanzo scritto a quattro mani dai due, Fuoco Grande. Un saggio che ti trasporta nell'Italia del post guerra e nell'amore travolgente e poi platonico tra i due.