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Il buon uso del mondo: Agire nell'età del rischio

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Per l'uomo di oggi, che non spera più nella salvezza alla fine dei tempi ma ha davanti a sé un tempo senza fine, navigare in mare aperto sembra ormai diventato l'unico modo di vivere. Ma quale rotta seguire, dopo il tramonto di ogni certezza e il declino della tradizione giudaico-cristiana in Occidente, due segni distintivi della nostra epoca? Al termine di un lungo e originale itinerario di riflessione sulla modernità, Salvatore Natoli analizza le varie forme del fare (il lavoro, innanzitutto, ma anche il consumo, il progresso, il rischio) e il loro rapporto con quello che dovrebbe essere il vero obiettivo di ogni essere umano: un buon uso del mondo. Partendo dalla distinzione aristotelica tra "agire" (dare un senso alle proprie azioni) e "fare" (eseguire un compito), l'autore si chiede quanto, nella nostra frenetica attività quotidiana, siamo "agenti", soggetti capaci di realizzarsi in ciò che fanno, e quanto invece siamo "agiti", elementi impersonali di una serie causale e anonima di cui non si vede né l'inizio né la fine. Per essere titolari della propria vita, e quindi davvero liberi, non basta infatti conformarsi a ciò che l'organizzazione sociale richiede, ma occorre istituire un rapporto autentico con il proprio desiderio, con la propria corporeità e con gli altri. Così, nella società delle abilità, della tecnica e del saper fare, si ripropone in tutta la sua urgenza la questione delle virtù, intese come "abilità a esistere", in grado di darci stabilità e consistenza.

272 pages, Hardcover

First published January 1, 2010

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Profile Image for Bobparr.
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August 5, 2017
Sono partito alla grande, sottolineando, rileggendo, soppesando. Poi (al posto di una attesa metanoia) è subentrata la noia, per la prolissità, per l'intenzione di metterci dentro tutto, e le etimologie, e le citazioni, e le opinioni, e le digressioni, e le domande retoriche. Mancavano soltanto sticazzi, va detto. Perche' dopo un po' la misura e la temperanza, gestite in modo iper-didattico e pat-pat-paternalistico, mi fanno venire voglia di mettere i piedi sul tavolo, con sprezzo del comune civismo. E difatti gli ultimi due capitoli (Libertà e soggettività, Democrazia e virtu' civili) li ho scorsi in 3 minuti, anarchicamente.
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