"Ho scritto questo libro perché mi sentivo come un granello di sabbia in balia del vento. Alla mia età, avevo paura di non resistere. Ma prima di cedere volevo capire perché spesso nella mia vita avevo avuto paura. E volevo capire le ragioni non solo della mia paura, ma anche della paura degli altri. E desideravo infine comprendere perché così spesso la paura mi rendeva aggressivo e perché l'aggressività mia e la prepotenza degli altri erano strettamente intrecciate. Mi domandavo, in sostanza, qual era il rapporto fra la paura, l'aggressività e la violenza scatenata dai miei simili nel corso dei millenni". Un libro scritto da Danilo Zolo per capire dove e quando nasce la paura, se la lotta per l'esistenza comporta sempre e comunque scontro e conflittualità, qual è il posto occupato dalla politica nella gestione della paura e dell'insicurezza degli uomini, e infine il ruolo della paura nel mondo globalizzato, con le sue guerre e la diffusione in ogni angolo della terra di una crescente precarietà e della sopraffazione dei ricchi e potenti sui poveri e deboli. Ma lo sguardo di Zolo non è di rassegnazione, di resa, bensì di "pessimismo attivo": ci insegna che fino all'ultimo non bisogna rinunciare a lottare contro l'universo sconfinato della follia umana.
"l’onere di un’ampia serie di rischi sociali viene posto sempre più a carico dei singoli cittadini e sempre meno a carico della comunità, secondo un approccio orientato a privatizzare sia la responsabilità dei rischi, sia la metabolizzazione della paura. [...] Ai processi di globalizzazione corrisponde nella maggioranza dei paesi occidentali non solo una crescente privatizzazione della vita, ma anche una profonda trasformazione delle politiche penali e repressive" [p. 73]
Un buon testo, anche se delirante nella prima parte in cui si affronta, seppur sinteticamente, il tema della paura nell'animale-Homo.
Un saggio terribilmente di parte. Le idee proposte sembrano essere quelle di un ragazzino delle superiori, senza alcun tipo di pensiero o riflessione critica. Fervente sostenitore dell’immigrazione indiscriminata e non regolamentata. Ho avuto i brividi leggendo l’apologia, la giustificazione e la legittimazione del terrorismo islamico che l’autore sviluppa in uno dei capitoli. Per non parlare poi il fatto che nelle note cita se stesso. Un libro da buttare.