È il 1866: all'indomani della battaglia di Custoza, Garibaldi, attestato nel Trentino, con le camicie rosse dei suoi volontari semina il panico tra i militari austriaci e la popolazione fedele a Francesco Giuseppe. «Amore mio, uccidi subito questo Garibaldi», scrive la principessa Leopoldina Lobkowitz al marito, conte Fedrigo Bossi Fedrigotti, ussaro dell'imperatore partito per la guerra. Leopoldina arriva dagli splendori di Vienna, dagli agi di immense tenute in Boemia. Da lì è giunta a Rovereto in casa dello sposo, nobile «povero» di una povera provincia dell'impero, di cognome italiano, di dialetto trentino, ma di sentimenti incrollabilmente asburgici. Attraverso le lettere dei due sposi – raccolte con amore e tradotte in romanzo dalla bisnipote Isabella – si svolge la trepidante vicenda privata dei due protagonisti, delle loro famiglie, del loro contorno di amici e prende corpo una pagina del nostro Risorgimento visto con gli occhi di chi stava dall'altra parte.
Comes from wealthy wine family Bossi Fedrigotti. Works for 'Corriere della Sera' as a journalist, where she writes for week edition 'Sette' and culture.
Carino, niente di più e niente di meno. Partendo dai ritratti degli antenati l'autrice ci porta tra l'Austria e il Trentino, quando le camice rosse dei garibaldini spuntavano contro lo sfondo delle montagne. Fedrigo e Leopoldina vengono sì economicamente toccati dalla guerra, ma il conflitto rimane in secondo piano mentre ci godiamo le lettere d'amore, con la giusta dose di piccantezza, che i due si scambiano: lei da casa dei genitori e lui dalle retrovie. Penso che darò una seconda chance all'autrice, nella speranza che anche le altre sue opere abbiano questa freschezza
1866, dintorni di Rovereto. Fedrigo Fedrigotti, nobile trentino di scarsi mezzi ma incrollabile fede asburgica, si arruola nell'esercito austriaco per combattere contro le camicie rosse garibaldine e "quegli italiani che vogliono prendersi una provincia imperiale". Sua moglie è un'austriaca pura, nobile e vicina alla corte di Vienna, e pur temendo la sua sorte in battaglia lo incita a respingere i delinquenti dell'appena nato Regno d'Italia che vogliono invaderli. Ma la maggior parte dei trentini si sente abbandonata dall'Impero, che ritiene le loro terre onerose e difficili da presidiare, non parla tedesco (sono stati incorporati all'Austria solo 50 anni prima durante la Restaurazione) e nutre per l'Italia grandi speranze. L'annessione avverrà solo alla fine della Prima Guerra Mondiale, ma questo scambio di lettere tra marito e moglie al tempo di Custoza e Lissa rendono perfettamente l'idea dei sentimenti e delle ragioni del Trentino-Alto-Adige durante il Risorgimento. Semplice, bene scritto ed interessantissimo.
«Mi dici che vai nelle montagne sopra Rovereto, attraverso il lago di Garda. È lì che vi tormenta Garibaldi, coi suoi rossi banditi. Amore mio, uccidi subito questo Garibaldi! Lo trovi, gli spari e torni da me: un eroe per tutti e non solo per gli occhi di una moglie incinta.» *** Una storia leggera, semplice, resa particolarmente piacevole dalla tenerezza nelle lettere tra Leopoldina e Fedrigo. (Non so quanto siano romanzate le lettere, ma quanto sono carini? Soprattutto Fedrigo, aww💓🥺.) Oggettivamente il libro non è niente di speciale, di sicuro non indimenticabile, ma l’ho amato molto. Un po’ per i riferimenti al mio Trentino, e in particolare alla mia Rovereto (Sacco✨), un po’ per le interessanti informazioni storiche, ho deciso di valutarlo 3,75 (⭐️⭐️⭐️) stelle.