Si può essere atei e profondamente religiosi. Si può essere agitati da un genuino bisogno di rapporto con la trascendenza senza che questo implichi la fede in un dio, o in principi impersonali come nei culti orientali. E la città è il luogo ideale per esercitare e approfondire questa religiosità civile e inquieta, mossa dal dubbio e dal bisogno: il bisogno umanissimo di trovare un senso profondo e tutto mondano alla vita individuale e collettiva. Nell’aspro e rigido dibattito fra atei e credenti, questo libro fa un passo in avanti, rivendicando il carattere specificatamente e intensamente religioso del modo in cui molti atei affrontano i problemi profondi del senso dell’esistenza e dell’universo. Un modo cioè che non riguarda solo la razionalità, ma riguarda bisogni arcaici e ineliminabili della nostra vita psichica, in grado di fornire significato – un significato ateo e religioso – all’esistenza.
Duccio Demetrio (Milano, 1945) è un pedagogista, filosofo e accademico italiano. Le sue ricerche promuovono la scrittura di se stessi, sia per lo sviluppo del pensiero interiore e auto analitico, sia come pratica filosofica. Già professore ordinario di Filosofia dell'educazione e di Teorie e pratiche della narrazione all'Università degli Studi di Milano-Bicocca, è ora direttore scientifico del Centro Nazionale Ricerche e studi autobiografici della Libera università dell'Autobiografia di Anghiari (da lui fondata nel 1998 insieme a Saverio Tutino) e di "Accademia del silenzio".
"L'esistenza è enigma e l'ascetismo il suo culto." (p. 19)
"Il disincanto è varcare le brune del sopore e del languore. E' l'apparire, in un giorno inaspettato, di tracce di oscurità in quel che si credeva solare, palese e scontato. E' il sospetto critico, che svela la natura effimera ed evanescente dei miraggi. E' l'incontro con uno spiraglio di luce, dimenticato da sguardi troppo consueti, che sembrava condannato alla fissità, alla ripetizione, all'immutabilità. "Il disincanto è risveglio. (p. 67)