Questo Diario inedito dell'autrice di Una donna inizia il 21 gennaio 1945 e termina il 2 gennaio 1960, undici giorni prima della morte di Sibilla Aleramo. Esso ripercorre per intero l'itinerario della storia della Sibilla di quegli anni: "Un flusso irrefrenabile di vita. E di volontà di resistenza continua, continua.. Attraverso i ricordi e spesso inserendo lettere sue o di alcuni uomini della sua vita, la scrittrice rievoca gli amori vissuti. Accanto a nomi noti, altri meno noti: Felice Damiani, Giovanni Cena, Cardarelli, Papini, il ragazzo Joe, Vincenzo Gerace, Umberto Boccioni, Michele Cascella, Giovanni Boine, Raffaello Franchi, Dino Campana, Giovanni M., Endimione, Giulio Parise, Enrico Emanuelli, Quasimodo, fino all'ultimo amore di Sibilla Aleramo per il giovane poeta ventenne Franco Matacotta (l'Aleramo aveva allora sessant'anni). Del tutto inedita la passione, che la strappò a Cena, per Lina P., la "fanciulla maschia" che le ispirò La favola de Il Passaggio. Tutti questi rapporti nascono da un bisogno d'amore appassionato ("derivatomi in parte da mia madre e in parte dalla perpetua nostalgia del figlio") che si scontra con "la fatale sterilità del maschio", come annota l'Aleramo citando "Virginia Woolf. Siamo dunque ben lungi dal noto luogo comune che fa dell'Aleramo "una divoratrice di sesso". Quando finalmente si sarà per sempre liberata dal bisogno d'amore "verso un singolo uomo" l'Aleramo vivrà la sua ultima generosa grande passione, che a volte peccherà di ingenua retorica, iscrivendosi al P.C.I. Moltissime pagine del Diario sono dedicate a incontri con personaggi della politica e della cultura: Saba, Ungaretti, Togliatti, Concetto Marchesi, Pavese, Luchino Visconti, Fausta Cialente, Ranuccio Bianchi Bandinelli, Camilla Ravera, Anna Banti, Eluard, Cocteau, Zavattini, Vittorini, Croce, Guttuso, Moravia, Joyce, Giacomo Debenedetti, Ingrao, Saba, Emilio Cecchi, Nilde Jotti, Rita Montagnana, Carlo Sforza, ecc. Incontri rapidi o meno occasionali che insieme ai momenti vissuti (fine della guerra, referendum della repubblica, attentato a Togliatti, riunioni del salotto Bellonci, premi letterari) ricreano il clima politico e culturale di quegli anni. La scrittrice vive con orgoglio la povertà che l'affliggerà costantemente: spenderà gli ultimi spiccioli per comperare un ramo di mimosa. L'Aleramo invecchia con grazia, un occhio rivolto alla bellezza passata, l'altro ancora attento alla pettinatura, alla camicetta ricavata da un vecchio vestito dell'amica, ai complimenti per il suo bell'aspetto. Lotta caparbiamente contro la solitudine e le ricorrenti crisi depressive. L'età inoltrata non le impedirà fino a pochi giorni prima di morire di viaggiare, incontrare amici, scrivere lettere e annotare infaticabilmente questo Diario, intensissima testimonianza di vita.
Sibilla Aleramo (14 August 1876 - 13 January 1960) was an Italian author and feminist best known for her autobiographical depictions of life as a woman in late 19th century Italy.
Her first book described her decision to leave her husband and son and move to Rome, which she did in 1901. She became active in political and artistic circles. During this time she writes extensively on feminism and homosexual understanding.
Ho iniziato a leggere questo "diario" spinta dalle varie citazioni e commenti entusiasti sulle pagine di Facebook dedite ai libri riguardo "Una donna", il suo libro più celebre, ma non pensavo che mi sarei profondamente innamorata di questa donna vitale e allo stesso tempo malinconica, intelligente, bisognosa di affetto ("derivatomi in parte da mia madre e in parte dalla perpetua nostalgia del figlio"). Leggendolo, ho conociuto Sibilla Aleramo attraverso le lettere, gli scritti ai suoi amici(Quasimodo, Togliatti, Vincenzo Gerace, Dino Campana), ai suoi amori, alle relazioni che ha intessuto lungo il suo percorso di vita, da Cena( uno dei suoi grandi amori) a Umberto Boccioni fino all'amore per il poeta ventenne Franco Matacotta (lei aveva 60 anni), il tutto correlato dalle vicissitudini politiche ( fine della guerra, il referendum, l'attentato a Togliatti) e culturali di quegli anni. Un diario pregno di vita raccontatto con grazia e eleganza da una donna che non si è risparmiata fino all'ultimo continuando a lottare, viaggiare, vivere, amare.
Quindici anni colmi di storia. È incredibile constatare continuamente i "miracoli di volontà" che l'hanno portata a sopravvivere, nonostante il peso del passato e lo scoraggiamento dei suoi amanti. Nel 1946 aderì pubblicamente al Partito Comunista e venne accolta con amore dai compagni e Togliatti stesso: nonostante i nemici, continuerà instancabilmente a lavorare e viaggiare per iniziative culturali. Nonostante la forza ed il lirismo che pervade ogni suo scritto, non venne riconosciuta fino all'ultimo, costretta all'elemosina da editori e critici indubbiamente figli della loro epoca, maschilista. Aveva paura di essere dimenticata. Continua a rivolgersi a noi lettori del futuro nella speranza di essere letta, compresa e studiata nei suoi dettagli biografici che appuntava minuziosamente. È penetrata nel mio cuore e non lo lascerà più.