Dunque, già il fatto che Ghislanzoni – il librettista dell’Aida – scrivesse un romanzo di fantascienza ambientato nella Milano nel 1982 è di per sé surreale. Se a questo aggiungete tratti di preveggenza da far venire i brividi (“a quell’epoca – parlo del 1977 – l’Unione Europea era un fatto compiuto“), fantastiche macchine steampunk, e un immaginario romantico-scapigliato degno appunto del principale librettista verdiano, avrete l’idea del più improbabile (e un po’ sconclusionato) romanzo che certamente l’800 ha prodotto. Dimenticavamo: il tutto introdotto da un bel racconto-prologo, che è in realtà la storia romanzata del ritiro di Ghislanzoni in montagna e della decisione di scrivere il libro.
Godibilissimo pasticcione letterario, pieno di personaggi e vicende che si succedono alle volte perdendosi per strada, ma sempre sospinte da una irresistibile forza narrativa. A metà tra romanzo d'appendice, melodramma e opera di filosofia politica, trova il suo unico limite proprio nella prolissa esposizione di teorie politico-sociali tipiche dell'epoca (1884) in cui è stato scritto. Piacevoli e alle volte sorprendenti le "meraviglie" del futuro XX secolo descritte dall'autore anche a mezzo di utili note fuori testo. W la protofantascienza italiana!!!