De Bal-el-Oued à Hollywood, voici le roman picaresque de la vie, mort et résurrection de Youssef Sultane, star des Lames de l’Islam, un groupe armé underground encensé par la critique et détenteur du record d’entrées dans les cimetières algérois. Au ciel, notre héros se fait débriefer par l’archange de la mort. Sur terre, l’Algérie donne son ultime opéra. A l’affiche, des islamistes sous acide, des généraux cannibales, des orphelines empalées, une Mata-Hari sadiennen, un psychiatre en liberté, un archevêque assassinén un président miniaturisé. Avec, en guest-star l’agent Scully de X-Files dans son propre rôle. Accord parental souhaitable.
Après Comme il lui a dit et L’Explication , Y.B., trente-deux ans, signe avec Zéro Mort le dernier volet du « Tryptique algérois » et s’affirme comme le romancier le plus novateur de sa génération.
Parlare male di questo libro è fin troppo facile. Non nascondo una certa fatica ad arrivare fino in fondo. Lo stile dell'autore è riconoscibile, personale, accativante, a tratti divertente. Le invenzioni linguistiche si sprecano e devo ammettere che qualche volta strappano un sorriso. L'autore algerino, classe 1968, un giornalista che dal 1998 vive in Francia e scrive in francese, mescolando il gergo della "mala" a quello della politica e dei proclami ufficiali dei fondamentalisti e dei loro avversari (esercito e polizia), in un gioco grottesco e perverso nel quale tutti i personaggi appaiono coinvolti e tutti perdenti. L'inizio è promettente. Inoltrandosi nella lettura si avverte un certa stanchezza, come dopo un'abuffata di un dolce farcito con troppa panna che, con ogni probabilità, un lettore francese riuscirebbe ad assaporare molto di più. Nello stesso anno in cui è uscito questo libro Einaudi ha pubblicato Allah superstar, che sono riuscito a procurarmi e che ho provato a leggere.