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La vita è una prova d'orchestra

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«La finestra di un ospedale è la frontiera tra il fuori e il dentro. Certo, a posare i gomiti sul piano di marmo e appiccicare il naso al vetro, si vedrebbero tante cose. Le anime di chi si muove con un corpo che gli appartiene, che non scappa via.
Di chi guida un'automobile, prende il caffè al bar, litiga, si siede e quando vuole si alza.
Da questa parte invece c'è soltanto un cuscino sotto il capo. Il soffitto di una stanza. Luce e ombra, caldo e freddo, estate e inverno: tutto si segna nel raggio di sole che arriva a un certo punto della mattina.
E si vive anche così».

Storie di amore e di addio, di ritorni, speranze e attese.
Di incontri. Nella malattia, dentro la vita.

Fuori e dentro gli ospedali vivono due mondi che scorrono paralleli: quello dei sani e quello dei malati. Ma la malattia non è un'assenza, fa parte della vita: provare a raccontarla con i suoi codici e i suoi tempi, con commozione e rispetto, significa tentare di ricomporre tutti i pezzi dell'esistenza.
«Per piú di un anno ho frequentato ospedali e sale d'attesa, case dove vivono malati, istituti di recupero. Ho indossato un camice da volontaria e sono entrata in silenzio nel mondo della malattia: leucemie, traumi cranici, rianimazione, dialisi, pronto soccorso... È stata un'esperienza forte e dolce al tempo stesso, in cui puntualmente, parlando con i pazienti, ascoltandoli o anche soltanto lanciando un'occhiata nelle stanze d'ospedale, a un certo punto scattava un processo d'immedesimazione potente e inevitabile: ho davanti un malato, ma anche me stessa.
E cosí, per me si è a poco a poco dissolto quel confine invisibile ma nettissimo che separa il mondo "normale", "in salute", da quello di chi convive con la malattia. La nostra modernità ha rimosso la malattia, l'ha isolata in un altro mondo che sembra astratto finché non lo si trova, lo si abita, o semplicemente lo si attraversa. La vita è una prova d'orchestra racconta alcuni luoghi e alcune storie di quel mondo, tramite l'invenzione ma a stretto contatto con la realtà».
Elena Loewenthal

240 pages, Hardcover

First published January 1, 2011

67 people want to read

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Elena Loewenthal

154 books5 followers

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Profile Image for Seregnani.
793 reviews40 followers
March 16, 2025
«Adesso Mauro non fa piú niente.
Ma non ha neanche piú tanto male.
Non ha piú la voce e non mangia piú.
Ma la malattia non è fatta soltanto di sofferenza fisica, di spasmi e fitte e macigni addosso. Ci sono anche numeri e lettere maiuscole, che ai dottori dicono quasi tutto. Marcatori, che dovrebbero dirti quanto il cancro è sveglio quanto dorme.
Terapie diverse, ce ne sono tante in commercio, da tentare.
Non è un tentativo, signora, è una cura, è diverso. Però non è come quando hai la febbre, prendi l'aspirina e garantito che ti passa, o almeno scende un po'.
La tachipirina che dà ai bambini è ancora piú sicura, per quello. Ma con il cancro non è cosí: a volte la febbre passa, a volte per niente. Sta lí dov'è. Anzi, viene ancora piú alta.»



5⭐️ Un libro che racconta di storie di malati, fuori e dentro gli ospedali vivono due mondi che scorrono paralleli.
Profile Image for Frabe.
1,202 reviews57 followers
June 21, 2019
La Loewenthal (lei, la traduttrice di Oz e Grossman) propone, in forma di miniracconti, un viaggio nel mondo della malattia, quella dura, un mondo parallelo che i sani di solito scotomizzano fin quando possono, per paura, per non esserne sconvolti. E dunque – è un’avvertenza – ci vuole una motivazione particolare per questa lettura, occorre proprio volerlo fare questo viaggio, per conoscerla ed esplorarla quella “dark side of the earth”, disposti a soffrire – seppure a casa propria, con un libro in mano – insieme ai malati, alle loro storie e a quelle dei loro famigliari e amici, che pure soffrono; in cambio si può averne qualche utile lezioncina. Certo, il viaggio è doloroso e non dà tregua, perché la Loewenthal gira ovunque, nelle case e nell’ospedale, e disvela senza risparmiare nulla. Qui l’unico appunto: il carico di pena poteva essere un poco attenuato, non certo tacendo, ma sapendo cogliere meglio e valorizzare con maggior decisione le positività, che ci sono nelle situazioni più difficili; i malati soffrono, ma anche lottano, se appena possono, e a volte sorridono pure, mossi dalla speranza, o anche solo dalla forza della vita.
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