Per Isabella Bossi Fedrigotti la scrittura è sempre stata una «scorciatoia segreta» per indagare a fondo i legami familiari, svelando le tensioni e i veleni ipocritamente nascosti in molti inferni domestici. In questo libro, la sua scorciatoia segreta l’ha condotta ancora più in fondo, lì dove abitualmente regna il silenzio dell’incomprensione e del dolore. L’ha portata a raccontare storie di figli dimenticati e lasciati soli da genitori fragili, frustrati o semplicemente egoisti. La sua attenta compassione ci inchioda commossi al racconto di queste piccole vite difficili segnate dalla solitudine: Lorenzo – con i suoi «non voglio» gridati e le sue instancabili domande – che, sconfitto e domato, finisce con lo spegnere la sua energia e la sua curiosità diventando un adolescente silenzioso, assente e indifferente. Annalisa, intoccabile e irraggiungibile, innamorata del suo corpo senza carne. Paolina, bambina soave che finisce a vivere per strada, infagottata, sporca e arrabbiata. Pietro, che scappa continuamente di casa per sottrarsi alla triste giostra della famiglia allargata. Francesco e la sua trascinante vitalità prosciugata da videogiochi e film porno. Dopo aver letto queste storie sarà davvero difficile farsi cogliere impreparati dalla solitudine dei nostri figli.
Comes from wealthy wine family Bossi Fedrigotti. Works for 'Corriere della Sera' as a journalist, where she writes for week edition 'Sette' and culture.
Non mi ha convinta questo libro perché non ho ben capito cosa stavo leggendo. Non sono storie vere, sono storie che, a detta dell'autrice, prendono spunto dalla realtà e sono state un po' romanzate. Peccato che non si capisca dove finisce la realtà e dove inizia la finzione e questo non permette di empatizzare coi personaggi. Il maggior difetto di questi racconti a mio parere sta proprio nel fatto che sono poco emotivamente coinvolgenti. Parlano di situazioni familiari complicate, ma sempre con un certo distacco e questo non mi è piaciuto.
7/40 Libro con titolo che inizia con l’iniziale del mio nome Che tristezza! Ragazzi senza speranza di salvezza, perché i genitori non li capiscono, li ignorano... Scrive bene l’autrice, ma scrive senza gioia, analizza il perdersi dei ragazzi come se non ci fosse rimedio, e soprattutto addossa responsabilità pesanti ai genitori. Io non sono d’accordo...